ETICA E SOCIETÀ Giovani e qualificati: il grande esodo italiano

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ETICA E SOCIETÀ Giovani e qualificati: il grande esodo italiano
foto: Shutterstock

Ho visto sul profilo Facebook di un mio amico la riproduzione di un articolo di Edoardo Secchi pubblicato qualche giorno fa su “Le Figaro”. Si racconta come tra il 2011 e il 2024 ben 486.000 persone giovani italiane altamente qualificate, dal punto di vista dell’istruzione e professionale, con età inferiore ai 34 anni, siano emigrate scegliendo destinazioni quali il Regno Unito, la Germania, la Francia, la Svizzera e la Spagna. In Italia, invece, sono affluite solo 55.000 giovani persone straniere qualificate.
Oltre al dato anagrafico, preoccupa il fatto che dall’Italia partano persone qualificate, mentre nell’afflusso è preponderante la presenza di profili professionali meno qualificati. Questo squilibrio danneggia la produttività, la crescita e l’innovazione.
Il confronto con altri Stati è deprimente. La Germania riesce ad attrarre 400.000 lavoratori qualificati all’anno, mentre la Francia 80.000. L’Italia, invece, non riesce ad attirare più di 4.200 persone qualificate all’anno. Inoltre, gli Stati che hanno maggiore successo riescono ad attirare persone qualificate mantenendo al tempo stesso le proprie. Come Secchi, specifico che non esprimo un giudizio sul valore umano delle persone. Distinguendo tra profili qualificati e profili che non lo sono, sottolineo la difficoltà per lo Stato e per la società nel suo complesso rappresentata dal calo di persone portatrici dei presupposti del benessere e del progresso nel mondo attuale dove le tecnologie sofisticate sono imprescindibili.
Il danno è presente anche perché le persone altamente qualificate che lasciano l’Italia, nel corso della loro formazione professionale e dell’acquisizione delle competenze, hanno comportato un costo molto elevato per la società. Su ogni persona che ha ottenuto una laurea o un’altra qualifica rilevante sono state investite ingenti risorse economiche, giustificate sia dal punto di vista della giustizia sociale sia da quello dell’aspettativa di ritorno degli investimenti effettuati, considerando il potenziale contributo alla società derivante dalle capacità acquisite. La vasta emigrazione di queste persone rende effimere le risorse investite nella loro formazione professionale e nelle loro competenze e le trasforma, di fatto, in un regalo agli Stati che beneficiano dell’esodo economico. Ad andarsene sono soprattutto le donne, che lasciano l’Italia con un ritmo più pronunciato rispetto agli uomini. Ne pensi chi si lamenta delle politiche indirizzate all’uguaglianza di genere.
Non ritengo che il problema sia la circolazione delle persone in quanto tale. Non troverei deleteria una mobilità nella quale persone giovani italiane qualificate si trasferissero all’estero e fossero sostituite da persone equivalenti. Lo dico assumendo la prospettiva europea, nella quale dovrebbe essere normale che le persone circolino in questo modo. La scorsa settimana sono stato in Portogallo, a Braga, dove il Dipartimento e il Centro che mi hanno ospitato per presentare due comunicazioni sono ampiamente composti da persone non portoghesi. Ho avuto un’esperienza analoga in altre importanti sedi accademiche. Vedo il problema nella difficoltà di attrarre persone giovani, più che nella mobilità di quelle già residenti.
Dopo aver riportato questi dati non ho proposte da aggiungere, oltre all’idea che molto possa essere fatto dando alla società una forma più egalitaria ed equa. Ad esempio, garantendo un rapporto sostenibile tra le spese e i guadagni delle persone giovani. Parlo, tra l’altro, di costi dell’abitazione inferiori e stipendi maggiori. E penso, ad esempio, a Milano che, come sapete, amo profondamente. Ma i divari economico-sociali sono sempre più accentuati, rendendola sempre meno vivibile per le persone giovani, anche altamente qualificate, soprattutto nelle fasi iniziali delle loro carriere.
Chiudo con questa considerazione ideale, o ideologica se volete, lasciando a chi è chiamato a organizzare lo Stato e la società il compito di trovare soluzioni pratiche precise. Peraltro, non dispongo di dati sulla situazione croata, ma tendo a pensare che non sia molto diversa e che implichi riflessioni analoghe. Lo penso anche dopo aver visto un lodevole spettacolo del teatro giovanile, Try Theatre di Fiume, che parla proprio delle ragioni dell’emigrazione delle persone giovani.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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