La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare a un dibattito pubblico sul conservatorismo organizzato dalle mie studentesse e dai miei studenti. L’altra partecipante è stata la deputata al Parlamento croato Maria Selak Raspudić, che, al di fuori dell’impegno politico, è mia collega docente universitaria e filosofa. Trattandosi di un personaggio pubblico, mi concederò un commento di carattere personale e dirò che si è rivelata un’interlocutrice molto interessante, attenta, riflessiva, garbata e simpatica. In generale, abbiamo condiviso alcune opinioni e, come è giusto che sia, abbiamo avuto anche delle divergenze. Ma non voglio dedicare l’articolo a questa interazione. Ne farò invece uso per parlare del conservatorismo in quanto tale.
È molto utile discutere dei concetti politici di base per chiarire alcune incomprensioni nello scacchiere politico attuale. La confusione è in gran parte causata dal marketing politico, in cui esiste un interesse a non presentarsi in modo da suscitare apprensione tra potenziali simpatizzanti e votanti. Nel caso del conservatorismo, c’è un interesse a non farsi identificare nell’area della destra estrema o radicale. In questo contesto, abbracciare la qualifica di “conservatore” può offrire un marchio di garanzia e di rispettabilità, facendo pensare a figure come Churchill o Thatcher (a me, peraltro, poco gradita).
Il pensiero conservatore dovrebbe trovare la propria legittimità nella preservazione della tradizione (di fatto unisce tradizione nei costumi e accettazione di grandi disuguaglianze socioeconomiche). Tuttavia, è dubbio quanto i movimenti e i partiti attuali, e chi li guida, si vincolino realmente alle tradizioni. Nella retorica, sicuramente sì, con riferimenti alle tradizioni popolari, alle caratteristiche storiche dei luoghi in cui si vive, ai costumi ritenuti distintivi della comunità, ecc. Eppure, bisogna rendersi conto che le tradizioni di ogni comunità sono realtà complesse che includono varietà. Nella tradizione possiamo trovare i grandi film del neorealismo italiano, ma anche le commedie all’italiana, e credo che raramente persone diverse pensino alle stesse opere quando parlano di tradizione cinematografica italiana.
Inoltre, la tradizione deve essere sempre tutelata? Recentemente sui social è comparsa la tendenza delle tradwives. Si tratta di influencer che rappresentano in modo idealizzato la vita della donna nella famiglia tradizionale. Questa rappresentazione si sviluppa nello splendore del mondo degli influencer, con un’idealizzazione della vita della donna nel ruolo tradizionale. Anne Hathaway sta per produrre un film satirico, Yesteryear, in cui una di queste influencer si sveglia nel passato, confrontandosi con la reale vita delle donne nel ruolo tradizionale dell’epoca idealizzata. E questa vita è tutt’altro che desiderabile.
È decisamente opportuno lasciare i ruoli tradizionali al passato, affermando una famiglia fondata su persone con uguali diritti e uguale dignità e non sul patriarcato. Anche se, in una democrazia costituzionale, è giusto che tutte le persone scelgano il modo di vivere insieme come desiderano, purché la scelta sia realmente consensuale e non imposta. E, se si accetta questo principio, si apre un problema di coerenza per chi lo sostiene ma, allo stesso tempo, si oppone a un diritto analogo per chi desidera una famiglia non eterosessuale.
In breve, ciò che vedo come problematico per chi si dichiara oggi di orientamento conservatore è la varietà delle tradizioni e la difficoltà di accettarne alcune parti. Generalmente, chi si appella alla tradizione o alla storia lo fa selezionando alcuni elementi preferiti, o alcune parti della tradizione o della storia di un popolo che ammira particolarmente. Per il conservatorismo inglese, ad esempio, il modello è stato l’Inghilterra vittoriana, periodo di fioritura industriale e di dominio coloniale. Da qui emergono anche gli argomenti di chi si oppone al conservatorismo. Queste persone critiche guardano alla storia come a un insieme di ineguaglianze, discriminazioni e rapporti di dominio. Il colonialismo lo è stato chiaramente. E anche la fioritura industriale si è presentata come fonte di grande ricchezza per alcune persone ed estrema povertà per altre. Ciò dà senso al desiderio di progresso, non in quanto tale, ma come mutamento che rafforzi l’uguaglianza e i rapporti equi.
*Professore ordinario di Filosofia Politica
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