DIARIO ROMANO DI UN DIPLOMATICO FIUMANO Consoli e medici, professionisti allo sbaraglio

Come ho già ampiamente illustrato le peripezie con i Consoli onorari croati, quelli fasulli e quelli anelanti a diventarlo tra i cittadini italiani, devo soffermarmi anche su esempi di segno contrario, quelli che dimostrano l’utilità dei Consoli onorari nel firmamento diplomatico. Partirò dal Console onorario croato a Padova, la dottoressa Nella – per ovvie ragioni, ometto di indicare il suo nome per intero, ma è già abbastanza conosciuta in Croazia da diventare una star delle riviste e dei rotocalchi, per cui non occorre neanche menzionarlo. Dunque, quando sono arrivato a Roma, trovai sulla tavola il dossier, alquanto imbarazzante, della nostra Console onoraria a Padova. Nei due anni precedenti, il mio predecessore aveva fatto di tutto per non confermarle l’incarico, imputandole di non aver registrato una sede alla quale si potessero rivolgere i cittadini croati in caso di bisogno, a Padova e nell’intera Regione del Veneto.
A dire il vero, la dottoressa Nella è un chirurgo, e fa parte della famosa équipe del professore Umberto Cillo, a capo della chirurgia epatobiliare dell’Università di Padova. La dottoressa Nella, nata a Metković in Dalmazia, è stata fin dai primi giorni dell’indipendenza della Croazia di grande aiuto a tutti i ricoverati a Padova che venivano dalla Croazia. Il suo più famoso paziente è stato il poeta e cantautore Arsen Dedić, e così la Croazia ha deciso di onorarla con il titolo di Console onorario a Padova. A dire il vero è stata una scelta sbagliata, perché i Consoli onorari devono essere, in primo luogo, accessibili a quelli che hanno bisogno del loro aiuto, mentre la dottoressa Nella passava, e lo fa tuttora, gran parte della sua giornata in sala operatoria, e poi con i pazienti che accudisce con grande pazienza e affetto.
Dunque, era praticamente impossibile comunicare con lei per gran parte della giornata, per di più non disponeva di un suo studio privato. E così, dopo due suoi mandati di Console onorario, il mio predecessore, l’Ambasciatore croato a Roma Tomislav Vidošević aveva deciso di troncare il suo titolo onorario, ma era ormai troppo tardi. La dottoressa Nella era, nel frattempo, diventata una vera “celebrity” in Croazia, e alla sua fama di chirurgo epatobiliare avevano contribuito i suoi pazienti che ne avevano parlato e scritto lodandone l’umanità e il suo prezioso sostegno durante le loro vicissitudini sanitarie a Padova.
Il tiremmolla era durato circa un anno e il buon Ambasciatore Vidošević si era inimicato gran parte dell’opinione pubblica croata. Al mio arrivo, avevo subito incontrato la dottoressa Nella e non avevo potuto fare nient’altro che riconoscere la sua vocazione medica e umanitaria, non sottraendole il titolo di Console onorario – che le era stato concesso in segno di riconoscimento per il suo operato, ma completamente al di fuori di ogni logica diplomatica! E così instaurai un “modus vivendi” che de jure riconosceva alla dottoressa Nella lo status di “Console onorario”, ma senza richiederle di svolgere in pratica questo ruolo, indirizzando tutti coloro che avevano bisogno di aiuto consolare al Consolato generale di Trieste, ben equipaggiato anche per risolvere questioni consolari al di fuori della Regione del Friuli Venezia Giulia.
E così, dopo che il “modus vivendi” fu instaurato, a scapito della professionalità diplomatica, ma riconoscendo alla dottoressa Nella quello che aveva fatto per i pazienti croati – organizzando anche durante la guerra l’invio di aiuti umanitari a Dubrovnik assediata e alla popolazione civile della Croazia – mi trovai a dover rifiutare la richiesta di concederle il privilegio di sfoggiare una targa diplomatica en plein, cioè con la dicitura “CD – Corpo diplomatico”, invece della classica targa “CC – corpo consolare”. Avendo acquistato una nuova automobile, la dottoressa Nella voleva anche la targa diplomatica, che spetta soltanto al personale professionale dell’Ambasciata. Non potevo esaudire il suo desiderio, ovviamente fuori luogo – e lo dovetti anche argomentare ai vertici del Ministero degli Esteri croato, che erano propensi a fare un’eccezione, uno strappo alla regola, segnalando che i miei interlocutori al Ministero degli Esteri italiano consideravano come non fosse possibile accogliere la richiesta. Poi, proprio in quel periodo, nel 2015, cambiò il governo, e io ricevetti la “soffiata” dal Ministero degli Esteri croato che la dottoressa Nella era stata designata a diventare mio successore all’Ambasciata croata. Il mio mandato triennale stava per scadere, e anche se il mio predecessore, Tomislav Vidošević, era rimasto in carica per ben sette anni, mi rassegnai che con il cambiamento elettorale e l’ascesa dell’HDZ al potere io sarei stato sostituito. La dottoressa Nella aveva un forte “backing” nel partito che era entrato a far parte della compagine governativa – il Most, ossia il Ponte delle liste indipendenti, ma i suoi sostenitori si mostrarono non troppo bravi come “pontieri”, e dopo neanche un anno furono estromessi dal governo. E in questa decina di mesi, nonostante la “soffiata”, non riuscirono a insediare la dottoressa Nella al mio posto. Il “deep state” – cioè i burattinai dell’HDZ – impedì alla dottoressa Nella di fare un salto di carriera, da Console onorario ad Ambasciatore, che sarebbe stato una perdita per la chirurgia epatobiliare, certamente, ma non un grande vantaggio per la diplomazia. Perché la diplomazia è una professione, non una gratifica o un premio, a prescindere dal contributo e dai meriti di un individuo.

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