Cossetto-CNI. Poveri noi

Appena insediato, il nuovo presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana della Regione Litoraneo-montana Flavio Cossetto ha avviato la sua prima “campagna politica strategica”. Del resto, di carne sul fuoco ce n’è parecchia per gli italiani del Quarnero. C’è il problema – antipatico, spiacevole, ostico – degli asili italiani di Fiume e di Abbazia. C’è la questione del recupero del bilinguismo e degli odonimi storici. Ci potrebbe stare anche la faccenda dei finanziamenti, mai generosi, alle associazioni della Comunità nazionale italiana nelle località del comprensorio, spesso trattate alla stregua di tutte le altre etnie non autoctone, di recente conio (c’è infatti un concetto, quello dell’autoctonia, riconosciuto alla Comunità nazionale italiana, ma di fatto svuotato di significati).
Sarebbe opportuno prendere posizione sugli eccidi commessi dagli jugoslavi nella primavera del 1945, a guerra ormai finita, che attendono un epilogo (le ossa riaffiorano dalla terra, ma esecutori materiali e mandanti non hanno ancora un nome); su alcune figure, importanti vettori di italianità, oscurate per motivi opportunistico-ideologici (il bistrattato Riccardo Zanella, ad esempio, l’autonomista par excellence che solo recentemente ha ricevuto giustizia: una piazza con il suo nome). Se Fiume, come (dis)informa la stampa croata, fu trasformata da Gabriele d’Annunzio nel primo staterello fascista, a lui, acerrimo antagonista del Comandante, andrebbe riconosciuto il merito di essere stato l’antifascista ante litteram, il primo combattente antifascista della storia. Ma ci sono anche Gabriele d’Annunzio e la sua impresa, di cui nei prossimi giorni ricorrerà il centenario. Chi tra noi italiani avrà il coraggio di parlarne? O lasceremo, ancora una volta, che a scrivere e a interpretare la nostra storia siano gli “altri”? O questa non è storia nostra?
Tutti aspetti delicati, complessi, non facili da trattare, ma molto attuali, che richiedono interventi multitasking, efficaci, impegnativi. Sui quali però, a oggi, non s’è sentito proferir parola.
In una stagione contrassegnata da sagre popolari, canti, balli e uscite varie, la prima “vera battaglia” non poteva che essere da quell’osteria 2.0 che sono diventati i social (conosciamo tutti la definizione che ne ha dato Eco): la posizione e la frequenza di esposizione dei roll up pubblicitari dell’EDIT. Al presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana della Regione Litoraneo-montana danno fastidio. Fosse l’ex ministro della Cultura Zlatko Hasanbegović, noto per le sue uscite di stampo nazionalista, al quale a suo tempo non andavano giù i finanziamenti statali della Croazia alla nostra Casa editrice, la cosa non stupirebbe. Sorprende e infastidisce, invece, che quel qualcuno sia purtroppo uno di noi: un appartenente alla nostra Comunità nazionale che ha anche tanto di ruolo. Gli dà disturbo che vengano “ficcati nei posti più impensabili”. Impartisce lezioni sulle regole generali della pubblicità. Tira in ballo Trump e fa paragoni tra l’EDIT e la Coca Cola…
Perché mai gli dà disturbo che a una qualsiasi manifestazione organizzata da una delle nostre istituzioni, compaia la pubblicità delle nostre testate? Chiunque sia o si senti italiano dovrebbe anzi condividere, dirci bravi, andarne orgoglioso. Tanto più che succede nell’anno in cui il nostro quotidiano festeggia due importantissimi anniversari: il 130.esimo dall’uscita del suo primo numero e il 75.esimo della sua presenza in modo continuativo nelle edicole.
Da un presidente del Consiglio regionale della nostra CNI ci attenderemmo ben altro che battutine sarcastiche di così basso spessore. Con la pretesa poi, di impartirci lezioni di marketing. Ma ci faccia il piacere! Non sembra proprio aver colto le opportunità della sua missione. Poveri noi.

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