ETICA E SOCIETÀ L’estremismo è sempre pericoloso e dannoso

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ETICA E SOCIETÀ L’estremismo è sempre pericoloso e dannoso
Foto: Patrik Macek/PIXSELL

Una serie di articoli recenti in Croazia parla della rinascita delle simpatie estremiste di destra in Germania. Queste non sono stimolate sempre con rigidi messaggi ideologici, che pure sono trasmessi, ma associati a forme di cultura popolare attraenti. Uno strumento d’attrazione è rappresentato dalla musica. A differenza della cultura musicale costituita da suoni poco orecchiabili della destra estremista nei decenni precedenti, ora si presentano melodie che sono piacevoli, anche se introducono messaggi di odio razziale e xenofobo.

La simbologia scritta e gesticolata è nuova e sostituisce quelle classiche. Ma lo si faceva anche prima. Quando la simbologia vecchia veniva riconosciuta e proclamata socialmente, o legalmente, inaccettabile, si trovavano nuove espressioni. Il significato reale di questa simbologia deve essere reso pubblico in modo esplicito. Purtroppo, non è inconsueto anche nella nostra città, Fiume, incontrare sui muri croci celtiche e messaggi con le due otto. Il primo simbolo è sostitutivo della croce uncinata. Il secondo riproduce l’ottava lettera dell’alfabeto che ripetuta per due volte evoca il saluto al capo nazista.

Non provo disagio provocato da questa simbologia perché è pubblica. E non vedo alcuna utilità nel vietare questa presenza pubblica. Anzi, lo reputo dannoso. Le persone che si identificano in questi messaggi non evaporano né si dileguano, quando questi sono vietati. Continuano a vivere in gruppi non esposti che rafforzano la propria solidarietà interna e il senso di comunità anche per il divieto di esposizione pubblica e per il clima generale ostile. Con ciò non propongo un’accondiscendenza. L’estremismo è sempre pericoloso e dannoso (in questo articolo parlo di quello di destra, ma estendo il giudizio a ogni sua forma). Voglio dire soltanto che vietare l’esposizione pubblica non affievolisce alcun problema, mentre ne crea alcuni. Non ultimo, il fatto che il divieto si sostituisce al dialogo.

So che molte persone proveranno antipatia per quello che sto scrivendo. Si chiederanno – quale dialogo propongo con gli estremisti? Certo, con alcuni tra questi, nessun dialogo è possibile. Si tratta di persone che sanno ciò che vogliono, conoscono la realtà che li ispira, comprendono senza ambiguità il progetto, sono ferme nelle loro convinzioni. Ma altre persone sono lì per confusione, disorientamento, insicurezza, assenza di affiliazione e isolamento, problemi esistenziali e socioeconomici irrisolti… Alcune attirate da ciò che appare cool, come si dice. Con queste persone si deve dialogare. Capire i loro problemi. Spiegare che ci sono, o potrebbero esserci, alternative migliori rispetto all’estremismo per rispondere alle loro esigenze. Ma spesso queste alternative sono solo desideri e non esistono nella realtà sociale. Un lavoro sicuro, pagato in modo dignitoso, un’abitazione accessibile, un ambiente dove non è rischioso rientrare a casa la sera… Continuo a pensare che queste risposte sociali siano le uniche risposte autentiche ed efficaci. Peraltro, per confutare l’utilità dei divieti, pensiamo all’esperienza tedesca. La Germania è uno stato e una società dove ho vissuto molte esperienze belle. Sono indubbi i meriti di questo stato e della sua cultura. Ma su una cosa ho seri dubbi. Parlo del ricercare soluzioni agli estremismi con divieti.

Il fallimento dell’esperienza tedesca serve da prova empirica contro il progetto di contenere l’odio razziale, religioso, ecc. e la discriminazione impedendo la loro espressione pubblica, come, invece, richiesto, ad esempio, dalla cultura della cancellazione (il movimento impegnato nella rimozione pubblica di simboli di vari fenomeni inaccettabili, anche storici e non attuali, ad esempio, rimuovendo dalle piazze pubbliche le statue, ad esempio, di grandi scrittori vissuti alcuni secoli fa colpevoli di schiavismo). Proprio la Germania rappresenta un macroesempio di cultura della cancellazione, manifestatasi prima con la denazificazione e, poi, con i processi successivi alla caduta del regime socialista nella parte orientale. Ebbene, oggi assistiamo alla grande ascesa dell’estremismo, dove la Germania non sta vivendo una condizione migliore rispetto alle società dove la permissività è stata ed è maggiore.

L’estremismo si combatte con politiche che risolvono i problemi reali, non prendendosela con la pubblicità che Sidney Sweeney fa a dei jeans.

* Professore ordinario di Filosofia Politica

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