ETICA E SOCIETÀ Laicità e giuramenti: cosa insegna il caso Mamdani

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ETICA E SOCIETÀ Laicità e giuramenti: cosa insegna il caso Mamdani
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Foto Shutterstock

Si è scritto e discusso parecchio del giuramento sul Corano del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani. L’atto merita alcune riflessioni. La premessa dalla quale parto è che le democrazie costituzionali non dovrebbero mai rinunciare alla laicità delle istituzioni pubbliche, che devono essere fondate e regolate da principi indipendenti da quelli religiosi. Perché è così? Partiamo dall’inizio.

Un paio di secoli fa l’Europa era insanguinata dalle guerre religiose, tra le quali, nel presente contesto, sono di primaria importanza quelle tra le religioni protestanti e la religione cattolica. Come si è arrivati a queste guerre feroci? Seguo la ricostruzione offerta da John Rawls.

La comparsa delle religioni protestanti creò una combinazione esplosiva in una situazione inusuale per la civiltà europea, che non disponeva di adeguati meccanismi di mediazione dei conflitti. Questi erano quasi inevitabili, considerando che il cristianesimo si presentava come una religione di salvezza. Abbracciarla era ritenuto fondamentale per la redenzione delle persone. Si trattava inoltre di una religione di carattere universalistico, interpretata come depositaria di verità universali e, soprattutto, di una legge morale valida per tutti.

Diffondere e garantire l’applicazione di questa religione era considerato imprescindibile. Bisognava farlo per consentire la salvezza di chiunque potesse essere considerato una persona. Ma un simile sistema può funzionare in modo relativamente coerente solo quando esiste un’unica autorità istituzionale. Diventa invece problematico quando emerge un pluralismo di associazioni che si ritengono le autentiche depositarie della verità religiosa e morale, come avvenne con la formazione delle religioni protestanti.

La competizione tra soggetti diversi che si attribuiscono l’autorità morale universale conduce naturalmente ai conflitti, anche se non in modo assolutamente inevitabile. Per interromperli fu necessaria una novità politica. La risposta fu il principio della tolleranza religiosa, tra gli Stati e al loro interno. Questo principio richiede di convivere pacificamente anche con persone delle quali condanniamo comportamenti, aspirazioni o credenze. Ne deriva l’idea politica secondo cui lo scopo degli Stati è garantire una convivenza sociale pacifica e fruttuosa. La salvezza delle persone non è più una questione legittima per lo Stato, ma viene affidata alle coscienze individuali o a istituzioni indipendenti da quelle statali, come le organizzazioni religiose.

Queste sono le radici profonde della legittimità della separazione tra religioni, da un lato, e Stato e istituzioni pubbliche, dall’altro. La decisione più coerente con questa separazione è che le azioni pubbliche, come il giuramento per l’assunzione di un incarico, siano distinte dai pronunciamenti religiosi. Ritengo che il documento sul quale si debba prestare giuramento sia esclusivamente la Costituzione. Tuttavia, si può ammettere una forma di giuramento su un testo religioso, purché questo serva solo a confermare la serietà dell’impegno personale. Il contenuto del giuramento deve comunque restare legato ai principi costituzionali e non a quelli religiosi. Credo che questo sia quanto fatto da Mamdani. Nel complesso, parlando dei contenuti politici, ha offerto una possibile interpretazione dei principi costituzionali particolarmente rispettosa dell’uguaglianza e della libertà effettiva di ogni persona.

In conclusione, ritengo che il giuramento di Mamdani su un testo religioso non rappresenti una soluzione istituzionale ottimale, pur essendo legittimo. Sarebbe preferibile optare per una laicità più coerente, nella quale il funzionario pubblico dichiara esplicitamente che la sua azione istituzionale sarà basata esclusivamente sui valori fondamentali delle democrazie costituzionali. Tuttavia, in una società in cui l’adesione religiosa ha un valore primario ed è usualmente dichiarata pubblicamente, può essere positivo che i pronunciamenti di fede di chi ricopre cariche istituzionali riflettano il pluralismo religioso presente nella società. La condizione resta che tali dichiarazioni siano accompagnate da pronunciamenti che certificano l’interpretazione della legge morale religiosa in conformità ai valori costituzionali di libertà ed uguaglianza. Tutto questo vale, naturalmente, per tutte le religioni, non solo per quella di Mamdani.

* Professore ordinario di Filosofia Politica

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