Scrivo oggi dello spettacolo TO=TO, ovvero Questo=Questo, una produzione del Quinto ensemble e del collettivo CO2 presentata durante le Notti estive fiumane. Il Quinto ensemble riunisce persone con disabilità o forme di neurodiversità insieme ad attrici, attori e altre persone impegnate nelle attività artistiche. Si tratta di un’iniziativa di enorme importanza. Prima di spiegarne le ragioni, è utile chiarire alcuni concetti.
Con l’espressione “persone con disabilità” si indicano soggetti che presentano condizioni di natura fisica o mentale che ostacolano lo svolgimento di attività o il conseguimento di caratteristiche ritenute particolarmente importanti per una vita umana. Questa definizione è contestata e sono state proposte diverse concezioni alternative, ma spero che sia sufficiente per gli scopi di questo articolo. Inoltre, alcune persone impegnate nell’attivismo o nella riflessione teorica preferiscono l’espressione “persone disabili” piuttosto che “persone con disabilità”. Il mio intento, qui, è solo quello di affrontare questi temi con il massimo rispetto.
Una proposta consiste nell’evitare il termine disabilità e parlare invece di diversità, ad esempio di neurodiversità. L’idea è che le persone di cui si parla non siano disabili, ma semplicemente diverse rispetto a ciò che è usuale. Se incontrano difficoltà nell’accedere al lavoro, nelle relazioni sociali, nel ricevere un’istruzione ciò non dipenderebbe dalle loro caratteristiche, ma da contesti sociali inospitali nei confronti delle loro specificità. Si pensi, ad esempio, a una persona che, in relazione alla propria condizione mentale, fatica a lavorare in un ambiente affollato o a sostenere un esame davanti a più persone. La stessa persona potrebbe invece offrire prestazioni eccellenti in condizioni differenti. In questo senso, si può sostenere che non sia la persona a essere disabile, ma che siano inique le condizioni nelle quali è chiamata ad agire. Per analogia, si pensi a una persona che fa parte di una minoranza linguistica che incontri difficoltà a esprimersi in modo sofisticato, perché deve usare la lingua della maggioranza.
Arriviamo al Quinto ensemble. Troppo spesso si dà per scontato che persone con determinate caratteristiche non siano in grado di offrire prestazioni artistiche di valore. Sono disposto ad ammettere che esistano condizioni umane che possono impedire l’espressione artistica. Ma condivido l’idea per cui, spesso, siano proprio le iniquità presenti nell’ambiente sociale a impedire alle persone di sviluppare e manifestare le proprie capacità artistiche, perché le loro potenzialità e le loro modalità espressive non sono riconosciute.
In questi casi ci troviamo di fronte a una forma di ingiustizia estetica, cioè al mancato riconoscimento del valore estetico delle capacità espressive di alcune comunità. Si tratta di un’ingiustizia che non riguarda soltanto le persone con disabilità o con caratteristiche fisiche o mentali minoritarie, ma, più in generale, molti gruppi vulnerabili, ad esempio in relazione al genere, o all’origine etnica.
Può inoltre accadere che alcune persone non riescano a sviluppare le proprie capacità artistiche perché i percorsi di educazione all’arte sono costruiti secondo modelli standardizzati, pensati unicamente per persone con caratteristiche ordinarie. Persone con modalità fisiche o mentali differenti potrebbero invece esprimere pienamente il proprio talento se potessero accedere a percorsi educativi adeguati alle loro specificità.
Il Quinto ensemble rappresenta una realtà molto importante, perché promuove l’inclusione artistica di persone con caratteristiche diverse. In secondo luogo, perché crea uno spazio pubblico che permette al resto della società di conoscere, comprendere e imparare ad apprezzare le loro forme di espressione artistica. Del resto, non si tratterebbe di qualcosa di eccezionale. I criteri estetici sono cambiati profondamente nel corso della storia e si tratterebbe semplicemente di ampliare ancora una volta la nostra sensibilità.
Infine, l’arte è uno straordinario strumento di conoscenza. Il Quinto ensemble può diventare una risorsa insostituibile per comprendere meglio le diverse forme di disabilità e di neurodiversità. Mi auguro che riceva il massimo sostegno, anche attraverso una piena inclusione, quale una delle compagnie stabili del nostro teatro.
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