Il borgo artistico di Grisignana ospita in questa estate il percorso interiore e visivo di Voljen Grbac, una persona che ha attraversato palcoscenici, città e mondi, prima con la voce e poi con l’occhio. La sua mostra personale “Voljena mjesta” (Luoghi amati), aperta nella galleria grisignanese “Fonticus”, raccoglie 25 fotografie in bianco e nero, scattate nel corso di decenni di viaggi attraverso luoghi emblematici e distanti, da Dubai a Hurghada, da Istanbul a New York. Un itinerario che non è semplice geografia, ma mappa di emozioni, di incontri, di segni lasciati dalla storia e dall’umanità.
La scelta del titolo non è casuale. Non si tratta di una banale collezione di cartoline, ma di una ricerca sui luoghi che hanno lasciato un segno nell’animo dell’autore. I suoi scatti colgono momenti di vita quotidiana, gesti spontanei, scene intime o pubbliche, dalla folla di una cerimonia ai dettagli più nascosti di un vicolo. La mostra non segue un ordine cronologico né tematico, ogni foto è stata scelta perché per l’autore rappresenta un momento autentico. Guardandole si percepisce il desiderio di raccontare sia il luogo che lo stato d’animo di chi lo abita.
Il bianco e nero
In un’epoca invasa dall’eccesso di immagini colorate e superficiali, Grbac sceglie il silenzio cromatico. Rinuncia alla seduzione del colore per restituire l’essenza della luce, la trama delle ombre, la densità del tempo. Questo ritorno a una classicità consapevole, quasi retrò, diventa dichiarazione di poetica dove la fotografia non è documento puro, né ornamento estetico, ma drammaturgia della semplicità.
Il curatore della mostra, Eugen Borkovsky, sottolinea come Grbac sappia restituire la drammaticità della semplicità con immagini apparentemente semplici che, a un secondo sguardo, rivelano significati inattesi, a volte ironici, altre drammatici. Ogni scatto, scrive il curatore Borkovsky, si muove sul confine sottile tra testimonianza e lirica, tra realtà e allusione. Spesso è il dettaglio a svelare il senso attraverso un gesto, uno sguardo colto di nascosto, un frammento che si carica di ironia o di tragedia.
Il tema del viaggio
Grbac è, per sua natura, un nomade. La sua stessa carriera artistica lo ha condotto per più di trent’anni su palcoscenici internazionali come tenore e baritono, in oltre 500 opere e più di 1.500 concerti. La macchina fotografica è diventata compagna di un altro tipo di viaggio, meno spettacolare, più intimo.
Il viaggio, qui, non è turismo né consumo di esotismo, ma arte del partire e del tornare, come annota Borkovsky. È un modo per registrare la vita che scorre, per cogliere la comunicazione invisibile tra le persone, per avvicinarsi e al tempo stesso restare osservatore. Nei suoi scatti affiora la spontaneità del gesto come un rituale collettivo, una scena familiare, un incontro casuale. Le immagini sono state immortalate perché, in quel momento, hanno rappresentato per l’autore un lampo di verità.
Sguardi sull’umanità
La mostra è abitata da volti, corpi, presenze. Grbac ama fotografare le condizioni umane, nella loro varietà e vulnerabilità. C’è spazio per la comicità sottile come per il dramma, per l’intimità, per la dimensione pubblica. Le fotografie diventano ideogrammi, segni aperti che non chiudono il significato ma invitano lo spettatore a proseguire con l’immaginazione. Ogni immagine resta sospesa, non detta fino in fondo, affidata alla libertà interpretativa di chi guarda.
In questo senso, quindi, la mostra non è un album di ricordi personali ma un discorso universale. È la proposta di una umanità plurale, in tempi in cui la globalizzazione mostra le sue fratture come l’omologazione dei media, le disuguaglianze, la mancanza di autentica solidarietà. Le fotografie di Grbac testimoniano la diversità e, nel farlo, offrono una possibilità di riconciliazione.
Un’arte che interroga il presente
Come nota Borkovsky, Grbac indirettamente testimonia di un momento storico difficile, quello di un pianeta attraversato da crisi, conflitti e trasformazioni radicali. La fotografia, in questo contesto, diventa strumento di interrogazione, non come un semplice documento, ma spazio critico. C’è sempre una tensione tra attrazione visiva e dubbio esistenziale e l’evento immortalato non è solo forma, ma luogo immaginario carico di sospensione e di domande. In questo si riconosce la sensibilità dell’autore, dietro la bellezza dell’inquadratura e il piacere estetico, pulsa la coscienza di vivere in un mondo fragile. Le sue immagini, pur senza esplicite denunce, raccontano più di un notiziario ma mostrano la vita minuta, un insieme epocale, suggeriscono un legame tra realtà e memoria, tra materia e idea.
Tra lirica e fotografia
Quella fotografica non è la prima carriera di Grbac. Nato a Vinkovci nel 1956, è stato voce lirica di primo piano, solista dell’Opera del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, pedagogista, vincitore di festival, regista di videoclip, giornalista e reporter. Alla fotografia si dedica dal 1987, esponendo in Croazia e in diversi paesi europei. Ha pubblicato monografie, cartoline artistiche e reportage su riviste e quotidiani, ottenendo anche riconoscimenti giornalistici. La sua biografia è un mosaico di arti e di viaggi. Non stupisce quindi che la fotografia diventi per lui luogo di convergenza con l’occhio che osserva dopo aver vissuto la scena, l’immagine che raccoglie ciò che la musica e la parola non riescono più a dire. La sua lunga esperienza sui palcoscenici sembra riecheggiare in queste immagini, l’attenzione alla drammaturgia, al ritmo, all’attimo in cui la luce compie il miracolo di trasformare la realtà in poesia.
Quindi, passeggiando tra le sale della galleria “Fonticus”, fino al 4 settembre prossimo, il visitatore non assiste a una semplice esposizione di fotografie ma vive un viaggio parallelo, in cui i luoghi amati di Grbac diventano specchio di luoghi interiori. Ogni immagine porta con sé un frammento di mondo, ma soprattutto un frammento di coscienza. Il suo reportage visivo è un insieme dove non solo confessa il suo sguardo personale sul pianeta, ma offre pure a chi osserva la possibilità di costruire un proprio racconto, ricordando che la fotografia, quando nasce dall’emozione purificata, può ancora essere arte e rivelazione.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































