Discriminazioni? Non creare falsi eroi

Wanda Nara

La scorsa settimana ho commentato le reazioni nei confronti di una nuova persona che ricopre, ora, l’incarico di ministro, in Italia. In particolare, ho commentato le critiche che le sono state rivolte, oltre che in relazione al titolo di studio, anche in relazione alla scelta che riguarda l’abbigliamento. Si tratta di un tema apparentemente superficiale, ma, in realtà, di grande importanza, perché legato al come ci rapportiamo nei confronti del valore dell’uguaglianza nella nostra società. Nel caso specifico, l’uguaglianza delle donne, nell’esercizio di funzioni pubbliche.
Oggi commento un altro fatto d’attualità, dove si dibatte di un possibile caso di discriminazione. Questa volta, parlo di una donna che svolge il ruolo di procuratore di un calciatore importante, oltre a essere sua moglie. Parlo di Wanda Nara, moglie di un calciatore andato a giocare in Francia.
Come sanno moltissime persone, Wanda Nara è stata accusata di svolgere l’incarico di procuratore in modo scorretto. Ma alcuni hanno voluto difenderla. Così Daniele Manusia su ultimouomo.com scomoda addirittura un grande poema di Omero e un suo personaggio importante, la maga Circe, per sollevare Wanda Nara a dimensioni mitiche e rappresentarla quale esempio del modo discriminatorio nel quale sono trattate le donne.
L’idea è che Wanda Nara sarebbe una persona indesiderata e il suo assistito sarebbe stato messo ai margini del progetto della squadra (poi, ceduto) per comportamenti che, invece, non sono sanzionati, né indesiderati quando i protagonisti sono procuratori maschili. Idee analoghe sono sviluppate su fcinter1908.it dove l’autrice Guia Soncini commenta le prospettive di esclusione da una trasmissione TV (nel frattempo rientrate) della stessa Wanda Nara. Il conduttore Pardo parlava dell’inopportunità di avere nel team di un programma TV sportivo una persona, che fa il procuratore di un giocatore, mentre sussiste una questione aperta con la squadra d’appartenenza.
Varie cose sono opinabili. Non mi vengono in mente, oltre a Nara, procuratori che hanno affermato l’inadeguatezza dei compagni di squadra dei loro assistiti e che destabilizzano l’ambiente con interventi sui social un giorno sì e l’altro pure e che non sono stati criticati. Se esistono casi simili, sono una ragione per criticare chi si comporta così, non un’attenuante per altri.
Inoltre, che un ruolo permanente in un programma televisivo non sia adeguato per chi può usarlo per promuovere interessi di parte, dovrebbe essere una norma etica professionale inopinabile. I media dovrebbero essere imparziali e non uno strumento, ad esempio, per promuovere gli interessi dei propri assistiti.
Non sminuisco un problema importante, la discriminazione delle donne ancora presente. Ma sottolineo che concedere attenuanti inopportune a chi appartiene a un gruppo generalmente discriminato è un modo errato per opporsi alle discriminazioni. E dire, ad esempio, “lo fanno anche i maschi” rappresenta una strategia sbagliata. I comportamenti censurabili di qualcuno sono solo tali e non motivi di scusa per altri. Se alcuni maschi si comportano in modo sbagliato, non abbiamo una ragione per permettere alle donne di comportarsi in questo modo. Abbiamo soltanto una ragione per condannare chiunque si comporta in questo modo.
Immaginiamo che il marito di una campionessa di pallacanestro sia il suo procuratore. Se questi si comportasse in modo equivalente a quello di Wanda, riterrei la giocatrice indesiderabile in una squadra seria, qualora non cambiasse il procuratore, o questi non modificasse il comportamento. Questo vale anche nei casi quando il procuratore ha solo legami professionali con la persona che assiste.
La discriminazione sociale è un fenomeno serio. È utile non creare falsi eroi, quando vogliamo contrastare questo male. Di ciò beneficia soltanto chi si oppone alle politiche dell’uguaglianza e chi, comunque, non è discriminato. Dobbiamo creare degli standard di valore comuni per tutti, ma questi devono essere standard virtuosi. Il fine deve essere una società di cittadini uguali, uniti dalle virtù civiche.

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