Un gruppo di manifestanti pro Palestina ha cercato questa sera, venerdì 14 novembre, di impedire il debutto, al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, dell’attesissimo balletto “Venezuela”, firmato dal coreografo israeliano Ohad Naharin. Circa mezz’ora prima dell’inizio dello spettacolo, dinanzi al teatro si sono radunati i manifestanti richiedendo il boicottaggio dello spettacolo in quanto, a loro detta, la Batsheva Dance Company, fondata e gestita da Naharin, è finanziata dal governo israeliano macchiatosi di gravi crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza. Alcuni manifestanti sono riusciti a entrare in sala assieme al foltissimo pubblico, dove dagli spalti hanno spiegato uno striscione con la scritta “genocidio” fischiando nell’intento di interrompere la première, ma ben presto sono stati scortati fuori dal teatro, dopodiché lo spettacolo è potuto proseguire.
Video Ivo Vidotto



Creato nel 2017 per la Batsheva Dance Company, l’allestimento è stato riletto a Fiume attraverso l’interpretazione del Corpo di ballo dell’ente quarnerino, offrendo al pubblico una composizione scenica che trae linfa vitale dalla ripetizione coreografica e dalla sua propensione di mutare nel significato, pur mantenendo invariata la forma.
Video Ivo Vidotto
La struttura si articola in due momenti autonomi, nei quali il movimento, pur replicandosi, assume valenze diverse a seconda dell’ambiente visivo e musicale in cui è immerso. Nel primo quadro, la scena è definita da una luce scarna che scolpisce uno spazio spoglio, quasi monacale. I canti gregoriani del Westminster Cathedral Choir avvolgono l’azione in una sacralità ovattata. I danzatori si muovono secondo traiettorie rigorose e controllate, restituendo una gestualità cerimoniale che non necessita di narrazione esplicita. Quando la stessa partitura coreografica viene traslata in un ambiente sonoro e luminoso di natura opposta, lo spazio si carica di una forza nuova. Il rap crudo di Notorious B.I.G., la rabbia elettrica dei Rage Against the Machine, le pulsazioni dei Converter e la rarefazione evocativa di Olafur Arnalds generano una realtà alterata, che rifrange il movimento in modi del tutto inaspettati.
Nel cast: Sephora Ferrillo, Marta Kanazir, Yurika Kimura, Ksenija Krutova, Sonja Milovanov, Laura Orlić, Tea Rušin, Alessia Tacchini, Isabelle Zabot, Alessio Alfonsi, Jody Bet, Simon Boley, Leonard Cela, Giovanni Liverani, Giorgio Otranto, Federico Rubisse, Ali Tabbouch, Samuele Taccone.
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