Il dialetto è identità ed è la forma più intima e autentica di espressione. Si può riassumere così la presentazione, rigorosamente in dialetto fiumano, della silloge “S’ciafe salade” della poetessa e scrittrice, nonché caporedattrice del mensile per bambini “Arcobaleno” Tiziana Dabović, tenutasi ieri nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume.
Come spiegato dalla redattrice del volume e presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana della Città di Fiume, Irene Mestrovich, la silloge è frutto di un progetto di promozione della cultura fiumana iniziato diversi anni fa che ha portato a numerose pubblicazioni sul dialetto fiumano realizzate dalle studiose del Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, come pure alla pubblicazione di antologie di scritti in dialetto e ad altri progetti. Irene Mestrovich ha ricordato di aver conosciuto Tiziana Dabović quando entrambe lavoravano alla “Voce del popolo”, rispettivamente in veste di caporedattrice e di grafica. “Lavorando alla silloge ho conosciuto una Tiziana diversa, sensibile a ciò che la circonda, agli affetti familiari e ai ricordi – ha osservato Mestrovich –. Ciò che rende particolare questo volume sono i quadretti di famiglia che oggi non ci sono più, ma che molti di noi ancora ricordano. Molto importante è anche l’utilizzo di parole cadute in disuso”. Opere come questa fanno parte della documentazione inviata al Ministero della Cultura e dei Media con la quale viene richiesto il riconoscimento del dialetto fiumano quale patrimonio immateriale della Croazia, ha ricordato Irene Mestrovich, concludendo che “alla pubblicazione abbiamo lavorato con passione e ci abbiamo messo l’anima”.
La prof.ssa Gianna Mazzieri-Sanković si è detta onorata di aver potuto scrivere la prefazione a questa raccolta importante. “Non sono molto ottimista per quanto riguarda il futuro del nostro dialetto, ma grazie a progetti come questo spero che siamo sulla strada giusta”, ha puntualizzato la studiosa, osservando come il dialetto venga di solito trattato come una Cenerentola ed è così anche in Italia. “Noi semo quatro gati e se non lo mantenimo andemo verso la fine”, ha rimarcato Mazzieri-Sanković, la quale ha proposto quindi una breve biografia di Tiziana Dabović, che per molto tempo teneva i suoi scritti nel cassetto. È stata la scrittrice Nelida Milani a convincerla a pubblicare i suoi versi. “Da quel momento in poi ha iniziato a vincere premio dopo premio, tanto che dal 2016 al 2024 ha vinto ogni anno un premio a ‘Istria Nobilissima’”, ha rilevato.
“S’ciafe salade” è la prima raccolta completa dell’opera omnia di Tiziana Dabović, ha spiegato la docente, soffermandosi sul significato della scrittura femminile, in cui le donne sono depositarie dei valori della famiglia e del focolare. Ha ricordato inoltre che la conservazione del dialetto passa anche per l’uso di parole che con i cambiamenti nella società e della tecnologia cadono in disuso portando all’impoverimento della lingua. Un altro processo che “minaccia” il dialetto è pure l’italianizzazione, ovvero l’uso di parole in italiano invece che in dialetto. “Tiziana Dabović parte da sé stessa, dalla sua individualità e dalla sua famiglia, ma ci regala una memoria collettiva”, ha rilevato la relatrice, stando alla quale nei quadretti di famiglia contenuti nei versi della poetessa e impregnati di ricordi ci sono tutti i profumi e le sensazioni di un tempo. Nelle poesie di Dabović, ha osservato Mazzieri Sanković, c’è un mondo antico che la poetessa vuole ricostruire e far tornare in vita, inserendovi parole pressoché dimenticate. Ha fatto riferimento anche alle poesie che
parlano di guerra e che puntano il dito non soltanto verso chi fa la guerra, ma anche verso chi sta a guardare.
Nella sua riflessione finale, la studiosa ha sottolineato l’importanza dell’uso del dialetto come elemento chiave dell’identità, osservando infine che “come Leopardi ha la sua ginestra, così anche Tiziana ha il suo amolo”. Ai presenti si è infine rivolta l’autrice, dicendosi commossa ed emozionata e ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile la pubblicazione della sua silloge. Ha voluto poi lanciare una sfida a tutti coloro che scrivono di nascosto invitandoli a tirare fuori i loro ricordi, osservando che “scriver le poesie xe
come mandar mesagi in una botiglia”. Alla fine della presentazione, lo storico Giovanni Stelli ha voluto sottolineare che parlare in dialetto in questi territori significa tutelare un patrimonio secolare. La presentazione del volume è stata arricchita dagli interventi dell’attrice e cantante Alida Delcaro, che ha letto alcune poesie tratte dalla silloge.

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