DIARIO DI UN DIPLOMATICO Milan Bandić, benefattore dei croati a Roma

Milan Bandić è stato sindaco di Zagabria per 21 anni. Foto: Sanjin Strukic/PIXSELL

Credevo che il divertente episodio della visita al sindaco di Roma Ignazio Martino, in compagnia del primo cittadino zagabrese Milan Bandić, sarebbe rimasto isolato, soltanto un caso curioso. E questo per i consigli che Bandić gli aveva dato e che mi erano sembrati più adatti per un’autocritica, viste le accuse mosse, un anno dopo, a Bandić stesso per presunti bandi truccati, favoreggiamento e clientelismo. D’altronde, i processi a carico di Bandić non si sono conclusi neanche dopo sette anni ed egli è rimasto incensurato fino al momento della sua scomparsa.
Ebbene, dopo un mese Bandić capitò di nuovo a Roma, questa volta su invito dei croati del Molise, che avevano organizzato un torneo di calcio, sponsorizzato dalla Città di Zagabria, ovvero da Bandić in persona. E cosi, fin dai primi giorni dell’assunzione dell’incarico di Ambasciatore a Roma, dovetti abituarmi alle visite del sindaco Bandić, che ogni due mesi, in media, arrivava a Roma, sia su invito dei croati del Molise, che di una delle molte organizzazioni italo-croate. Se poi mancava un invito da Roma, c’era sempre il suo buon amico, il senatore Aldo Di Biagio, che lo invitava a prendere parte a un raduno di uomini d’affari che volevano investire in Croazia, oppure a partecipare a un’altra non ben definita manifestazione italo-croata; e queste in verità non mancavano. Nei miei cinque anni di permanenza a Roma, Bandić ci venne ben ventisette volte: dunque una visita ogni due mesi. E devo dire che ero rimasto colpito da questo attaccamento alle attività dei croati a Roma: però, quest’amore per l’Urbe datava già da tempo, da quando era sindaco di Roma Gianni Alemanno; all’epoca il senatore Di Biagio era un factotum dell’amministrazione capitolina. Ed era sempre il benvenuto: infatti, elargiva dei sostegni abbastanza generosi a tutte le organizzazioni che glielo chiedevano. In un primo tempo ero rimasto perplesso: mi chiedevo come mai un sindaco fosse così di manica larga, conoscendo le limitazioni non soltanto economiche, ma anche istituzionali, tali che neanche un primo cittadino gode della libertà di disporre personalmente di fondi così sostanziosi. Anche l’Ambasciata riceveva dal governo croato una certa somma da distribuire alle organizzazioni dei croati del Molise e alle associazione italo-croate, nonché per aiutare attività di profilo culturale. Ma tutto il budget del quale potevamo disporre non oltrepassava, in quegli anni, la somma di 45.000 euro all’anno, e invece Bandić disponeva di quasi il doppio di quell’importo, come ho potuto calcolare in base alle richieste e alle attività intraprese.
Quello che mi aveva colpito era che Bandić disponesse di questi fondi a sua discrezione. Avendo avuto qualche esperienza in fatto di amministrazione pubblica, sapevo che era tutto regolamentato da norme abbastanza rigide. Ma quando glielo chiesi, mi rispose che era tutto regolare: a lui il Consiglio cittadino aveva dato ampia libertà di manovra.
Ebbene, così mi trovai anch’io ad approfittare di questa, diciamo, anomalia burocratica. Infatti, dopo aver vinto la mia battaglia condotta da Roma per trasferire le prerogative diplomatiche di rappresentanza della Croazia a Cipro dalla capitale italiana ad Atene – consideravo un nonsense diplomatico il fatto che l’Ambasciatore a Roma fosse incaricato anche di rappresentare la Croazia a Cipro – mi decurtarono, dal Ministerio degli Esteri di Zagabria, il budget previsto per i viaggi e la rappresentanza a Cipro. Così rimasi anche senza i fondi per organizzare la festa nazionale croata a Roma, un ricevimento annuale che è d’obbligo nella comunità diplomatica. La prima volta, nel 2013, mi rivolsi alla Città di Fiume per sponsozorizzare l’evento e ci riuscii; dopo tentai il “colpaccio” con la Contea istriana, ma feci cilecca. Né il mio amico Nino Jakovčić né lo zupano Valter Flego risposero alla mia richiesta di sponsorizzare la festa nazionale croata a Roma. Era, questa, un’ottima occasione anche per presentare la Regione istriana a Roma, ma fu tutto invano. E così, senza fondi, dovetti ricorrere anch’io al sindaco Bandić per chiedergli di sponsorizzare la festa del 25 giugno, anniversario della proclamazione dell’indipendenza nel 1991. Inoltre, non potevo più usare il giardino della sede dell’Ambasciata croata, perché era ormai devastato dall’incuria. Per fortuna, riuscii ad allacciare buoni rapporti con Ancona e con l’ex Ambasciatore italiano in Croazia, il mio amico Fabio Pigliapoco, che mi aiutò a trovare una nuova sede: il bellissimo complesso della chiesa di San Salvatore in Lauro. Una delle sale del complesso era stata ornata con le statue dello scultore Giovanni il Dalmata; uno spunto in più per celebrare proprio lì la festa croata. E così Milan Bandić acconsentì subito di sponsorizzare l’evento: ci mandò il famoso “Quartetto di Zagabria”, che tenne un bellissimo concerto, e finanziò un modesto, ma elegante ricevimento. Naturalmente, fu lui l’ospite d’onore e tenne, accanto a me, il discorso di benvenuto. Ma illustrò anche ai presenti ospiti le iniziative di Zagabria – e tutto fu corredato da una mostra di bellezze turistiche della capitale. E così, risolsi il problema della festa nazionale croata – in seguito ogni anno fu Bandić a mandare qualche ensemble musicale, anche se una volta mi arrangiai senza di lui, quando insistetti che alla festa nazionale croata intervenisse il complesso “Croataranta” del Molise, interprete di musiche originali dei croati molisani. L’ultima volta che organizzai la festa, nel 2017, si presentò un mio buon conoscente, l’ex ministro nel governo Andreotti, Paolo Cirino Pomicino, conosciuto con il soprannome “O Ministro”, e che aveva subito ben 42 processi per presunti favoreggiamenti, clientelismo e bandi falsati: però, quasi tutti i suoi processi si erano conclusi con il suo proscioglimento o con la prescrizione. Lo presentai a Bandić, celiando sul fatto che Cirino Pomicino avesse più processi a suo carico di lui. Bandić ne fu divertito e disse: “Ma vedrai che me la caverò, con i miei soli 25 processi a carico!”. Ridemmo, ma per me fu un riso un po’ amaro. Però un buon diplomatico deve saper nascondere il suo stato d’animo…

Facebook Commenti