A PROPOSITO Crescere insieme guardando la luna e non il dito

Il bambino guarda il dito proteso verso il cielo e non vede la luna. Ma poi cresce e lo sguardo si amplia e allora comprende. Guardare i dettagli spesso ci fa perdere l’immensità dell’insieme. È la sensazione provata leggendo certi commenti e articoli di giornale dedicati all’incontro dei Presidenti d’Italia e di Slovenia il 13 luglio a Basovizza e Trieste. Insistere sui particolari fa perdere di vista il tutto: si protesta per la sosta di fronte al monumento dei fucilati sloveni, per la restituzione del Balkan e per il riconoscimento allo scrittore Boris Pahor. Non ci si accorge che i Presidenti Sergio Mattarella e Borut Pahor hanno rivelato la luna, hanno aperto una finestra sulla possibilità di evolvere i rapporti tra Italia e Slovenia. Non a caso hanno ricevuto le delegazioni delle minoranze e quella degli esuli che hanno presentato le proprie istanze.Il passo successivo è stato l’incontro, nella sala Caduti di Nassyria al Senato di Roma, nei giorni scorsi, di una delegazione di FederEsuli con i rappresentanti di governo per discutere le richieste dell’associazionismo istriano-fiumano-dalmato. Ed è in programma un secondo incontro, a breve.I media nazionali in Italia hanno ripreso l’evento, hanno intervistato i partecipanti all’incontro: Antonio Ballarin che si è soffermato sulle tesi delle associazioni che fanno parte del piano di lavoro del tavolo governo-esuli; Giuseppe de Vergottini ha ricordato le battaglie storiche delle associazioni; Tito Sidari ha parlato di Vergarolla. Franco Papetti ha sottolineato la necessità di “tutelare” anche con una legge gli italiani in Slovenia e Croazia, facendo leva, per la sua proposta, su un progetto già in atto nel mondo fiumano: ovvero la collaborazione costante tra andati e rimasti al fine di ricreare – nei luoghi di provenienza, in questo caso Fiume, ma estendibile a tutto il territorio di riferimento -, una rete di conoscenza e percorsi progettuali in grado di proiettarci verso il futuro.Di fronte a questa visione dell’impegno associativo dei giuliano-dalmati, emerge l’anacronistico comportamento di molti che si sono lasciati andare in un delirante piagnisteo fine a sé stesso invece di ragionare sulle tante possibilità che questo nuovo corso della politica bilaterale comporta. Giusto richiedere un segnale dello stesso tenore anche da parte della Croazia. Non si tratta solo di retrocedere rispetto alle posizioni pregresse di totale rifiuto di una collaborazione, si tratta d’individuare la strada giusta per una ricomposizione che dia nuova dimensione alla realtà di un popolo sparso che assiste alla propria scomparsa rifugiandosi nella rabbia invece che usarla per andare oltre e tornare sulle barricate per ribadire il diritto a una nuova dimensione di un mondo sparso.Bisogna crescere, spostando lo sguardo dal dito alla luna, al cielo, abbracciando nuove filosofie di esistenza di una realtà, abbandonando il servilismo nei confronti di certa politica che ha usato le divisioni di quasi un secolo per scopi elettorali, mettendo finalmente in primo piano le necessità delle genti di queste terre adriaticorientali.Da qui l’importanza della “storica” richiesta di Papetti e Ballarin di salvaguardare la minoranza italiana in Istria, Fiume e Dalmazia affidata finalmente a una legge che tuteli esuli e rimasti come un unico popolo, con dinamiche da concordare insieme, affinché ci sia la possibilità di iniziative e strutture in Italia e nelle città di provenienza garantite dagli Stati.Per far crescere quel bambino, bisogna fornirgli i giusti strumenti. L’incontro dei due Presidenti apre le porte a quest’opportunità che bisognerebbe cogliere.

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