ETICA E SOCIETÀ Da York a Manchester: il valore dell’accoglienza

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ETICA E SOCIETÀ Da York a Manchester: il valore dell’accoglienza
La Cattedrale di York, in Inghilterra. Foto Shutterstock

Sono rientrato da una settimana meravigliosa trascorsa in Inghilterra, precisamente a York e Manchester. Ho avuto l’occasione di esporre un mio lavoro a York e di discuterne un altro a Manchester. Sono state eccellenti opportunità per imparare e progredire. In questa settimana ho confermato l’ammirazione per il valore accademico di questi due centri.

In generale, sono due città splendide, ciascuna a suo modo. York è elegante nell’architettura, aristocratica nella struttura e più intima nello spirito. Manchester sprigiona l’energia di un grande centro industriale ed economico. In entrambi i casi, assieme a mia moglie, ho vissuto bellissime esperienze di contatto umano con persone molto gentili e disponibili al dialogo. Soprattutto nei pub di York capita spesso, in modo spontaneo, di avviare una conversazione con qualcuno. Talvolta con persone che chiedono da dove veniamo, in un caso con una persona giovane che aveva voglia di parlare della propria vita, in un altro ancora con una che è venuta a ringraziarci, anche a nome di altri e altre, per l’attenzione che avevamo mostrato mentre si esibivano (nel pub c’era una serata di dilettanti che presentavano le proprie abilità musicali). Manchester è una città assolutamente inclusiva. Ci si può sentire perfettamente a proprio agio manifestando varie forme di specificità. Eppure, in entrambi i contesti si avverte con forza l’elemento della cultura e della tradizione locale, con pub e mercatini di Natale caratteristici.

Soprattutto, girando per Manchester e intrattenendomi in città, ho pensato a come avrebbe potuto essere Fiume. Certo, con dimensioni urbane più ridotte e ricchezze inferiori. Ma lo spirito e la spinta mi hanno ricordato ciò che Fiume prometteva di poter essere alla fine degli anni ‘70 e per diversi anni successivi. Non so come e quando si sia passati da una situazione paragonabile a quella nei centri europei e occidentali come Manchester a una condizione in cui mi sento dire, da più di una persona che ha scelto Fiume per viverci e lavorare, almeno per un periodo significativo della propria vita: “ascolto il pop folk dance perché non voglio sentirmi da turista, ma adeguarmi alla cultura di una città balcanica”. Non veniva detto con supponenza. Erano espressioni autentiche di ciò che chi parlava percepiva e di una rispettosa volontà di integrarsi in quella che considerava la realtà locale. Ascoltando i suoni in troppi locali del centro, non si può dire che tale percezione sia bizzarra.

Quando parlo di promesse non mantenute da parte di Fiume nel confronto con Manchester non penso solo all’atmosfera musicale e di intrattenimento. Dopo averla vista raffigurata spesso negli spazi pubblici, ho fatto una breve verifica online per capire il significato dell’ape per i e le Mancunians. Ho scoperto che l’ape è il simbolo con cui le cittadine e i cittadini di Manchester si identificano, aggiunto allo stemma della città nel 1842. Il suo significato è legato agli ideali di laboriosità e unità. Direi che la combinazione di questi valori, insieme a quello dell’inclusività, rappresentava la potenzialità di Fiume. Oggi dobbiamo riconoscere che i fatti recenti rivelano come anche l’inclusività, marchio di garanzia della città per anni, rischi di apparire un valore effimero. Quanto alla laboriosità, ricordiamo un passato glorioso e, certo, c’è chi lavora ed ha voglia di lavorare. Ma serve troppa buona volontà per affermare che la città, nel suo insieme e nello stato attuale, emani questo valore. Lo dico con affetto, sperando di offrire, nel mio piccolo, uno stimolo al miglioramento.

Concludo con una notizia molto bella appresa mentre ero in Inghilterra. La cucina italiana è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. È la prima volta che una cucina nazionale riceve un riconoscimento nella sua interezza. Credo sia un evento che dovrebbe rallegrare tutte le persone che si riconoscono nella cultura e nell’identità italiana, così come nei valori gastronomici. È una gioia che non mi lascio rovinare da chi la vede come un’occasione per un po’ di pubblicità politica di parte, né da figure come Giles Coren, commentatore gastronomico, che ha scelto la strada della comparazione invidiosa o dello sminuimento. Le associazioni inglesi che mi resteranno impresse non saranno certo personaggi simili, bensì i fantastici ricordi di York e Manchester e delle loro genti.

* Professore ordinario di Filosofia Politica

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