ETICA E SOCIETÀ «Fiume o morte!»: quando il dialetto locale parla al mondo intero

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ETICA E SOCIETÀ «Fiume o morte!»: quando il dialetto locale parla al mondo intero
Il regista Igor Bezinović. Foto Željko Jerneić

Il successo di Fiume o morte! agli European Academy Awards ha suscitato un entusiasmo pienamente meritato. Ne sono molto felice anch’io, per la qualità del film, per il suo significato morale e anche, sul piano personale, perché il regista è una persona di grande valore umano. Mi rende felice vedere che, talvolta, nella vita vengano premiate persone guidate da solidi valori umani.

Ma in che cosa consiste il valore di questo film? Da un lato vi sono i valori estetici in senso stretto. L’originalità della trama, la presenza di un tema rilevante per noi esseri umani, affrontato dal regista con sensibilità, intelligenza e attenzione, l’uso innovativo e tecnicamente lodevole delle risorse dell’arte cinematografica. Vi sono poi i contributi che l’opera offre al nostro apprendimento e alla nostra comprensione di fatti, eventi e realtà universalmente importanti. Lo stimolo al progresso della nostra sensibilità morale. Come accade nelle opere d’arte di maggiore rilievo, il punto di partenza è una dimensione locale, dalla quale emergono però messaggi di portata universale.

Il film racconta un episodio della storia di Fiume. Rappresenta la città e le dà voce attraverso una delle sue espressioni linguistiche storiche. Questo aspetto è di grande importanza, perché consente a molte persone di sentirsi partecipi della creazione del film. Naturalmente l’atto creativo appartiene al regista e alle altre persone coinvolte nei diversi ruoli artistici. Ma ogni cittadina e ogni cittadino che parla il dialetto che permea il film si sente parte di quell’esperienza. Allo stesso modo, anche chi non lo parla, ma riconosce nel suono di quel dialetto un sottofondo della terra in cui si sente a casa.

La dimensione locale, però, è solo uno degli orizzonti del film. Attraverso un processo naturale di interazione con l’opera, lo spettatore è condotto a riflettere sui fatti che stanno turbando oggi il mondo intero. Penso alla crescente presenza di figure autoritarie in diverse parti del pianeta, alla crisi delle democrazie costituzionali liberali, alla dirompente sostituzione degli strumenti diplomatici, politici e legali con soluzioni di tipo militare.

Bezinović ha saputo conciliare tutti questi elementi (e altri ancora) dando vita a un lavoro di grande valore. Mi auguro che esso possa costituire un impulso per la città in diverse direzioni. In primo luogo, sul piano morale, ricordandoci l’importanza dell’opposizione agli autoritarismi e sostenendo la resistenza contro gli attuali falsi profeti della libertà. Dobbiamo mantenere sempre viva la consapevolezza dell’illusorietà dei progetti autoritari, che prima o poi si rivelano vuoti e conducono a dolore, lutti e perdite. È necessario comprendere, inoltre, che gli autoritarismi non si identificano esclusivamente con i fascismi del secolo scorso. Al contrario, opere d’arte come Fiume o morte! devono spingerci a riflettere sugli autoritarismi che oggi è necessario riconoscere, temere e contrastare.

La città intera dovrebbe trovare un impulso per la creatività, in ogni settore. L’ambizione deve essere orientata al conseguimento di successi e riconoscimenti internazionali. Oggi non esistono più successi puramente locali. Dirsi reciprocamente di essere bravi e brave all’interno di un circolo ristretto è un atteggiamento difficilmente concepibile nel mondo contemporaneo.

La spinta verso traguardi riconosciuti in contesti più ampi dovrebbe essere recepita anche all’interno della CNI. Ad esempio, in ambito culturale e artistico, l’obiettivo non dovrebbe limitarsi allo svolgimento di attività confinate in contenitori e canali specifici, come edizioni create ad hoc per pubblicare esclusivamente autori e autrici della CNI. Tali iniziative possono andare bene in modo parziale e limitato, purché riescano anche a trasformarsi in spazi prestigiosi, capaci di attrarre l’interesse di persone provenienti da contesti diversi. Lo scopo principale, tuttavia, deve essere quello di scrivere testi, dipingere quadri, creare spettacoli di un livello tale da poter essere pubblicati su riviste o da case editrici di qualità, esposti in spazi riconosciuti, messi in scena in teatri dove l’unico criterio di selezione sia l’elevata qualità artistica.

Direi dunque di continuare a essere felici per il successo di Fiume o morte!, ma di trarne anche stimoli e insegnamenti.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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