Eccoci al capitolo finale della miniserie sulle illusioni di onnipotenza dei ricchi e potenti. Dopo aver visto con quanto disdegno essi trattino la legalità, poi come assaltino selvaggiamente lo spazio cosmico, oggi vediamo con quanta ostinazione si oppongano anche alle leggi della biologia.
Sotto le note di “Who wants to live forever” dei Queen e il ritornello di “Forever young” degli Alphaville, esaminiamo come l’immortalità e l’eterna giovinezza siano le nuove mete per chi ha già tutto. Precisiamo che siamo di fronte ad un principio di natura quasi esclusivamente maschile, che mette aggressivamente in discussione il processo naturale di invecchiamento e di morte e che si differenzia molto dal mondo, in prevalenza femminile, che ricorre alla chirurgia plastica come mezzo per fermare il tempo e preservare una bellezza destinata a svanire.
All’inizio dello scorso settembre a Pechino, durante le celebrazioni per gli 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale Vladimir Putin e Xi Jinping sono stati ripresi mentre, camminando sul tappeto rosso, con Kim Jong Un a fianco e seguiti da altri leader, discutevano tranquillamente sulle strategie per restare giovani e vivere in eterno. Il leader russo faceva sapere che “con lo sviluppo delle biotecnologie, gli organi possono essere trapiantati in continuazione… più si vive, più si ringiovanisce e si può persino arrivare all’immortalità” prognosticando comunque la prospettiva “realistica” di arrivare ai “150 anni”. E osservando la sua faccia irrigidita e sempre più plasticata, viene spontaneo domandarsi se effettivamente qualcosa non bolla in pentola già da tempo.
Gli autocrati di ogni tempo hanno sempre avuto cura di trasmettere un’immagine di sé che proiettasse elementi di vigore atletico, prestanza fisica e virilità; per cui si sono spesso fatti immortalare a petto nudo ostentando la loro forza e potenza e in molti casi sbandierando, non senza compiacimento, anche le loro prestazioni erotiche. Adesso l’immagine non basta più e si passa alle vie di fatto, intervenendo realmente sui processi corporei. Anche i super ricchi hanno sviluppato la fissazione di fermare il processo d’invecchiamento e di sfidare la morte e, non solo hanno mezzi illimitati per farlo, ma la loro forma mentis proattiva si spazientisce con la scienza ufficiale, considerata troppo lenta, per cui sono disposti a finanziare le proprie ricerche specifiche e mirate. Secondo il giornalista irlandese Liam Fay, “l’industria della longevità sta vivendo un momento di boom” con investimenti da capogiro in ricerche “che vengono condotte a porte chiuse e blindate da accordi di riservatezza (NDA – Non–Disclosure Agreement)”.
Chi le promuove sono sempre loro: leaders autocratici, il manipolo di plurimiliardari che tutti conosciamo e gli imprenditori della Silicon Valley (ribattezzata No Death Valley – la Valle contro la morte). Ma il problema è che in mancanza di trasparenza il confine tra scienza e pseudoscienza si fa poroso e idee strampalate, se non pericolose, ricevono la stessa attenzione delle teorie dimostrabili e condotte con metodo empirico.
E di idee “interessanti” ce ne sono a bizzeffe. Dai “tecnologisti” che vedono l’essere umano come un computer più elaborato, per cui l’immortalità può essere ottenuta creando una specie di fusione tra l’uomo, la nanotecnologia e l’intelligenza artificiale; al progetto SENS condotto dall’inglese Aubrey de Grey che si propone di “curare l’invecchiamento” eliminando la spazzatura cellulare che il metabolismo non riesce espellere da sé. L’idea di invertire l’invecchiamento è caldeggiata anche dall’imprenditore tecnologico Ray Kurzweil che crede che con una dieta rigorosa, biotecnologie avanzate e nanotecnologie di futura invenzione (basta vivere abbastanza a lungo per accedervi), l’immortalità fisica sarà perfettamente ottenibile in tempi brevi.
In un recente articolo sul Guardian della giornalista Alex Krotoski, si evince quanto sia facile passare da un esperimento scientifico su animali, alle vie di fatto sugli esseri umani senza passare dal via. Tra il 2003 e il 2004, Irina e Mike Conboys suturarono a coppie dei topi in tutte le combinazioni di topo vecchio e topo giovane, in modo che i loro flussi sanguigni si fondessero. La conclusione fu che nella combinazione giovane-vecchio, risultava che la parte anziana della coppia “siamesizzata”, guariva in tempi più brevi da una ferita inferta. Ne conclusero che ricevere sangue giovane ringiovanisse l’organismo. Piuttosto che mettere in discussione l’eticità e la validità dell’esperimento, il messaggio che si percepì fu che “il sangue giovane è la nuova fonte di giovinezza”. Nel 2016, Jesse Karmazin aprì una clinica privata in California in cui mise alla prova la teoria dei Conboys sugli esseri umani. Per 8.000 dollari, si offriva l’opportunità di ricevere un litro di plasma giovane, da donatori tra i 16 e i 25 anni, e vederne gli effetti che faceva. Il successo fu tale che in tre anni le cliniche diventarono cinque con i piani per una sesta, quando, però, l’Istituto per la salute pubblica americano (FDA) le fece chiudere in quanto prive di licenze e per “comportamento senza scrupoli” verso i clienti.
Ma un’idea eccitante è difficile da sopprimere e chi ha fatto tanto parlare a riguardo nel 2023 è stato Bryan Johnson, tecno-imprenditore e fervente promotore delle teorie anti-invecchiamento, che ha voluto mettere alla prova le pratiche di Karmazin usando (per un breve periodo) anche il sangue del suo stesso figlio diciassettenne. Che un padre vampirizzi il proprio figlio è, secondo me, l’ennesima conferma di quanto le regole naturali siano state distorte da uomini dalla mentalità narcisistica che mettono se stessi al centro del mondo.
Per tutti loro, ecco gli immortali versi da “La livella” di Totò: “Ma chi ti credi d’essere…un dio? Qua dentro, vuoi capirlo che siamo uguali?… …Morto sei tu, e morto son pure io; ognuno come a un altro è tale e quale”.
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