Sapete cosa si trova all’indirizzo via Verdi senza numero? In una delle vie più centrali della città sorge un edificio che sfugge alle regole più comuni dell’urbanistica: non ha un numero civico. Ma non si tratta di una dimenticanza né di un edificio qualsiasi. Quelle mura, infatti, aprirono le loro porte ufficialmente il 3 ottobre 1885: esattamente 140 anni fa. L’edificio “senza numero” non è altro che il Teatro cittadino, oggi Teatro Nazionale Croato Ivan de Zajc, un luogo che da oltre un secolo e mezzo incarna l’identità culturale di Fiume.
Si presenta con un aspetto imponente, un’architettura che non può passare inosservata, e che da sempre cattura l’attenzione di chi arriva in città. È una delle mete irrinunciabili per i turisti, che almeno dall’esterno si fermano a contemplarne la facciata, il maestoso porticato e le decorazioni. Davanti all’ingresso principale si estende un parco ordinato, dove campeggia la statua dedicata a Ivan de Zajc, il compositore fiumano di cui il teatro porta oggi il nome. Tra il monumento e l’edificio, quasi a fare da spartiacque, si trova la fontana opera di Dušan Džamonja, definita da molti “sfortunata” per la sua travagliata storia.
Le porte… nascoste
Quello che si nota da lontano è soprattutto la facciata monumentale: un ingresso maestoso sovrastato da un balcone che offre un fantastico panorama sul parco, sul mercato cittadino e sulle vie circostanti. Un balcone raramente accessibile al pubblico, che conserva così un’aura di esclusività. Ma se tutti notano questa entrata, poche persone conoscono le altre porte del teatro, quasi tutte nascoste lungo il lato di via Verdi. Facendo il giro in senso antiorario, subito dietro l’angolo, si trova l’ingresso alla Galleria Ivan Zajc, dedicata alle visite guidate e ai percorsi museali. Poco più avanti ci sono una porta di servizio e quella che viene definita l’entrata “principale” per il personale: qui transitano quotidianamente amministrativi, attori, cantanti, ballerini, musicisti e tecnici. Subito oltre, il visitatore curioso si imbatte inevitabilmente nel portinaio, custode del movimento frenetico che anima il teatro. Un’altra porta, affacciata sul Canal morto, serve invece per introdurre scenografie particolarmente ingombranti. Dal lato opposto, su via Zajc, si aprono due accessi ulteriori: uno riservato al personale e l’altro utilizzato come uscita dai percorsi della Galleria.

Le vie sconosciute
Oggi esistono tre modi per entrare al teatro. Il primo è quello classico: acquistare un biglietto e assistere a una delle numerose rappresentazioni che si tengono tutto l’anno, dalle opere liriche ai concerti sinfonici, dai balletti agli spettacoli di prosa. Questa è l’esperienza più nota e diffusa, che inizia dall’ingresso monumentale e conduce, attraverso gli scaloni laterali, ai posti a sedere distribuiti nei diversi ordini della sala.
Ma ci sono altre vie meno conosciute, che raccontano le trasformazioni sociali e culturali della città. Quando il teatro fu progettato, la società era rigidamente divisa per ceti: l’entrata principale era riservata ai nobili e ai notabili, mentre per studenti e popolani fu predisposto un accesso separato, piccolo e modesto, che conduceva direttamente ai posti più alti della sala. Oggi quell’ingresso introduce alla Galleria teatrale “Zajc”, un percorso museale recentemente rinnovato che offre una visione nuova del teatro, unica in Croazia.

Il «Belvedere Klimt»
La Galleria si sviluppa lungo le rampe di scale laterali e culmina nel cosiddetto “Belvedere Klimt”, all’ultimo piano. Qui i visitatori possono scoprire come nasce la magia della scena teatrale: scenografie, luci, costumi, fotografie, documenti e aneddoti che raccontano non solo la storia del teatro, ma anche il suo funzionamento attuale. Si possono ammirare cappelli, abiti di scena, strumenti musicali, copioni delle opere, ma anche osservare un palco in miniatura che illustra i segreti della regia.

Il percorso inizia simbolicamente con la statua di Ivan de Zajc, prosegue tra manifesti e locandine storiche – compresa quella della prima rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi – e conduce a sale piene di fotografie d’epoca, piante architettoniche e documenti originali. Si incontrano strumenti musicali d’epoca, costumi che evocano decenni di allestimenti, e si arriva infine al Belvedere, da cui si possono ammirare le prime opere pittoriche di Gustav Klimt, create per la volta del teatro fiumano e destinate presto a tornare nella loro collocazione originale.

La capsula del tempo
La visita, che dura poco meno di un’ora, continua tra maschere, vecchi lampadari, pezzi di scena, libri e una sorprendente capsula del tempo rinvenuta anni fa. La Galleria non è solo un museo statico, ma un’esperienza che consente di “vedere il teatro dall’interno”, svelando i suoi segreti.

Gli oltre 300 dipendenti del teatro hanno un ingresso riservato, meno appariscente, che introduce in un vero e proprio labirinto di corridoi e camerini. Qui si trovano i magazzini, i locali per il trucco e la preparazione degli artisti, le stanze per le prove individuali o collettive. Attraverso scale e passaggi si arriva direttamente sul palcoscenico, uno dei più grandi del Paese, dal quale si gode la vista spettacolare della sala capace di accogliere 650 spettatori.
Sotto il palcoscenico si apre la cosiddetta fossa orchestrale o “golfo mistico”, che sembra piccola quando è vuota, ma che diventa imponente quando si riempie di decine di musicisti durante le rappresentazioni. È qui che nasce il suono che accompagna le voci e i gesti degli attori, completando la magia della scena.

Dietro le quinte…
Ma ciò che il pubblico vede è solo il risultato finale. Dietro le quinte c’è un lavoro incessante che coinvolge decine di reparti: scenografi, costumisti, sarte, tecnici delle luci e del suono. Per motivi di spazio, le scenografie e i costumi non vengono più realizzati dentro il teatro, ma nei laboratori allestiti nell’area dell’ex Silurificio Whitehead, che offrono spazi ampi e adeguati. Lì nascono i fondali e gli abiti che, una volta pronti, vengono trasportati e montati nel teatro.

Il Teatro “senza numero” è dunque un luogo totale, che racchiude in sé arte, storia, memoria e lavoro quotidiano. È protagonista assoluto della scena culturale cittadina da 140 anni e continua a esserlo, nonostante le trasformazioni della città e della società. Non è solo un edificio monumentale: è un simbolo di identità collettiva, un testimone del passato e un cuore pulsante del presente, capace di coniugare la tradizione con l’innovazione, l’eredità storica con le nuove forme artistiche.
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