ETICA E SOCIETÀ Dalle culture diverse all’identità comune

Si è svolto la scorsa settimana, a Fiume, un interessante incontro internazionale, sul tema delle minoranze e immigrati nel contesto urbano. Ho avuto l’occasione di presentare un intervento. In primo luogo commento alcune distinzioni presenti nei documenti preliminari che ci sono stati dati, precisamente quella tra multiculturalismo e interculturalismo.
Il primo è definito quale un modello che riconosce che diverse forme di appartenenza, con riferimento alle minoranze, hanno diritto a un riconoscimento delle loro specificità, rispetto alla cultura dominante. Siamo abituati a pensare che questo implichi soltanto aspetti positivi. Ma non è così. Le politiche multiculturali, attente a sottolineare e sostenere le differenze, rischiano di marginalizzare le minoranze e a rendere più difficile la loro integrazione nella società. Un autore importante, Brian Barry, scrive dell’episodio di un immigrato, o figlio di immigrati, a Londra, che, nella biblioteca del suo quartiere, cercava testi di Shakespeare, che desiderava leggere. Ciò non gli è stato possibile, poiché la biblioteca offriva solo testi legati alla cultura minoritaria. Questo è un esempio estremo, che, però, raffigura i rischi del multiculturalismo.
Di contro al multiculturalismo, si parla di interculturalismo. Questo è rivolto a favorire la coesione sociale nelle società caratterizzate da differenze. L’intenzione è che persone distinte da culture diverse, che vivono in condizioni di pluralismo, creino un’identità comune in un ordinamento democratico rispettoso dei diritti umani e dell’uguaglianza.
È questo il concetto e l’ordinamento che deve essere favorito. In particolare, in alcuni casi, penso che siano lodevoli anche intelligenti politiche di assimilazione civica. Che cosa indico con quest’espressione?
Voglio dire che, pur essendo utile rispettare le differenze culturali, è importante creare una comune identità civile, pubblica, conforme a determinati valori politici e morali condivisi. Tra questi ho sottolineato spesso, anche su queste pagine, sulle tracce di John Rawls, alcuni diritti e libertà fondamentali e opportunità, oltre che i mezzi per farne uso effettivo. Accogliere questi valori, come parte di un sistema di valori condivisi, è importante per gestire in modo democratico le istituzioni pubbliche e sostenere un’adeguata solidarietà sociale.
È importante, anche, che tutti condividano, in una certa misura, dei codici di comunicazione, nell’espressione verbale, ma anche non verbale. Qui includo anche le regole, parzialmente convenzionali, di un comportamento educato. Questo è importante per realizzare una sufficiente mobilità sociale. Precisamente, la possibilità di ciascuno di poter scegliere forme di vita e professioni non tradizionali per la sua comunità. L’immobilismo sociale, infatti, può avere effetti esplosivi e pericolosi, soprattutto quando lo status economico e sociale delle persone è legato alla loro comunità di appartenenza e le possibilità di cambiamento sono scarse.
È importante che tutti, indipendentemente dalla comunità della quale sono membri, abbiano anche un’educazione scolastica comune. Tra l’altro, questo è importante, affinché sia, per loro, possibile, scegliere professioni e ruoli sociali diversi. Ma anche per una comune cultura dei diritti umani, ad esempio, a riguardo del rispetto dell’uguaglianze delle donne, dell’apertura a cure mediche offerte ai bambini, e, in generale, all’attenzione nei confronti dei membri meno protetti nelle famiglie.
Nel mio intervento, ho sottolineato anche l’importanza di non considerare i temi interculturali quali separati da una giustizia sociale ed economica generale. Oltre a essere un male di per sé, è causa di pericoli gravi anche permettere diseguaglianze sociali ed economiche diffuse, a danno, pure, dei membri della comunità maggioritaria. In simili condizioni, non può sorprendere che questi votino con rabbia e rancore, favorendo movimenti e partiti populisti destabilizzatori e demagogici, che, spesso, trovano il proprio carburante e motore proprio nell’antagonismo tra comunità diverse.
In conclusione, l’impegno istituzionale per favore politiche e realtà sociali interculturali è lodevole. Ma i risultati saranno scarsi, se si trascurano i temi che riguardano l’uguaglianza sociale ed economica in generale, inclusiva dei membri delle comunità minoritarie e di quella maggioritaria.

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