ETICA E SOCIETÀ Limitare il giochetto

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ETICA E SOCIETÀ Limitare il giochetto
"Juden raus", la vergognosa scritta apparsa su un muretto di un centro commerciale a Fiume. Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Fiume è stata scossa la scorsa settimana da manifestazioni pubbliche con contenuti politici e ideologici. Purtroppo, anche da episodi di violenza e da messaggi inquietanti. Tristemente, non si può sminuire il livello di preoccupazione ragionevole dicendo che si tratta di un manipolo di persone. Può anche trattarsi di gruppetti di dimensioni ridotte, ma questi manipoli si riproducono in più città e la loro aggressività turba nel migliore dei casi e crea danni in altri casi. Così, a Fiume, le aggressioni con strumenti pirotecnici hanno causato danni e rischi alle persone.

Venerdì si è svolta una manifestazione anti-immigrati. Il tema dell’immigrazione è serio e dovrebbe essere affrontato con dati precisi, seguendo principi di giustizia ragionevoli, non certo con la xenofobia, e non certo con coreografie di regimi violenti che hanno governato con leggi razziali e campi di sterminio. Un principio ragionevole è che gli stati liberali, o, se preferiamo, le democrazie costituzionali, hanno il diritto di limitare l’afflusso migratorio quando questo è necessario per assicurare la stabilità del loro ordinamento di giustizia. Ho letto per la prima volta questa idea nei primi anni ’80 in un fantastico libro intitolato La giustizia sociale nello stato liberale, scritto da Bruce Ackerman. Questo sistema di giustizia implica la tutela delle libertà fondamentali delle persone, l’uguaglianza civica di ciascuna persona e un ragionevole livello di uguaglianza socioeconomica, affinché ciascuna persona possa esercitare un uso effettivo dei propri diritti e delle libertà fondamentali. È inutile negarlo. Le immigrazioni non controllate con saggezza possono minacciare tutti questi elementi della giustizia. La libertà e l’uguaglianza possono essere compromesse da un elevato afflusso di persone che non attribuiscono il peso dovuto a questi valori. Ma come può essere danneggiata l’uguaglianza socioeconomica?

Un modo nel quale le migrazioni possono farlo è provocando un ribasso del costo del lavoro, in parole semplici una riduzione delle paghe dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti. È un problema che deve essere valutato sempre. Ma una domanda più a fondo è con chi bisogna prendersela per questi danni ai redditi dei lavoratori e delle lavoratrici? Un buon punto di partenza per iniziare a rispondere è pensare a chi la riduzione delle paghe porti convenienza. La risposta più ovvia sembra fare riferimento ai datori e alle datrici di lavoro. In fondo, pensando alla storia delle migrazioni, l’afflusso di forza lavoro a costi ridotti è una costante storica. Recentemente ci ho pensato guardando alcuni capolavori della storia del cinema italiano, Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. I film ci mostrano che anche prima delle migrazioni provenienti da altri continenti, già con le migrazioni di carattere interno c’erano flussi di persone che rappresentavano forza lavoro di basso costo, con una riserva di persone socialmente ancora più deprivate che vivevano ai margini della società. Quindi, invece di abbracciare il razzismo e la xenofobia come prime ipotesi, potrebbe essere ragionevole pensare a politiche che limiterebbero il giochetto. Ad esempio, con redditi minimi robusti garantiti e altre misure legislative che impediscono di bypassare questa misura socialmente sensibile. Se fossero garantiti redditi minimi robusti si perderebbe il senso di favorire un flusso migratorio per ridurre il costo del lavoro. Un’altra misura potrebbe essere quella di organizzare gli appalti pubblici favorendo le aziende che assicurano a chi lavora per loro le paghe minime più alte e la presenza maggiore di lavoro stabile e non precario.

Il tema socioeconomico non è l’unico che riguarda le migrazioni. C’è anche un tema culturale e di preservazione delle identità delle persone che vivono su un territorio, e c’è la sicurezza. Ma non posso trattare tutti questi temi. Dedicherò qualche parola all’opportunità di riflettere sull’identità che si vuole tutelare. Non vedo alternative sagge rispetto all’identificare la civiltà occidentale con la cultura illuminista e liberale che ha preso forma nelle democrazie costituzionali. Se questo è ciò che distingue la civiltà occidentale, conviene considerare se le minacce principali vengono da altri continenti o dal nostro interno.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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