«Vivi e lascia vivere» il segreto di Alida Delcaro

Nel corso della sua carriera teatrale, l’attrice, ormai in pensione ma non per questo lontana dal palcoscenico, ha partecipato a numerosissimi progetti sempre con tanto brio

Alida Delcaro. Foto: Željko Jerneić

Una delle attrici più “frizzanti” del Dramma Italiano, la pensionata Alida Delcaro, nel corso della sua carriera teatrale ha partecipato a numerosissimi progetti e sulla scena ha dimostrato brio e talento, soprattutto di fronte al microfono. Uno dei progetti più impegnativi e sicuramente quello che è rimasto più impresso nell’immaginario collettivo di Fiume è “Esercitazione alla vita”, uno spettacolo che ha coinvolto tutti gli attori del Dramma Italiano dell’inizio degli anni Novanta. Delcaro ci ha concesso un’intervista per raccontarci la sua esperienza in merito.
Come si sono svolte le prove per lo spettacolo “Esercitazione alla vita” del 1990?
“Se solo potessi ricordarmi la prima parola, perché è questo quello che resta impresso nella memoria, mi ricorderei forse pure qualche battuta. Non credo che nessuno di noi dimentichi i propri ruoli, basta un minimo per fare riaffiorare il testo, ma senza quello spunto iniziale è ardua. Mi dispiace proprio, ma sono passati troppi anni e non riesco a rievocare niente di concreto. So che facevamo la nostra comparsa nel secondo tempo e che pure durante le prove ci dissero che non era necessario venire subito all’inizio. Mi ricordo che l’organizzazione delle prove era stata fatta in modo molto buono, a spezzoni, perché vista la lunghezza dello spettacolo, avremmo dovuto aspettare per ore il nostro turno e anche per dare la possibilità agli attori che venivano da fuori Fiume, come ad esempio Claudio Misculin da Trieste, che interpretava Mussolini, di venire solo una volta piuttosto che ripetutamente. Quindi, noi ci presentavamo al secondo tempo e il regista ci rimbrottava: ‘chi è nel secondo tempo deve restare a fare l’inchino!’, ma noi eravamo giovani e non vedevamo l’ora di scappare a casa (ride). Forse è questo il motivo per cui ho dimenticato molte cose. Ero giovane e come tutti i giovani forse prendevo un po’ troppo alla leggera gli obblighi a teatro, nel senso che dopo aver adempiuto agli impegni pensavo soltanto al mio tempo libero. Qualche anno più tardi, dopo i quaranta, ho iniziato a guardare il teatro con occhio diverso”.
Non ricorda il ruolo che ha avuto?
“So che noi donne del Dramma Italiano eravamo vestite di bianco e avevamo una maschera. Se non sbaglio in mano tenevamo un’anfora. Ho chiesto ad Elvia Nacinovich di cosa si trattava esattamente e lei mi ha detto che era un rito delle libagioni sulla tomba di Agamennone, ma non ricordo i dettagli. Delle donne c’eravamo io, Dolores Biasiol di Dignano, Rossana Grdadolnik ed Elvia Nacinovich. Credo che le prove siano durate al minimo due mesi, tale era la mole di testo e la complessità”.
All’epoca, le era piaciuto lo spettacolo?
“Sì, mi era piaciuto. Non so come sarà la versione moderna, ma ho trovato l’originale molto interessante, anche per i grandi nomi che lo hanno firmato”.
Com’è stato realizzato il bilinguismo?
“Se non sbaglio, per le parti in lingua italiana c’erano i sottotitoli. Non saprei dire se una lingua ha prevalso sull’altra, ma io me lo ricordo come uno spettacolo in cui l’italiano e il croato erano alla pari. Pure Galliano Pahor, se non sbaglio, parlava in italiano, ma ovviamente posso anche sbagliarmi”.
Quali ricordi ha del Dramma Italiano all’epoca?
“Quando sono venuta a lavorare al Dramma Italiano avevo 33 anni ed erano gli anni Ottanta. Il mio primo amore è stato la musica e ho continuato a cantare anche lavorando a Teatro. Forse questo è stato il motivo per cui all’inizio mi sono sentita un po’ in soggezione, come se mi mancasse l’esperienza e il sapere che avevano i miei colleghi. Sono sempre stata padrona della scena, ma cantare e recitare non sono la stessa cosa e bisogna forgiare gli attrezzi del mestiere, imparare le sfumature e i trucchi usati nella recitazione. È una cosa che è arrivata col tempo, ma al tempo di ‘Esercitazione alla vita’ ero ancora giovane. Se mi chiede com’era la situazione al Dramma Italiano non saprei rispondere, perché ho sempre fatto il mio lavoro in modo molto professionale, cercando di prendere le distanze dai problemi a livello direzionale e per questo motivo non ero al corrente di eventuali instabilità. Una volta svolto il mio lavoro dicevo ‘arrivederci’ e non ci pensavo più”.
Qual era il ruolo dei personaggi italiani in scena nello spettacolo?
“Anche in questo caso non mi sono mai posta troppe domande. Se qualcuno protestava o portava alla luce questioni scottanti, ovviamente reagivo, ma se era solo un problema di interpretazioni, lasciavo passare. Ciò mi ha permesso di trascorrere dei bellissimi anni e lavorare bene, nonostante i problemi, i litigi e le incomprensioni che ci sono sempre in ogni posto di lavoro. Il mio segreto è di pensare sempre positivo e fare quello che mi viene chiesto. Mi sono astenuta da polemiche e forse ho sbagliato, ma il carattere non si cambia. Il mio motto è: vivi e lascia vivere”.

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