Una grande lezione di vita

Lo spettacolo «Un cuore più grande di me stesso», che ha inaugurato la nuova stagione del Teatro dei burattini di Fiume, ha offerto un’esperienza unica al pubblico

Zlatko Vicić nei panni dell’orso Ursa

L’esperienza teatrale per i bambini è importante, innanzitutto perché li introduce nel mondo dell’arte scenica e delle esibizioni dal vivo, e in secondo luogo perché trasmette dei valori e delle esperienze che non si possono acquisire guardando uno schermo, piccolo o grande che sia. Il Teatro dei burattini di Fiume, di anno in anno, trova sempre modi nuovi di sfruttare il potenziale offerto dal teatro per ragazzi, sia che si faccia uso di marionette o meno. La nuova produzione, che ha aperto la stagione teatrale 2021/2022 è “Un cuore più grande di me stesso” (Srce veće od mene samog) dell’autrice e regista, Tamara Kučinović.

 

Senza scenografia o costumi

Solitamente negli spettacoli per bambini si fa uso di molti elementi colorati, effetti speciali, giochi di luci, molle, calamite, animazione e altri elementi che attirano l’attenzione dei più piccoli e rendono la scena una specie di luna park teatrale. Lo spettacolo “Un cuore più grande di me stesso” è l’esatto contrario di ciò cui lo spettatore è abituato. Non ci sono marionette e gli attori indossano dei semplici pantaloni e felpa neri. La scena è vuota, non c’è alcun elemento scenografico, lo sfondo è nero e le luci sono bianche. Zlatko Vicić, nei panni dell’orso Ursa, consegna una letterina ai bambini che entrano nella sala dando loro appuntamento in cima al colle. Una volta riunitisi, all’inizio dello spettacolo, Ursa inizia l’allestimento virtuale della scena. Tutti gli elementi che compongono la casa, ovvero il cuore dell’orso Ursa, vengono mimati. Ursa descrive una soffice e comoda poltrona, immagina e mima un grammofono e una volta mimato, inizia a suonare la musica dal disco; mima una tazza di latte caldo alla cannella, una bella e ricca libreria, anche se lui non sa leggere, ma si limita a guardare le immagini nei libri, una bella vasca grande piena d’acqua, accanto alla quale c’è una collezione di saponi profumati e oli essenziali. I bambini vengono guidati, dunque, a immaginare una baita nel bosco, con attorno un bell’orto pieno di verdure e un barbecue. È questa la scenografia dell’ultimo progetto del Teatro dei burattini: la fantasia degli spettatori.

Lo spettacolo è privo di scenografia

Caduta della quarta parete

Un altro elemento decisamente inusuale è l’inserimento del pubblico all’interno della performance. Gli attori, nel corso di tutto lo spettacolo, sono seduti tra gli spettatori e partecipano gridando, ridendo o lanciando delle battute. L’orso Ursa parla e si rivolge quasi sempre ai bambini, pone loro delle domande, chiede consiglio, si confessa. Gli spettatori non sono restii a rispondere e a partecipare al gioco, anche perché si sentono coinvolti personalmente nella vicenda e chiamati in causa se ciò che succede è causato da uno di loro, ovvero da uno degli attori seduti tra di loro.

Il difficile tema dei traumi

A differenza del clima gioioso e spensierato degli altri progetti teatrali del Teatro dei burattini, la nuova produzione ha una profondità e un peso che non la rendono adatta ai bambini in età prescolare e forse nemmeno a quelli delle classi inferiori della scuola elementare. Il tema di base sono i traumi in seguito ai quali le persone (in questo caso gli animali del bosco) iniziano ad evitare gli ambienti e le pratiche che prima consideravano piacevoli. Il coniglio, ad esempio, visita l’orso, che gli promette tante verdure, un bel pranzo e una grande amicizia, ma diventa diffidente nel momento in cui gli pare di vedere nell’orso l’animale feroce che ha rapito e mangiato la sorella. L’alce scappa quando sente che nel cuore dell’orso sono invitati tutti gli animali, in quanto è insofferente degli spazi affollati. Accusa Ursa che è impossibile amare tutti e che deve per forza scegliere uno o due amici da invitare. La puzzola si ritira quando Ursa la invita a giocare a palla perché il gioco le ricorda un’amica persa molti anni prima. Il riccio ha paura di pungere e di fare del male agli altri, mentre il serpente è stato abbandonato dal compagno e da allora non è più stato lo stesso.

Il trauma si perpetua

Ogni animale, reagendo allo stimolo che fa scattare i ricordi negativi, inizia a comportarsi in malo modo, rompe, grida, scappa, offende, distruggendo a poco a poco il bel cuore dell’orso Ursa. Alla fine il personaggio è rannicchiato per terra triste e desolato e il suo cuore è danneggiato proprio come quello degli altri. A dare inizio al processo di risanamento è la formica, che gli spiega che l’importante è stare bene con sé stessi. In seguito verranno anche gli altri a stare con noi. L’orso deve godersi la vita senza aspettarsi nulla dagli altri, che verranno quando saranno pronti o forse non verranno mai, ma va bene così. Si tratta di una grandissima lezione di vita, che forse non è stata colta dai bambini, ma lo è stata dai genitori. In ogni caso, alla fine di questo spettacolo, non nuoce parlare con i bimbi per spiegare loro i motivi delle azioni di ogni singolo personaggio e le conseguenze che possono avere per noi e per gli altri.

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