DIARIO DI UN DIPLOMATICO Il valore simbolico dell’incontro a Basovizza

Non posso che esprimere la mia gioia per il risultato della commemorazione congiunta delle vittime di un passato recente travagliato, avvenuta con l’incontro tra i Presidenti italiano, Sergio Mattarella e sloveno, Borut Pahor, all’ inizio di luglio del 2020, e conclusasi con la corona d’alloro posta sulla foiba di Basovizza. Iniziata con il simbolico gesto del ritorno dell’edificio del Narodni dom a Trieste alla comunità nazionale slovena, incendiato cento anni fa dai fascisti, e trasferitasi a Basovizza per onorare gli sloveni antifascisti fucilati lì dal regime fascista, e poi le vittime italiane uccise dal regime comunista e infoibate a Basovizza, questa manifestazione è stata un’altra espressione dello spirito europeo del quale i Presidenti Mattarella e Pahor sono i portatori. La fotografia dei due statisti con la mano nella mano nel minuto di raccoglimento dopo aver posto un’unica corona d’alloro con le due bandiere nazionali, inusuale e senza precedenti, è diventata un simbolo importante di una volontà comune di superare il buco nero della storia recente che divide i due popoli, quello sloveno e quello italiano e di uno spirito europeo che mira a un futuro di pace e cooperazione tra le popolazioni di un continente che ha tanto sofferto durante il “secolo breve”.
Da quando sono sbarcato a Roma, e ho potuto celebrare in qualità di Ambasciatore croato presso il Quirinale l’adesione della Croazia all’Unione europea nel 2013, mi sono adoperato fin dal primo momento per cercare di far confluire il governo dello Stato che rappresentavo, e il governo dello stato ospitante, l’Italia, verso una ricostruzione storica, nello spirito europeo, di un passato tra i popoli della Croazia e dell’Italia, per illuminare “punti neri” della storia delle relazioni tra i due popoli e le due nazioni, che da “divisiva” e “divisa” potrebbe diventare “condivisa”. Avevo in mente, in questo campo, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa che aveva cercato, fin dalla caduta del muro di Berlino, di avviare i popoli d’Europa verso un’interpretazione storica del passato europeo congiunta, prendendo in considerazione sia la storia “divisiva” che quella “divisa” per poter creare una narrativa europea condivisa. E qui molte iniziative sono state avviate, come quella del dialogo tra gli storici francesi e tedeschi per creare un’unico testo di storia per gli alunni francesi e tedeschi, come anche sono stati fondati dei gruppi di lavoro e delle commissioni di storici tedeschi e polacchi. Infine, anche le iniziative di formare una commissione mista di storici italiani e sloveni, da una parte, e italiani e croati dall’altra parte, sono state le espressioni di questa consapevolezza e di questa presa di coscienza che senza un dialogo profondo sulla storia che divide i popoli europei, non può esserci neanche un’unione sincera nel quadro futuro di un’Europa unita.
E cosi, dopo essermi informato sul lavoro della commissione mista di storici italiani e sloveni, conclusasi nel 2000 con un documento congiunto, mi sono messo al lavoro per riattivare la commissione italo-croata di storici, che all’inizio degli anni Novanta aveva incominciato i suoi lavori, per poi interrompere le sedute e svanire nel nulla, con la tacita indifferenza del governo croato, ma con complicità altrettanto tacita della controparte italiana. E perciò non posso che gioire leggendo le dichiarazioni di Renzo Codarin, presidente dell’ANGVD, che ha espresso l’idea di avviare di nuovo i lavori di una commissione mista di storici italiani e croati per discutere del passato recente. Veramente, questo era stata anche una mia idea, ma purtroppo non avevo riscontrato un interesse per quest’iniziativa né nei circoli governativi dei due Paesi, né tra molti degli storici sia croati che italiani che avevo tentato di coinvolgere in questa iniziativa. Ne avevo parlato subito con degli storici che reputavo interessati a questo dialogo, tra i quali spiccavano il vice-rettore dell’Università La Sapienza di Roma, Antonello Biagini, la cui importante “Storia della Turchia” era stata pubblicata in Croazia, il professore Marcello Garzaniti dell’Università di Firenze, autore di una poderosa “Storia degli Slavi”, e il professore Roberto Valle di Roma che aveva curato, insieme al professor Slobodan Novak di Zagabria un’edizione delle “Lettere cospirative” del ragusino Marino Darsa – Marin Držić di Dubrovnik, per dirla in croato. Avevano aderito all’iniziativa anche gli storici dell’Ateneo di Bologna e Forlì, il professor Stefano Bianchini e Francesco Privitera, tutti e due autori di libri sulla storia della Jugoslavia e delle relazioni italo-croate. E quando sono stato invitato dalla Società degli storici italiana a presentare il libro del professor Garzaniti, avevo ricevuto parole di sostegno anche dalla dirigenza di questo sodalizio. Purtroppo, mi mancava il supporto di un importante storico di questi temi, il professor Raoul Pupo, autore di molte opere importanti sulle foibe, sull’esodo, e recentemente anche su Fiume, con cui ebbi un incontro, a Roma, combinato con l’intervento del docente Emilio Cocco dell’Università di Teramo, con cui scambiai delle opinioni in questo contesto, ma che non si conclusero con un esito incoraggiante per me. E perciò, oggi, a distanza di tanti anni, mi trovo incoraggiato dal messaggio simbolico dei due Presidenti, e dall’iniziativa del presidente dell’ANGVD. Chissà che un giorno, davvero, un gruppo di lavoro misto non possa essere ricostituito, proprio sul modello ed esempio di quest’incontro storico tra Mattarella e Pahor?

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