Il giornalista e redattore della “Voce del popolo”, ora in pensione, Dario Saftich, ha ottenuto nel 2025 il Premio alla carriera nell’ambito della 58esima edizione del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” con la seguente motivazione: “Figura nota nel panorama del giornalismo, in particolare quello legato alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, Dario Saftich ne è sempre stato preciso e informato testimone. Giornalista e commentatore politico del quotidiano ‘La Voce del Popolo’ e collaboratore di Radio e Tv Capodistria, nell’ambito della sua carriera si è dedicato con coerenza e obiettività all’analisi della storia, della politica, dei cambiamenti sociali che hanno caratterizzato la Croazia e la Slovenia, con un focus su Fiume e l’Istria e sull’identità culturale della Comunità italiana. In passato ha già vinto, più volte il Premio giornalistico ‘Paolo Lettis’, che onora chi racconta la realtà della CNI nelle terre di confini dell’Adriatico orientale. Questo riconoscimento alla carriera, gli arriva nel momento del pensionamento e vuole testimoniare l’impegno, la dedizione, la responsabilità e competenza dimostrate nel percorso professionale”.
Un riconoscimento, dunque, che valorizza la diligenza e la professionalità che Dario Saftich ha sempre dimostrato nel corso della sua illustre carriera trattando argomenti complessi e delicati con tatto e competenza.
Trattandosi di un premio alla carriera, a differenza dei premi vinti alle precedenti edizioni di “Istria Nobilissima”, si può dire che esso ha una valenza diversa per lei?
“Ha sicuramente una valenza diversa perché coincide praticamente con il mio pensionamento alla ‘Voce del popolo’. È un premio per l’attività complessiva che giunge a conclusione del mio percorso lavorativo e rappresenta per me una grande soddisfazione, siccome è un riconoscimento per l’impegno profuso nel lavoro in tanti anni al giornale. Direi che sia anche un riconoscimento per la ‘Voce del popolo’ perché se guardiamo la motivazione del premio e quelle per i premi ‘Paolo Lettis’ annuali, possiamo dire che esso confermi il fatto che la ‘Voce’ ha saputo difendere sempre con coerenza i diritti della minoranza, ha saputo interpretare fedelmente quelle che sono le sensazioni e le necessità della minoranza italiana e del nostro territorio in senso lato. È anche una conferma che la ‘Voce’ ha saputo seguire puntualmente tutto quanto riguarda i rapporti tra gli Stati nell’alto Adriatico e in tutto il territorio di insediamento storico della minoranza, dall’Istria alla Dalmazia, senza dimenticare nessuna realtà. Questo riconoscimento arriva a coronamento dei premi precedenti e mi rende lieto, ma dovrebbe essere una fonte di soddisfazione anche per il nostro quotidiano, che ha dimostrato in tutti questi anni di essere all’altezza della situazione, di essere fedele portavoce e interprete di quelle che sono le esigenze della CNI e di saper difendere la sua posizione storica”.
La nostra storia e le nostre tradizioni
Qualche settimana fa il dialetto fiumano è stato inserito nel Registro dei beni culturali immateriali della Repubblica di Croazia. Un altro motivo di soddisfazione per lei?
“Certo. Il dialetto fiumano è una delle tante varianti del dialetto veneto nell’Adriatico orientale e quindi il fatto che sia riconosciuto come bene culturale della Croazia significa che lo Stato è ben consapevole della valenza storica di queste parlate e della loro presenza autoctona ed è sicuramente un pungolo a tutti i fiumani, ma anche ai parlanti dell’istroveneto e dell’istrioto, a continuare a coltivare queste parlate, a non vergognarsi di esse, ma di esserne orgogliosi perché rappresentano la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni e se consideriamo che sono parlate affini a quelle dell’Italia orientale sicuramente hanno uno spazio geografico molto vasto al quale rifarsi. Se consideriamo che dietro c’è anche la storia della Serenissima, del veneziano come lingua franca del Mediterraneo, sicuramente c’è da essere orgogliosi. Nel caso fiumano, ovviamente, è la ciliegina sulla torta degli sforzi profusi dai fiumani per tenere in vita questo dialetto. Si tratta certamente di un incoraggiamento e come tale va vissuto per continuare sulla strada seguita finora. Ovviamente, dobbiamo essere consapevoli che tutte le parlate locali tendono a esaurirsi, ma è importante che si cerchi anche di trascrivere questo dialetto, di registrarlo perché tutto questo rimanga ai posteri”.
Nel corso della sua carriera di giornalista ha sempre lavorato nel settore della Politica, o si è cimentato anche in altri campi?
“Quando ho cominciato a lavorare, abbiamo dovuto fare un po’ di gavetta anche nello Sport e nella Cronaca, ma è stato necessario scrivere qualche articolo pure per la Cultura. Tutto questo è stato utile perché il linguaggio giornalistico sportivo viene mutuato spesso anche nel linguaggio politico e culturale. Il giornalismo è tutt’uno per cui tutte le esperienze negli altri settori mi sono servite, mi hanno arricchito e sicuramente servono anche a tutti i giovani giornalisti che intraprendono questo mestiere. Anche se nel caso di una minoranza come la nostra la cultura è politica e la politica è cultura. Possiamo incidere nel mondo politico tanto quanto siamo capaci di incidere da un punto di vista culturale”.
Una nuova fase
Ha sempre amato scrivere? Anche da bambino?
“Direi di sì, ma bisogna considerare che la scrittura è anche fatica. Quando si comincia a scrivere c’è sempre l’angoscia del foglio bianco. È una passione, ma anche un impegno e le due cose vanno di pari passo”.
Segue ancora con lo stesso interesse le vicende politiche? Si dedica ad altre attività ora che è in pensione?
“Seguo sempre con immutato interesse sia ciò che riguarda la politica che la cultura, che le questioni della CNI, ma il fatto stesso di essere in pensione e di non avere l’impegno quotidiano mi permette di essere spettatore interessato a tanti eventi culturali che avvengono al pomeriggio. La pensione mi permette di seguire tutti quegli eventi e attività che non potevo seguire quando lavoravo in pianta stabile. Il pensionamento è una scelta difficile, di vita, ma come per i calciatori, arriva il momento di ‘appendere le scarpe al chiodo’. Non è stata una scelta indolore, ma si è aperta una nuova fase che cerco di riempire in vari modi, seguendo soprattutto gli eventi culturali e le varie attività di cui è ricca la Comunità degli Italiani”.
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