«Viva la musica!». Alfi Kabiljo nel racconto di David Danijel

Anni di conversazioni, memorie e materiali d'archivio confluiscono nella monografia dedicata a uno dei maggiori protagonisti della musica croata, pubblicata da "Cantus" e dalla Società croata dei compositori

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«Viva la musica!». Alfi Kabiljo nel racconto di David Danijel
David Danijel, Radojka Šverko e Alfi Kabiljo al “Lisinski” di Zagabria nel 2018. Foto concessa da David Danijel

Di Alfi Kabiljo colpisce, ancora prima della vastità della sua opera, la difficoltà di ricondurne la personalità artistica a una definizione univoca. Compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, si è mosso fra la canzone, il teatro e il cinema con una naturalezza che sembra ignorare gerarchie fra linguaggi e generi, sostenuta da una disciplina severa e da un interesse per la musica rimasto intatto nel tempo. Nelle 270 pagine di “Alfi Kabiljo – Viva la musica! Živjela glazba!” si compone così il profilo di una vita che sembra contenerne tre, per la quantità delle esperienze, delle stagioni creative e delle direzioni intraprese. La monografia firmata da David Danijel, pubblicata da “Cantus” e dalla Società croata dei compositori (HDS), ha però radici più lontane della sua stessa vicenda editoriale. Le pagine portano con sé il tempo di una lunga frequentazione, le conversazioni con lui, le carte raccolte e ordinate negli anni, le fotografie, i ricordi e le testimonianze.

Una materia sedimentata lentamente, nella quale alla ricostruzione dell’opera si accompagna una conoscenza più ravvicinata dell’uomo, dei suoi pensieri e di quella parte della sua storia che difficilmente trovava spazio nelle occasioni pubbliche. Danijel procede così lungo due trame che continuamente si intersecano; da una parte ricostruisce un itinerario che appartiene alla storia musicale croata del secondo Novecento, seguendone titoli, interpreti, palcoscenici e molteplici declinazioni, dall’altra raccoglie la materia irripetibile del racconto in prima persona, quanto Alfi Kabiljo aveva consegnato negli anni ai loro incontri, attraverso memorie, riflessioni e frammenti della propria esperienza umana e professionale. “Viva la musica!” assume allora quasi il valore di una dichiarazione d’intenti. Dietro la straordinaria quantità di composizioni, progetti e collaborazioni permane un legame con la musica coltivato quotidianamente, con rigore, studio e una curiosità che gli anni non avevano attenuato. Ed è forse questo il tratto che più tenacemente sopravvive nelle parole dell’autore, quello di un uomo che, fino alla fine, aveva ancora voglia di musica.

Dare forma a tre vite

Il primo dato che colpisce, sfogliando “Viva la musica!”, è la ricchezza della documentazione. Si ha l’impressione di trovarsi dinanzi un lungo lavoro maturato nel tempo, nel quale confluiscono materiali raccolti in anni diversi. Quanto tempo è stato necessario per arrivare a questa forma definitiva?

“Avevo realizzato il sito internet di Alfi Kabiljo già nel 2010 e vi avevo raccolto gran parte della documentazione. Esisteva dunque una sorta di ossatura, una prima sistematizzazione del suo lavoro che nel corso degli anni si è naturalmente arricchita. In seguito ho realizzato il progetto dedicato a Lidija Percan, ‘Canzoni d’una volta’, pubblicato nel 2022 e accompagnato da otto CD con 198 canzoni, un lavoro che al Maestro era piaciuto molto. Quando è maturata l’idea della sua biografia, l’abbiamo proposta insieme alla Società croata dei compositori, che l’ha accolta, dando così avvio al lavoro vero e proprio sul volume. Potere contare su un patrimonio di materiali già consistente e ben ordinato mi ha certamente aiutato, ma una monografia richiedeva di spingersi molto più a fondo nei particolari e c’era ancora moltissimo da fare. Non l’ho mai vissuto come una fatica. È una materia che appartiene a una mia grande passione e ormai porto gran parte di queste informazioni con me. Se mi proponessero di scriverne una di qualcuno che non sento vicino, probabilmente non accetterei neppure di intraprendere un’opera simile”.
Guardando riunita in queste pagine una tale quantità di opere, esperienze e materiali, si rimane impressionati dalla portata del percorso di Alfi Kabiljo. È forse proprio la visione d’insieme a dare la misura di quanto abbia fatto nel corso della sua vita.

“Sì, è davvero impressionante vedere tutto insieme. Solo allora si comprende fino in fondo quanto sia stata piena la sua esistenza, tanto da dare quasi l’impressione che in una sola vita ne abbia vissute tre. Ed è stata proprio l’ampiezza di questo percorso a rendere particolarmente impegnativo il lavoro sulla monografia. Quando abbiamo deciso di realizzarla, siamo andati insieme dalla Società croata dei compositori a presentare la nostra proposta. La stessa l’ha accolta con grande disponibilità e mi ha lasciato piena libertà per quanto riguardava il numero delle pagine, le fotografie e l’impostazione complessiva del volume. Per me è stato molto importante, considerata anche l’enorme quantità di materiali a disposizione. Durante tutto il lavoro ho inoltre potuto contare sul prezioso sostegno della curatrice Petra Pavić, con la quale ho lavorato anche alla selezione di ciò che sarebbe poi entrato nel libro”.

Una foto di Alfi Kabiljo con dedica a David Danijel. Foto concessa da David Danijel

Anche la veste grafica contribuisce in maniera significativa alla riuscita del volume. Moderna, elegante e accurata, riesce a dare ordine a una mole considerevole di contenuti e ad accompagnare la lettura con grande naturalezza.
“Il materiale era davvero tantissimo e, come già detto, proprio per questo il lavoro di selezione è stato importante. La curatrice mi ha aiutato molto e abbiamo valutato insieme cosa inserire, cosa lasciare fuori e come organizzare il tutto. Volevo soprattutto evitare un libro troppo asciutto. Si parla di musica e si parla di Kabiljo, che aveva una personalità ricca di storie, ricordi, osservazioni. Mi interessava che nel volume entrassero molte sue frasi, che il lettore potesse incontrare direttamente anche il suo modo di raccontare. Per questo ho raccolto dichiarazioni, riflessioni e ricordi dei suoi colleghi e amici, cercando di raggiungere tutte le persone possibili. Alcune non erano più in vita e allora sono andato a recuperare vecchie interviste pubblicate sui giornali, perché desideravo che anche quelle testimonianze vi trovassero posto. Un ruolo decisivo lo ha avuto anche il progetto grafico di Emil Šimik di ‘Econik’. Mi piace moltissimo. Dalla copertina alle pagine interne è moderno, dinamico, lontano dall’idea di una monografia antiquata e pesante. Con una tale quantità di materiale era importante anche il modo in cui il lettore sarebbe stato accompagnato attraverso le pagine. Le reazioni, finora, sono state splendide. Alla presentazione all’Interliber di Zagabria c’era Radojka Šverko, che con Kabiljo ha lavorato moltissimo, e c’erano i suoi figli. Io sono sempre molto critico nei confronti del mio lavoro e proprio per questo sono contento del risultato. Forse un musicologo avrebbe affrontato alcuni aspetti in maniera diversa o li avrebbe scritti meglio, ma non so se sarebbe entrato in una quantità simile di dettagli. Allo stesso tempo bisogna avere misura, una biografia non deve allungarsi soltanto perché si possiede molto materiale. Ho apprezzato tanto, in questo senso, il lavoro su Ibrica Jusić, ‘Čovjek bez kafića’ (L’uomo senza un caffè. ndr.), di Amer Tikveša. Riesce a raccontare l’atmosfera nella quale sono nate determinate canzoni senza perdersi in ciò che non serve. È uno scritto che trovo davvero riuscito”.

Un libro atteso con gioia
Kabiljo partecipò personalmente alla nascita della monografia, seguendone il lavoro mentre prendeva forma. Fino a che punto riuscì a conoscere il progetto prima della sua scomparsa?
“È riuscito a leggere circa l’ottanta per cento del testo e mi dispiace moltissimo che non abbia potuto vedere la grafica e il libro finito. Negli ultimi anni aveva ricevuto molti riconoscimenti, ma penso che questa monografia avrebbe rappresentato una sorta di coronamento per lui. La aspettava con grande gioia”.

La prima presentazione del volume si è tenuta all’Interliber di Zagabria, nel novembre 2025. È stato quello, dunque, il suo esordio pubblico?

“Sì, e successivamente il volume è arrivato a Ossero, nell’ambito delle locali Serate musicali, e poi a Parenzo, dove era presente la sua famiglia. Naturalmente il libro è disponibile anche attraverso il webshop della casa editrice. Mi piacerebbe molto portarlo al Teatro Nazionale Croato ‘Ivan de Zajc’ di Fiume. Credo che sarebbe il luogo giusto, considerando ciò che Kabiljo ha rappresentato per il teatro e anche la storia del musical ‘Jalta, Jalta’”.
Sul piano dei contenuti, l’opera affronta anche i passaggi più difficili della vicenda di Kabiljo, soffermandosi in particolare sugli anni della Seconda guerra mondiale e sulle esperienze vissute in quel periodo.

“Nella sua vita ci sono stati moltissimi momenti felici, ma anche esperienze estremamente dolorose, soprattutto quelle relative alla Seconda guerra mondiale. Era la prima volta che rievocava alcuni episodi con una tale ricchezza di particolari e ritengo fosse importante che questa parte della sua storia trovasse posto nel libro. Lo considero necessario anche di fronte a chi oggi guarda all’ NDH come a una realtà quasi perfetta. È importante che qualcuno testimoni ciò che accadde realmente e dia conto della durezza di quegli anni. Per molto tempo Kabiljo non si era soffermato pubblicamente su queste esperienze; nell’ultima fase della sua vita, invece, aveva avvertito l’esigenza di dare loro voce. Credo abbia fatto molto bene a farlo”.

David Danijel con la sua monografia. Foto cpncessa da David Danijel

«Mi dava ancora del lei»

Quando vi siete conosciuti lei aveva appena ventun anni e, come racconta nel libro, Kabiljo mantenne sempre la forma di cortesia. Una consuetudine che ancora oggi caratterizza anche il rapporto con Radojka Šverko.

“Parliamo di persone con un’esperienza enorme e probabilmente entrambi hanno riconosciuto qualcosa in me, qualunque cosa fosse. Ciò di cui sono particolarmente felice è avere avuto la possibilità di conoscerlo nella sua dimensione più personale. Nelle interviste e nelle apparizioni pubbliche poteva dare l’impressione di essere severo o riservato, mentre in realtà possedeva un grandissimo senso dell’umorismo. Di lui mi colpiva soprattutto il rapporto con la musica; la amava profondamente e ha continuato a viverla fino agli ultimi momenti, conservando una curiosità quasi infantile e una capacità sincera di entusiasmarsi. Mi piacerebbe arrivare alla sua età e provare ancora la stessa fascinazione per ciò che amo. Penso anche a Ljubo Kuntarić, rimasto estremamente prolifico sino alla fine. C’è poi un aspetto che faccio fatica a comprendere; Alfi Kabiljo ha lasciato opere straordinarie che oggi praticamente non vengono eseguite e verso le quali sembra non esserci alcun interesse. Quando si tratta di preservare e valorizzare un patrimonio di questo genere, qui purtroppo non esiste ancora quella cultura che, invece, riconosco in Italia nel modo in cui vengono ricordati e valorizzati cantanti e musicisti”.

Di una produzione tanto vasta e diversa per generi, linguaggi e stagioni, che cosa le sta maggiormente a cuore dell’opera di Alfi Kabiljo? C’è un aspetto che, fra tutti, continua a colpirla in modo particolare?

“È molto difficile scegliere, proprio per la straordinaria versatilità della sua produzione. Anche i miei interessi musicali sono molto ampi e questa varietà è uno degli aspetti che più apprezzo. Basta ascoltare un CD che raccolga alcune delle sue migliori composizioni di musica leggera per accorgersi di quanto siano diverse fra loro; a tratti si potrebbe quasi pensare che non siano state scritte dalla stessa persona. Al di là della varietà dei linguaggi, ciò che mi ha sempre colpito è la serietà con cui affrontava ogni lavoro. Non partiva mai dal presupposto che, essendo Alfi Kabiljo, qualunque cosa avesse scritto sarebbe andata bene. Al contrario, studiava a lungo, si preparava con grande scrupolo e approfondiva ogni particolare prima di arrivare alla composizione. Questa preparazione poteva richiedere mesi. Se un lavoro era ambientato in una determinata epoca storica, si documentava persino sugli strumenti utilizzati in quel periodo e proseguiva la ricerca fino agli aspetti più minuti. Era un metodo fondato su una disciplina eccezionale e su una passione altrettanto profonda, che accompagnava ogni cosa che faceva. E c’è un elemento che, a mio avviso, non dovrebbe essere dimenticato; tutto questo Kabiljo lo ha costruito sostanzialmente da solo, senza potere contare, nel corso della sua attività, su un autentico sostegno istituzionale”.

Una musica… da francobollo
Alfi Kabiljo entra nella filatelia croata. Il 27 agosto le Poste croate hanno posto in circolazione la quarta edizione della serie commemorativa “Hrvatska glazba” (Musica croata), che quest’anno celebra il compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore zagabrese insieme al cantante lirico Krunoslav Cigoj. Ideati dalla designer Ivona Đogić Đurić, i francobolli sono stati stampati in 25 mila esemplari per ciascun soggetto. Porta la firma di David Danijel il testo dedicato ai due protagonisti nel prospetto che correda la serie.

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