Il terzo appuntamento della “Primavera di letteratura” alla Comunità degli Italiani di Pola ha visto la visita del giovane scrittore Marco Lazzarin, nell’occasione del primo anniversario della pubblicazione del suo romanzo di debutto “L’ultima primavera di Kronenberg” (ed. Garzanti). Ospitato da Vito Paoletić, che ha fatto gli onori di casa a nome della CI, Lazzarin ha rivelato che questa è anche la sua prima visita in Istria.
“Lazzarin, insegnante d’inglese, trevigiano di nascita – ha detto Paoletić – è venuto proprio da noi anche non potendo credere che ci fosse un luogo dove si parli il ‘suo’ dialetto, al di fuori del Veneto”. “Qui a Pola mi sento quasi a casa”, ha svelato l’autore. Il dialetto è una figura onnipresente nel romanzo, ma anche nella vita di Marco Lazzarin, siccome ama dire di essere “nato in dialetto, cresciuto in italiano e aver studiato in inglese”. Lazzarin si è appassionato della lingua inglese e soprattutto la letteratura americana ed è andato a studiarla. Dopo una breve parentesi alla Biennale di Venezia, è tornato nelle acque letterarie e ha finalmente iniziato a scrivere il libro che diventerà “L’ultima primavera di Kronenberg”.
Il romanzo come tale è un po’ anche la sua storia. Segue un giovane di Treviso, Jacopo Meneghel, che è appassionato della letteratura inglese – sembra familiare? Un giorno, essendosi iscritto a un programma universitario tramite il quale gli studenti hanno l’opportunità di accogliere e fare da guida a grandi scrittori, Jacopo ospita il suo idolo d’infanzia, Kronenberg, ispirato più o meno dal suo mito nella vita reale, Philip Roth. Come tutti gli incontri con gli idoli d’infanzia, non scorre tutto come Jacopo vorrebbe, e trova Kronenberg brusco e scontroso, che non ha nessuna voglia di andare a visitare Venezia per un congresso. Vorrebbe invece tornare a casa. E così, Jacopo trova il coraggio per portare Kronenberg a casa sua, e poco a poco, durante il loro tempo trascorso insieme, Kronenberg, da mito, diventa un uomo, mentore di Jacopo, ed è Jacopo che diventa l’eroe, e scrive il suo primo romanzo che è un successone.
Si va così da Treviso, a Venezia, in Inghilterra, e si finisce sulle grandi avenues di New York. Dalla casa, dal dialetto, fino al mondo e alla realizzazione dei sogni.
Il romanzo è dunque il coronamento delle esperienze e dei sogni di Marco Lazzarin, che lo definisce come una letteratura seria, ma con un tono divertente, che non maltratta i lettori con il suo stile. Abbiamo menzionato parecchie volte la lingua e la sua opposizione o sintonia con il dialetto, e Marco ha poi anche rivelato che questo romanzo, inizialmente, lo ha cominciato a scrivere in inglese. Lazzarin voleva fare un po’ come Joseph Konrad, polacco, che ha avuto i suoi maggiori successi in inglese. Ma la sua mentore gli ha raccomandato di riscriverlo in italiano, suggerendo che a differenza di Konrad, “la sua realtà è quella italiana”. Scriverà dunque in italiano, il che gli ha lasciato spazio di scrivere anche in dialetto veneto, che viene usato quando Jacopo si trova a casa o con amici intimi. L’italiano lo usa in pubblico e l’inglese con Kronenberg, e qui si vede la differenza dell’uso della lingua.
Avere Kronenberg, inglese ma tedesco di origine ebraica come uno dei protagonisti, dice Lazzarin, “è un’esperienza europea che non è limitata da confini”. L’autore ritiene pure che il libro parla di come comprendiamo gli altri tramite le loro storie (vere o false) e che ciascuno di noi è lo scrittore di sé stesso.
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