Vlaho Bukovac, un artista eccezionalmente valido e fecondo

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Vlaho Bukovac, un artista eccezionalmente valido e fecondo
I dipinti di Bukovac riflettono luce, ariosità e spontaneità

La luce della pittura en plein air, una padronanza completa della tecnica artistica e dei segreti del volto e della figura umana, congiunti a uno spirito attento e rivolto alla contemporaneità e a un impegno costante nell’arricchimento culturale dell’ambiente in cui viveva è ciò che caratterizza la personalità e l’opera artistica del grande pittore Vlaho Bukovac (Biagio Faggioni) (Cavtat (Ragusavecchia), 1855 – Praga, 1922) presentata nell’ambito della mostra “Korijeni i krila. Vlaho Bukovac u Zagrebu, Cavtatu i Beču 1893-1903” (Le radici e le ali. Vlaho Bukovac a Zagabria, Ragusavecchia e Vienna 1893-1903), che verrà inaugurata questa sera alla Galleria “Klovićevi dvori” di Zagabria, nell’ambito del ciclo “Vlaho Bukovac in Europa”.

 

Centenario della morte

Il progetto espositivo, che si potrà visitare fino al 22 maggio, è stato realizzato in concomitanza con il centenario della morte di Bukovac, nel 1922. Le autrici della mostra sono Petra Vugrinec e Lucija Vuković, i coautori sono Iskra Iveljić, Irena Kraševac, Dragan Damjanović e Petar Petrović, mentre la curatrice è Iva Sudec Andreis.

La prima mostra del ciclo, “Vlaho Bukovac a Parigi 1878-1892”, era stata allestita nel 2018 e aveva analizzato l’opera di Bukovac dai suoi inizi in America settentrionale, al percorso di studio e quello professionale a Parigi, agli occasionali soggiorni lavorativi in Inghilterra e ai brevi, ma fruttuosi, soggiorni in Croazia, all’epoca parte dell’Impero austro-ungarico, fino al ritorno in patria.

Gli storici dell’arte hanno proposto un’interessante visita guidata della mostra

Un’immagine completa del pittore

La seconda esposizione del ciclo legato a Bukovac è incentrata sulle opere che il pittore creò a Zagabria, all’epoca in cui l’artista diventa la personalità centrale nella vita pubblica della città, un grande mentore della nuova generazione di artisti, mentre la ricchezza dei colori nei suoi dipinti affascina i giovani pittori zagabresi, in seguito riuniti nella Variopinta scuola zagabrese (Zagrebačka šarena škola), un’espressione essenzialmente dispregiativa – come spiegato ieri dalla storica dell’arte Petra Vugrinec durante la visita dell’allestimento organizzata in anteprima per i mass media, salutati questi ultimi dal direttore della Galleria, Antonio Picukarić -, coniata nel secondo dopoguerra, quando la pittura caratterizzata da colori pastello era considerata kitsch. Ora, ha puntualizzato la storica dell’arte, si usa l’espressione Scuola zagabrese, in quanto l’opera di questi pittori è stata rivalutata. L’esposizione si articola in ordine cronologico e analizza nei particolari diversi episodi della vita di Bukovac e il loro influsso sulla sua opera. Il percorso espositivo si avvale pure di materiali d’archivio e di filmati che contribuiscono a costruire un’immagine a tutto tondo dell’artista. Le opere presentate alla mostra sono state prese in prestito da diverse istituzioni museali, come pure da collezioni private, di cui molte finora sconosciute al pubblico.

Grazie a Bukovac, Zagabria diventerà centro di eventi artistici e di iniziative che segneranno gli anni Novanta del XIX secolo, un’epoca di grande sviluppo urbano, industriale e culturale nella capitale. La fase zagabrese di Bukovac è la più florida e produttiva di quest’artista e darà vita ad alcune delle sue opere migliori.

Partecipando nella vita sociale di Zagabria e socializzando con l’élite intellettuale dell’epoca, Bukovac realizzerà una serie di ritratti di famiglie benestanti e nobili come i Vranyczany, i Pongrač, Nossan, Miletić, Farkaš, Crnadak e Berger.

Dragan Damjanović, Petra Vugrinec e Antonio Picukarić

La fase zagabrese

“Quest’allestimento analizza il modo in cui l’arrivo del pittore influisce sullo sviluppo della futura ‘metropoli’ e la sua ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1880 – ha rilevato Petra Vugrinec -. Bukovac arriva a Zagabria nel 1893, all’epoca in cui è in corso l’edificazione dei palazzi più importanti dedicati alla cultura, all’arte e all’industria.

Qui Bukovac avrà un ruolo di spicco, anche perché realizzerà i ritratti delle famiglie grazie alle quali arrivò a Zagabria e le quali diedero il loro contributo alla fondazione di istituzioni come l’Accademia nazionale delle Scienze e delle Arti (HAZU), il Teatro Nazionale Croato, il Padiglione artistico, ecc. che sono effettivamente il nucleo della vita culturale e artistica zagabrese ancora oggi. Nell’ambito di questa mostra abbiamo analizzato il ruolo di Bukovac quale capostipite della Scuola zagabrese e rettificato alcune informazioni errate sulla sua vita”, ha puntualizzato la storica dell’arte.

La mostra propone in prevalenza ritratti

Libertà e spontaneità

Stando allo storico dell’arte Dragan Damjanović, la mostra analizza in prevalenza le opere di Bukovac create nell’ultimo decennio del XIX secolo. Si tratta per la maggior parte di ritratti. “Credo che la pittura di Bukovac fosse apprezzata dall’élite di quell’epoca per lo stesso motivo per il quale attira l’attenzione dei collezionisti al giorno d’oggi (infatti, i dipinti di Bukovac sono i più ricercati e costosi tra le opere croate sul mercato): egli ha raggiunto un equilibrio tra i principi della pittura realistica accademica e la libertà pittorica. Da un lato ha introdotto nella pittura la libertà impressionista, la sua luce, ariosità e spontaneità, mentre dall’altro ha mantenuto le caratteristiche formali dello stile accademico”, ha puntualizzato Damjanović, aggiungendo che all’epoca i ritratti di Bukovac se li potevano permettere soltanto i committenti benestanti, in quanto per le sue opere pubbliche egli poteva guadagnare addirittura 3mila fiorini. Si tratta di una cifra esorbitante, in quanto all’epoca, ad esempio, lo stipendio annuale dell’architetto Hermann Bollé, che ricopriva la carica di direttore della Scuola d’artigianato, ammontava a 1.500 fiorini.

Ritorno alle origini

Oltre alla fase zagabrese, l’allestimento presenta pure una serie di opere che Bukovac realizzò a Cavtat dal 1898 e il 1902, quando fece ritorno alle sue radici e contribuì alla vita sociale e artistica del territorio. Dal punto di vista stilistico, questa è la fase in cui il pittore raggiunse l’apice della sua creatività in una serie di opere en plein air. Dopo quattro anni trascorsi sulla riviera ragusea, con la famiglia si trasferì a Vienna, dove allestì una mostra di grande successo che gli aprì la strada per il suo trasferimento definitivo a Praga. È a Vienna che apporterà alcune modifiche alla sua tecnica pittorica, lavorando su una tela dalla superficie ruvida, applicandovi colori con una quantità minore di olio per ottenere una superficie opaca, ma luminosa, in cui, nei tratti visibili del pennello, si nota una forte influenza della pittura impressionista e post-impressionista francese.

Tra i dipinti c’è anche il celebre Sogno di Gundulić

In occasione del centenario della morte di Bukovac, in aprile nella Galleria “Klovićevi dvori” si terrà un Convegno internazionale su Vlaho Bukovac e la sua opera, organizzato in collaborazione con l’Istituto di Storia dell’arte di Zagabria.

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