La scorsa settimana sono stato a Madrid per lavoro e, da quanto ho potuto vedere, la città si distingue per forme virtuose di convivenza culturale. Questo mi ha fatto venire in mente la tesi di laurea di una studentessa bravissima che sto leggendo in questi giorni e che parla dell’organizzazione equa degli spazi pubblici, che consente a persone di culture e sistemi morali diversi di ritrovarsi in aree condivise.
Le differenze possono essere profonde dal punto di vista morale, come quelle tra chi ritiene che l’omosessualità sia un orientamento legittimo e chi non la vuole consentire, o tra chi afferma che non ci debbano essere regole discriminatorie tra uomini e donne e chi sostiene che siano necessarie distinzioni gerarchiche o ruoli predeterminati.
Le differenze più superficiali riguardano le norme abitudinarie e culturali. Un testo di Jason Byrne, commentato dalla mia studentessa, descrive i parchi di Los Angeles che favorirebbero la popolazione maggioritaria rispetto alle minoranze. Un problema sarebbe la predilezione della popolazione maggioritaria per un soggiorno nei parchi intimo e silenzioso.
Le popolazioni minoritarie, invece, preferirebbero raccogliersi in gruppi più numerosi e in modo piuttosto rumoroso (o almeno così dice l’autore riportando le parole di chi fa parte di queste comunità). Che fare?
L’obiettivo è garantire un accesso equo agli spazi, non necessariamente uguale. Per conseguirlo, è necessario che le decisioni siano adeguatamente giustificate.
Ad esempio, non è ingiusto chiedere di conformarsi e, al limite, escludere dalla gestione della società o dalla società stessa quelle comunità che richiedono il diritto di esercitare un controllo morale sulle altre o di imporre un modo di vivere ai propri membri che questi non accettano. Questo principio è giustificato dal fatto che, se si vuole convivere in modo pacifico e rispettare la dignità di ogni persona, è necessario tollerare le diversità morali.
Altrimenti, ci sarebbe un conflitto permanente per la supremazia e l’affermazione pubblica della propria concezione preferita, perché nessuna comunità o persona vorrebbe essere sopraffatta. In breve, le comunità che non intendono conformarsi alle regole della democrazia liberale costituzionale possono essere legittimamente escluse dalla gestione e, al limite, anche dalla società.
Lo stesso principio si applica al pluralismo delle regole culturali. Le differenze culturali devono essere tollerate quando ciò è possibile. Tuttavia, è legittimo limitare o escludere dalla società le comunità che non si adeguano alle regole di convivenza civile. Pensiamo, per esempio, alle preferenze per i parchi come luoghi silenziosi o più rumorosi. Richiedere che i parchi siano sufficientemente silenziosi non è un’imposizione, ma una richiesta legittima.
Questo principio è giustificato in modo simile a quello del pluralismo morale. Allo stesso modo in cui è giustificato negare un’autorità pubblica ai principi morali discriminatori o autoritari, al fine di preservare una cornice che renda possibile la convivenza pacifica delle comunità e il rispetto della dignità degli individui, è giustificato il divieto di disturbare gli altri con rumori, così da rendere i luoghi condivisibili in modo pacifico.
Chi non si conforma è legittimamente escluso. Ma cosa succederebbe se si permettesse di fare rumore in uno spazio pubblico per non escludere le comunità che seguono questa abitudine? Se in questo spazio si incontrano persone di culture diverse e si concede a tutti il diritto di essere rumorosi, si arriva a un miscuglio fastidioso di suoni. Alcune vorranno ascoltare heavy metal ad alto volume, altre house o musica etnica minoritaria. In pratica, chi richiede il diritto di fare rumore in uno spazio pubblico non richiede un diritto analogo per tutti, perché nessuno, neanche chi lo richiede, ne trarrebbe beneficio. Il conflitto sarebbe inevitabile.
Chiedere che gli spazi pubblici condivisi siano sufficientemente silenziosi non è quindi una discriminazione, ma una regola necessaria per la convivenza civile. È possibile fare delle eccezioni in occasione di concerti, feste tradizionali, ecc.
Gli spazi pubblici devono essere aperti alla diversità. Tuttavia, le diversità devono essere conformi alle regole generali che tutelano l’autonomia di ogni individuo, nel rispetto di quella altrui, e l’equità e la funzionalità degli spazi, evitando il caos e la sopraffazione.
*Professore ordinario di Filosofia Politica
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