Una serata spumeggiante in occasione del Carnevale

Al Teatro Nazionale Croato «Ivan de Zajc» di Fiume si è esibita l’Orchestra sinfonica fiumana con in veste di solisti Wladimir Kossjanenko, Juraj Marko Žerovnik e Viktor Čižić

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Una serata spumeggiante in occasione del Carnevale
Una parte dell’Orchestra sinfonica fiumana diretta dal Maestro Krečič. Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

In concomitanza con il periodo di Carnevale, che ieri a Fiume ha raggiunto il culmine con la tradizionale Sfilata internazionale in Corso, il piacevole concerto sinfonico tenutosi sabato sera al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” è stato inaugurato con la composizione per due pianoforti e orchestra “Il carnevale degli animali” (Le carnaval des animaux, Grande fantaisie zoologique) di Camille Saint-Saëns. L’Orchestra sinfonica fiumana, qui in versione ridotta, e i solisti Juraj Marko Žerovnik e Viktor Čižić hanno proposto le spumeggianti pagine del compositore francese sotto la direzione del Maestro Simon Krečič.

Il Maestro Simon Krečič.
Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

L’opera più celebre di Saint-Saëns
“Il carnevale degli animali” è l’opera più celebre di Saint-Saëns, composta a Vienna nel febbraio 1886. Venne eseguita in ambito privato il 9 marzo 1886, in occasione della festività del martedì grasso, nella casa del violoncellista Charles-Joseph Lebouc. Infatti, secondo quanto richiesto dal compositore stesso, la composizione avrebbe dovuta essere data alle stampe ed eseguita pubblicamente solo dopo la sua morte che avvenne nel 1921. L’unica eccezione fu “Il cigno”, che venne utilizzato nel 1905 da Michel Fokine per il celebre assolo di danza. La prima esecuzione pubblica del “Carnevale degli animali” si ebbe il 26 febbraio 1922, a Parigi, al Théâtre Municipal du Châtelet, 36 anni dopo la sua composizione e un anno dopo la morte dell’autore. Questa divenne la partitura più caratteristica di Camille Saint-Saëns, in quanto è pervasa da toni umoristici, canzonatori e ironici, in linea con il carattere e lo spirito del Carnevale.
L’opera si compone di 14 brani molto brevi nei quali il compositore “descrive” un animale utilizzando elementi musicali. La comicità e l’ironia vengono spesso ottenute con citazioni esplicite di brani e motivi musicali conosciuti. Uno dei più divertenti e più noti a un pubblico più vasto è l’utilizzo, nel brano “Tartarughe”, del celeberrimo can-can dell’“Orfeo all’inferno” di Jacques Offenbach, originariamente un incalzante galop, che viene qui proposto in versione lenta, evidentemente “adattato” per imitare l’andatura lenta delle tartarughe.
Se nei primi brani l’Orchestra ci è sembrata un po’ indisposta e l’atmosfera in sala generalmente un po’ sottotono, con il passare del tempo l’esecuzione acquistava sempre più energia. I due pianisti hanno eseguito la loro parte con precisione e coinvolgimento. Alcuni dei brani più riusciti sono stati lo splendido e suggestivo “Acquario” con la sua atmosfera sognante e misteriosa, “Il cigno”, con l’espressivo assolo del violoncellista Giovanni Genovese, e il brioso “Finale”, nel quale sia i pianisti che l’Orchestra hanno offerto un’interpretazione piena di verve, guidata nel suo stile espansivo dal Maestro Krečič.

Juraj Marko Žerovnik e Viktor Čižić con il Maestro Simon Krečić.
Foto: HELENA LABUS BAČIĆ

La viola, uno strumento trascurato
La serata è proseguita con il Concerto per viola e orchestra, Sz. 120, BB 128 di Béla Bartók, che ha visto in veste di solista il violista Wladimir Kossjanenko.
Nel gennaio 1945, Bartók viveva da cinque anni a New York, dove si era trasferito per sfuggire agli orrori della Seconda guerra mondiale, quando venne contattato dal violista scozzese William Primrose che lo pregò di scrivere un concerto per la viola. Anche se già molto provato dalla malattia, Bartók acconsentì, trovando probabilmente intrigante l’idea di comporre un’opera impegnativa per uno strumento che non era preso molto in considerazione, salvo da pochi compositori. Infatti, lo stesso Primrose definì la viola come uno “strumento in pensione”. Bartók scrisse a Primrose a settembre per informarlo che il Concerto per viola e orchestra era stato già abbozzato e che restava soltanto da scrivere la partitura orchestrale. Purtroppo, il compositore ungherese non riuscì a completare il Concerto, in quanto si spense il 26 settembre al West Side Hospital di New York dove era stato ricoverato d’urgenza a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Ad assumersi l’incarico di completare l’opera fu l’allievo di Bartók, il pianista Tibor Serly, che iniziò a lavorare alla partitura soltanto nel 1947, due anni dopo la morte del suo maestro. Il Concerto per viola venne eseguito il 2 dicembre 1949 dall’Orchestra sinfonica di Minneapolis con Primrose nel ruolo di solista, e pubblicato l’anno successivo.

In primo piano a sinistra il violista Wladimir Kossjanenko.
Foto: HELENA LABUS BAČIĆ

Straordinaria inventiva
Il Concerto per viola e orchestra è una composizione di straordinaria inventiva, in cui la viola si afferma come uno strumento versatile, capace di grande virtuosismo, espresso con precisione e sensibilità da Wladimir Kossjanenko. Gli interventi solistici si sono compenetrati in maniera naturale con quelli dell’Orchestra, gestiti con autorità dal Maestro Krečič. Particolarmente incisivo è stato il secondo movimento, Adagio religioso, in cui Kossjanenko ha interpretato la sua parte con trasporto emotivo, sostenuto dalla fantasiosa orchestrazione. Kossjanenko ha dimostrato scioltezza e brillantezza anche nel terzo movimento, Allegro vivace, caratterizzato da un ritmo incalzante e da melodie che ricordano il folklore ungherese. Al termine della sua esibizione, il solista ha premiato il pubblico con un bis: una Sarabande di J.S. Bach.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

La Scozia come ispirazione
Il concerto si è concluso con la Terza sinfonia in la minore, op. 56 nota come “Scozzese”, di Felix Mendelssohn. Questa fu composta dal 1829, data del viaggio in Scozia del compositore, al 1842, anno in cui si ebbe la stesura finale della sinfonia. La partitura reca una dedica alla regina Vittoria. Venne eseguita per la prima volta a Lipsia nel 1942. Come dichiarato da Mendelssohn, l’ispirazione a scrivere la sinfonia gli giunse durante il suo viaggio in Gran Bretagna nel 1829, quando, dopo una serie di esibizioni di successo a Londra, assieme a un amico intraprese un viaggio in Scozia. Durante la visita alle rovine di una cappella presso Holyrood Palace a Edimburgo ebbe l’idea per la composizione. Nel 1831 smise di lavorare al pezzo, ma vi ritornò nel 1841 e la completò nel 1842. Anche se si tratta della quinta e ultima sinfonia di Mendelssohn a essere completata, fu la terza a essere pubblicata, per cui divenne nota come Sinfonia n. 3.
La Terza sinfonia è stata senza dubbio l’apice della serata. L’Orchestra sinfonica fiumana ha espresso tutta la raffinata bellezza di questa composizione, in cui le ampie melodie sono state eseguite dai violini e riprese dalle altre sezioni con un autentico afflato romantico. Il Maestro Krečič ha tenuto saldo il controllo dell’organico, il quale ha seguito attentamente le sue indicazioni. Ha dato così vita a un’interpretazione dinamica e sentita, che ha saputo toccare gli animi dei presenti. L’intera sinfonia, per quanto tipicamente romantica per il tumulto di sentimenti che esprime, è pervasa tuttavia da un senso di serenità. Questo è evidente nel secondo movimento, Vivace non troppo, al quale segue il delicato Adagio, che ispira un senso di calma e di nostalgia. L’ultimo movimento, Allegro vivacissimo-Allegro maestoso assai, si presenta invece trascinante, mentre ciascuna sezione dell’Orchestra è qui venuta in risalto.
Calorosi e lunghi applausi del pubblico.

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