Una rilettura storica demitizzante e decolonizzante

Presso l'Art cinema di Fiume ha avuto luogo il secondo appuntamento del «Teatro filosofico» moderato da Srećko Horvat, con ospite il regista fiumano Igor Bezinović

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Una rilettura storica demitizzante e decolonizzante
Un fermo immagine del docu-film

Il secondo incontro del “Teatro filosofico”, svoltosi presso l’Art cinema di Fiume, ha ospitato un evento di particolare rilievo che ha visto come protagonista il talentuoso regista fiumano Igor Bezinović, autore del docu-film “Fiume o morte!”, ibrido narrativo che racconta i sedici mesi dell’occupazione italiana del capoluogo quarnerino, fresco vincitore del massimo premio al prestigioso 54esimo International Film Festival Rotterdam (IFFR) e quello della critica internazionale, il FIPRESCI Award. La serata, introdotta dalla sovrintendente del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, Dubravka Vrgoč e dalla direttrice della cineteca fiumana, Slobodanka Mišković, nonché moderata dal filosofo Srećko Horvat, ha proposto ai numerosi convenuti un’ampia panoramica sulla genesi e il significato della realizzazione documentaristica, permettendo una riflessione approfondita sul ruolo del cinema nel reinterpretare la storia. Bezinović ha esordito parlando della recente accoglienza del film in Italia, dove le anteprime di Venezia e Trieste hanno sollevato dibattiti appassionati. Nonostante alcune reazioni critiche, legate in particolare al trattamento della memoria delle foibe e alla percezione storica degli eventi, a sua detta il film è stato generalmente ben accolto, a conferma dell’importanza di riconsiderare episodi storici controversi in chiave cinematografica. Il regista ha rilevato come la distribuzione italiana sia stata più cauta rispetto a quella croata, dove la pellicola è stata promossa con maggiore entusiasmo, rimarcando che, tuttavia, l’interesse crescente per “Fiume o morte!” lascia presagire un dibattito sempre più acceso e diffuso.

Dubravka Vrgoč e Slobodanka Mišković

La demitizzazione di D’Annunzio
Sollecitato da Horvat a raccontare la nascita del suo interesse per l’occupazione dannunziana di Fiume, Bezinović ha spiegato che risale a vent’anni fa, quando, ancora studente di filosofia e sociologia presso l’Ateneo zagabrese, venne influenzato dal testo “La zona autonoma temporanea” di Hakim Bey, in cui la vicenda fiumana è annoverata tra le Utopie pirata, un concetto che inizialmente lo affascinò, ma che più in là lo fece altresì sospettare che qualcosa non tornasse e capire che doveva approfondire la questione con una rigorosa ricerca storica. A suo dire, la stessa lo ha portato a concludere che l’impresa dannunziana non fu un’utopia libertaria, bensì una macchina di guerra, un’occupazione militare sostenuta da interessi politici ed economici ben precisi.
In tale contesto, attraverso l’opera, Bezinović ha cercato di decostruire l’immagine mitizzata di D’Annunzio, sottolineando le complessità e le contraddizioni dell’evento storico. Durante la discussione, è emersa una riflessione sulla singolare fascinazione della sinistra per il poeta e drammaturgo italiano, nonché, a tale riguardo, sono stati citati episodi storici emblematici, come la scatola di caviale inviatagli da Lenin e il tentativo di Antonio Gramsci, a detta di Horvat storicamente documentato, di incontrarlo nel 1921. Bezinović, pur riconoscendoli, ha espresso una certa cautela nell’interpretarli, sostenendo che Lenin potrebbe aver elogiato D’Annunzio con intento polemico nei confronti del Partito Socialista Italiano. La sua analisi si è poi estesa alla natura della leadership dannunziana e alla sua capacità di catalizzare consensi attraverso un uso sapiente della propaganda e dell’estetica.

Dimensione militare e propaganda
A tale proposito, ha individuato tre elementi fondamentali per la comprensione dell’impresa dannunziana: la dimensione militare, la propaganda estetica e il sostegno capitalistico. Per ciò che concerne il primo punto, il regista ha evidenziato come l’occupazione fosse sostenuta da un esercito di circa 10mila uomini, armati in maniera sproporzionata, e come il mito dell’utopia fosse in realtà una costruzione narrativa. L’estetizzazione della politica, caratteristica dell’epoca, fu determinante nel creare consenso, anticipando alcune tecniche che sarebbero state ampiamente utilizzate dal fascismo. Inoltre, il ruolo del capitalismo fu centrale: l’occupazione di Fiume, ampiamente foraggiata da banche, capitali e massoneria italiani, rispondeva a precise logiche economiche legate al controllo del porto e delle risorse industriali della città. D’Annunzio, noto per le sue capacità oratorie e propagandistiche, venne sfruttato come strumento per legittimare un’operazione strategica di più ampio respiro.
Nel corso del dibattito si è fatto riferimento anche alla prima documentazione cinematografica del saluto romano/dannunziano/nazifascista presente nel film “Fiume o morte!” e legata all’uso simbolico che D’Annunzio ne fece. Horvat ha collegato questo aspetto al presente, menzionando il ritorno alla ribalta delle cronache dello stesso per tramite di Elon Musk. Bezinović ha osservato che il connubio tra capitale, esercito e propaganda continua a ripetersi nei sistemi di potere contemporanei, rendendo ancora oggi attuale la riflessione sulla politicizzazione dell’estetica.

Igor Bezinović e Srećko Horvat

La collettività protagonista
A seguire, il filosofo ha ribadito che un elemento distintivo della cinematografia di Bezinović è l’assenza di un protagonista individuale a favore di una narrazione corale, spiegando che già nel film “Il blocco” (2012), inerente all’occupazione della Facoltà di Filosofia a Zagabria nel 2009 contro i tagli all’istruzione, la collettività emergeva come soggetto centrale, riflettendo la volontà del regista di rappresentare movimenti e dinamiche sociali piuttosto che singoli eroi. Anche in “Fiume o morte!” la città stessa, come pure i suoi cittadini, diventa il personaggio principale, con le sue contraddizioni e i suoi strati storici compresenti. Il metodo di Bezinović, influenzato dai suoi studi filosofici e sociologici, nonché dalle esperienze con cineasti come Želimir Žilnik e Peter Watkins, si basa su un processo di decostruzione della narrazione tradizionale, conferendo ai suoi film un valore non solo artistico, ma anche documentaristico e formativo.

La scelta delle immagini
Un altro tema affrontato nel corso della serata è stato il ruolo delle fonti iconografiche nella costruzione del film, in merito al quale Bezinović ha dichiarato di avere visionato migliaia di fotografie e documenti d’epoca, cercando di selezionare immagini capaci di restituire la complessità dell’occupazione di Fiume. In tale contesto, ha altresì riferito di avere collaborato con esperti del settore, come il fotografo Paolo Calassini, autore della fotomonografia “Fiume”, nonché di avere consultato archivi prestigiosi, tra cui quello del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Ha sottolineato che ogni scelta fotografica contribuisce a plasmare una specifica narrazione, motivo per cui il film non pretende di fornire una verità assoluta, ma piuttosto una lettura critica e articolata degli eventi.
Interrogato sulla possibilità di un’occupazione simile a quella di Fiume nel mondo contemporaneo, Bezinović ha espresso scetticismo, affermando che già all’epoca la stessa non fu realmente autonoma, ma risultò funzionale agli interessi politici italiani. Tuttavia, ha osservato che strategie analoghe di occupazione e controllo si manifestano ancora oggi in contesti geopolitici complessi, come nel caso di Gaza, dove emergono dinamiche di dominio territoriale e sfruttamento economico.

Bezinović e i fiumani
L’incontro si è concluso con svariate domande da parte del pubblico, tra cui quella relativa al rapporto tra il regista e i residenti fiumani, in merito ai quali ha rilevato la sua volontà di coinvolgerli attivamente nel processo cinematografico, non trattandoli come semplici comparse, bensì quale parte integrante della narrazione. A tale riguardo, ha raccontato di avere organizzato durante le riprese svariati momenti di formazione e discussione, spiegando loro il contesto storico delle scene per creare una partecipazione consapevole e significativa.

L’evento ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico

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