ETICA E SOCIETÀ Calcio, veleni e verità parziali: così si deforma l’informazione

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ETICA E SOCIETÀ Calcio, veleni e verità parziali: così si deforma l’informazione
Foto: Sanjin Strukic/PIXSELL

Scrivo di un tema calcistico, arrivando alle analisi sociali, etiche e politiche che tratto abitualmente su queste pagine. Premetto che nel calcio non sono in una condizione ottimale per mantenere un atteggiamento obiettivo. Sono un tifoso. Ma cercherò di evitare conclusioni che non siano generali e sfrutterò il pretesto calcistico per parlare di informazione e democrazia.

Un corretto sistema d’informazione è essenziale per il buon funzionamento di un sistema democratico. Questo non deve ridursi a un mero meccanismo di voto regolato formalmente. Tra le altre cose, serve un’informazione precisa che favorisca la formazione di opinioni ponderate e competenti. Diversamente, la democrazia diviene solo una lotta per il potere manipolativa e attenta unicamente a interessi parziali.

Quanto avviene ora nel mondo calcistico potrebbe costituire il tema di un manuale sulle deformazioni incompatibili con una società ben ordinata. Una decina di giorni fa un’agenzia ha pubblicato la notizia secondo cui alcuni arbitri sarebbero indagati. Si parla anche di due partite nelle quali il designatore arbitrale avrebbe pilotato delle scelte per assecondare l’Inter. Le notizie sono parziali e non ufficiali. È indagato il designatore, ma non risulta indagata, mentre scrivo, alcuna persona vincolata all’Inter. E qui si capisce poco. L’Inter è coinvolta oppure no?

Uno dei due arbitri che sarebbero stati designati in modo selettivo, in base a ciò che piacerebbe all’Inter, avrebbe dovuto essere escluso dalle partite che contavano per questa squadra. Invece, i nerazzurri se lo sono ritrovato in un derby decisivo di Coppa Italia e, poco dopo, in una partita di campionato (dove l’Inter ha perso punti preziosi). L’altro arbitro, quello che avrebbe dovuto essere benvoluto, ha arbitrato un’altra partita in cui l’Inter ha perso altri punti decisivi per la vittoria in campionato.

Ora, situazioni illecite non sempre hanno un esito favorevole per chi le orchestra e ciò non discolpa chi le ha intraprese. Ma parlando di come sono andate le cose in Serie A, penso di poter reiterare il pensiero di un giornalista che ho sentito su RaiNews24 e dire che abbiamo assistito a complotti orchestrati meglio, per dirla in modo neutrale.

Il malcostume mediatico non si interrompe. Continuano a filtrare notizie che i media attribuiscono alla Procura come fonte. Si parla di tensioni al suo interno per come l’inchiesta sarebbe stata condotta. Si afferma che non siano coinvolte squadre o persone che ne compongano l’organico societario. Poi compare la notizia, sempre nella modalità priva di ufficialità, secondo cui il designatore arbitrale avrebbe detto che “loro” sarebbero stufi di un arbitro e, se ho capito bene, si fa il nome di una persona in modo diretto. Ma continuano a non esserci indagati al di fuori del mondo arbitrale. Almeno così appare da quanto mi è dato sapere mentre scrivo. Tuttavia è iniziata subito la guerra nei media, con molte persone che parlano già di sanzioni.

Si tratta di una sequenza di fatti perniciosa. Persone che dovrebbero esemplificare la serietà professionale nell’informazione parlano come degli ultrà, e lo stesso fanno altre personalità pubbliche. Il dibattito competente si perde nel baccano di chi si comporta da influencer nel modo più deleterio dell’espressione e tra notizie non ufficiali pubblicate in modo centellinato.

Si tratta di fatti legati al calcio, ma lo stesso avviene in altri settori. È divenuto urgente regolare la comunicazione pubblica. Ad esempio, con un nuovo e rigoroso codice etico per la professione giornalistica. La libertà d’informazione deve essere tutelata in modo fermo, ma vanno condannati (anche solo nella forma di condanne morali verbali) i comportamenti scorretti. Le opinioni devono essere protette, ma non deve esserlo la disinformazione e la diffusione di notizie non verificate o parziali, senza spiegare che sono tali e senza evidenziare i limiti delle conclusioni che se ne possono trarre. Questo serve per tutelare la credibilità della professione giornalistica quale sostegno di un elettorato competente. Al contempo, le istituzioni devono ideare nuove politiche comunicative, per contrastare l’uso manipolativo di notizie parziali.

È questo uno dei terreni sui quali si gioca la possibilità di vivere in democrazie costituzionali e non in populismi autoritari.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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