ETICA E SOCIETÀ Noi contro loro: l’era delle posizioni senza sfumature

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ETICA E SOCIETÀ Noi contro loro: l’era delle posizioni senza sfumature
Foto: Sanjin Strukic/PIXSELL

Il tema di questo articolo sono i raggruppamenti politici e culturali sempre più radicalizzati e in rapporti di inimicizia, in una condizione di quasi assoluta incomunicabilità. Un’altra caratteristica degli scontri attuali è che si tende a non dare spazio a posizioni complesse. Ovvero, a quelle posizioni che partono da una base ideale, diciamo, di destra o di sinistra, ma che non sono inibite di fronte all’opportunità di considerare anche proposte che non sono nettamente distinte da quelle dell’altra parte, o di identificare temi che sono un tradizionale marchio di garanzia delle formazioni rivali. Assistiamo, ora, invece, a una contrapposizione molto chiara. “Loro” affermano X, “noi” affermiamo la negazione di X.
Questo esito era da tempo un sogno delle formazioni politiche. Sono passati alcuni decenni da quando ho letto un importante libro di Robert Talisse dove ho visto per la prima volta spiegato il concetto di polarizzazione di gruppo. Il concetto indica una situazione nella quale i gruppi opposti comunicano sempre meno tra loro e sempre più unicamente al loro interno.

Il risultato è che in ciascun gruppo si formano concezioni sempre più radicali, o, appunto, polarizzate. È chiaro perché questo rallegra i leader politici contrapposti. Le elezioni si vincono molto spesso non riuscendo a trasferire i voti da destra a sinistra o viceversa. Si vincono frequentemente riuscendo a far andare a votare i propri elettori in massa e riuscendo a togliere le motivazioni a chi vota per la formazione opposta per presentarsi ai seggi. In una condizione di polarizzazione di gruppo si crea un clima da tifo ed è più facile motivare la propria gente, senza perdere energie o creare dubbi con argomentazioni complesse e dibattiti dall’esito incerto.

Per tutte le altre persone la polarizzazione di gruppo, invece, è un danno. Le posizioni si radicalizzano, non perché questo è l’esito giustificato da buone ragioni, ma per motivi di opportunità politica dei leader. Nella società l’inimicizia civica regna, al posto dell’amicizia civica che sarebbe un obiettivo desiderato.

Nella situazione attuale la polarizzazione di gruppo è rafforzata dai meccanismi digitali. Quando il meccanismo riconosce che abbiamo simpatia o interesse per una prospettiva, continuano a esserci offerti commenti e notizie in sintonia con questo riconoscimento. A un certo punto l’informazione che riceviamo è assolutamente unilaterale e nella nostra mente si crea la convinzione che tutte le persone ragionevoli pensino allo stesso modo e che le altre siano difettose o mentalmente o moralmente.

Sto scrivendo questo articolo mentre mi trovo a Marrakesh, dove, per una settimana, l’Università Cadi Ayyad sarà la mia sede accademica. Scriverò le impressioni della città dopo il ritorno a Fiume. Per ora colgo l’occasione per offrire alcuni pensieri legati alla polarizzazione di gruppo.

Mi piace viaggiare, molto. Mi piace conoscere persone diverse, luoghi diversi, persone diverse. Mi entusiasma trovarmi in situazioni anomale per il contesto al quale sono abituato. Questo, peraltro, è lo spirito tipicamente presente nel mondo liberale del quale faccio parte (da liberale egalitario). Ma recentemente ho presentato una lezione a Milano dove ho parlato di un errore della sinistra liberale attuale e di tutto ciò che c’è a sinistra dello spettro politico. L’errore di non capire due esigenze di molte persone. La prima è quella di vivere in un ambiente dove si sentono a casa, perché lo trovano culturalmente famigliare. Il secondo è quello di sentire di far parte di una comunità che le riconosce, comprende, accoglie. Una collega si è dichiara sorpresa, dicendo che mi ricordava liberale egalitario, e ora trova quello che le sembrava uno spostamento delle mie attenzioni alla comunità. Sono stato sorpreso anch’io. L’attenzione per la comunità, anche se in modo diverso rispetto ai conservatori, è presente nelle dottrine liberali da tempo. Senza rifletterci, ho nominato subito tre nomi portanti: J.S. Mill, John Rawls e Martha Nussbaum.

Mi sembra un caso di polarizzazione di gruppo – scordare i propri classici, per aver vivido solo ciò che è opposto alla parte rivale. Non è un’esclusiva di chi è a sinistra del centro. A destra, con la polarizzazione di gruppo, si arriva molto spesso addirittura a negare la scienza. È un problema generale della realtà politica.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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