Il malcostume nell’intersezione tra spettacolo, politica, informazione e sport continua a imperversare. L’episodio che commento, questa volta, è la deprecabile esternazione della giornalista Giovanna Botteri nel commentare un episodio di censurabile comportamento antisportivo. Il protagonista è stato Alessandro Bastoni, un top player dell’Inter Milano. Il giocatore, durante una partita, ha accentuato un contatto fisico, provocando l’espulsione di un avversario ed esultando per ciò. Purtroppo, le regole calcistiche non hanno consentito di rimediare al torto, neppure con una meritata squalifica per Bastoni per il suo comportamento molto brutto. Al posto della giustizia procedurale, nei confronti del giocatore si è scatenata una campagna mediatica dalle dimensioni esagerate, che ha presentato il caso come isolato, mentre si tratta di un fenomeno purtroppo diffuso e che dovrebbe essere affrontato nel suo insieme.
Uno dei livelli più bassi e scorretti di questa campagna mediatica è stato manifestato da Botteri, che, alla legittima condanna per antisportività, ha voluto aggiungere una dimensione politica. Il giocatore fatto espellere da Bastoni è un giocatore di colore, e Botteri non ha trovato di meglio che esprimere una condanna categorica del fenomeno in quanto razzista. Non riesco a comprendere come si possa usare lo spazio pubblico per esprimere pensieri così irresponsabili.
Il razzismo è un fenomeno serio, grave e intollerabile. Riappare molto spesso nelle maniere più subdole, talvolta inventando, rappresentando in modo scorretto o accentuando fenomeni sociali per stigmatizzare persone con tratti somatici specifici. In Croazia è noto il caso di una suora che si è provocata da sola delle ferite, inventando accuse nei confronti di supposti immigrati, ed è stata subito sostenuta da personaggi politici che non hanno atteso che si facesse chiarezza sul presunto fatto. In Italia ho letto della strumentalizzazione dell’8 marzo per alimentare la xenofobia e il razzismo, collegando la tragica tematica dello stupro con la presenza di stranieri e immigrati.
Secondo il rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica sulla violenza contro le donne, con i dati più recenti pubblicati nel 2025, il 63,8% degli stupri è commesso da partner (con il 59,1% rappresentato dagli ex partner, mentre il 4,7% dai partner attuali). Nel 19,4% dei casi da un conoscente e nel 10,9% da amici. Le persone estranee alle vittime rappresentano il 6,9%. Tra queste non tutte sono immigrati. Si parla, in generale, di persone estranee alla vittima. Ogni stupro è orribile e non si può sminuire la rilevanza di alcun caso. Proprio per questo motivo, affrontare il tema per alimentare la xenofobia e il razzismo è particolarmente disgustoso. Così facendo si distoglie l’attenzione da quelle che dovrebbero essere le direzioni autentiche per combattere questa piaga sociale e si alimentano fenomeni sociali ripugnanti, come la xenofobia e il razzismo.
Oltre alle esternazioni esplicite di razzismo, la scienza psicologica investiga anche il razzismo presente in forma implicita. Ricercatori e ricercatrici hanno constatato che anche tra le persone che non sono consapevoli di possedere inclinazioni razziste queste possono essere presenti. Ad esempio, in un esperimento si invitano le persone ad associare alcune immagini a parole che esprimono valutazioni positive o negative. Le risposte più rapide avvengono quando si associano le immagini di persone bianche a valutazioni positive e le immagini di persone nere a valutazioni negative. L’inverso accade quando si tratta di associare immagini di persone bianche a valutazioni negative e immagini di persone nere a valutazioni positive.
Potrei presentare altre testimonianze per parlare della gravità della presenza del razzismo anche nelle democrazie evolute (che oggi sono sotto pressione, minacciate e a rischio). Ma ritorno a Botteri. La sua dichiarazione è irresponsabile da più punti di vista. In generale perché distoglie l’attenzione dai fenomeni di razzismo, più o meno espliciti, che è necessario combattere e perché rischia di far apparire questa necessaria opposizione come una buffa caccia alle streghe. In secondo luogo, perché ha espresso un’accusa grave e infamante priva di alcuna prova che appaia come tale.
Combattiamo il razzismo facendolo in modo serio e senza contribuire a rendere ridicolo un impegno così importante.
*Professore ordinario di Filosofia Politica
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