Un romanzo come atto d’amore alla verità

Nel Salone delle Feste della CI di Fiume è stata presentata l'ultima fatica letteraria di Valerio Di Donato

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Un romanzo come atto d’amore alla verità
La serata letteraria nel Salone delle Feste. Foto: RONI BRMALJ

Accolto con calorosa partecipazione presso la Comunità degli Italiani di Fiume, “La via di Emilio” (Ronzani Editore, 2025), ultimo lavoro del giornalista Valerio Di Donato, è stato al centro di un incontro che ha saputo coniugare letteratura, memoria e coscienza storica. La serata è stata introdotta con finezza dalla professoressa Rina Brumini, la quale ha dialogato con l’autore conducendo il pubblico in una riflessione profonda sulla struttura narrativa e sul valore umano dell’opera. Di Donato, firma autorevole del “Giornale di Brescia”, ha ricordato i primi incontri con Giacomo Scotti e ha spiegato la scelta di raccontare la sua vicenda attraverso la forma romanzesca, preferita a un profilo biografico, per offrire una narrazione più coinvolgente e autentica. Un racconto che restituisce la complessità di una figura come Scotti: poeta, scrittore, intellettuale ribelle, protagonista indocile e luminoso del Novecento europeo. All’intervento dell’autore si è aggiunto quello dell’editore Beppe Cantele, che ha illustrato la linea editoriale di Ronzani, sottolineando l’originalità di un’opera in cui si fondono con equilibrio rigore documentario, invenzione narrativa e una prosa dal tratto raffinato e misurato.

Valerio Di Donato, Giacomo Scotti e Rina Brumini.
Foto: RONI BRMALJ

Il viaggio controcorrente di Emilio
Nel romanzo, Giacomo Scotti si cela, in modo trasparente, dietro il nome fittizio di Emilio Sergi. Come ha sottolineato Brumini, una scelta dettata dal rispetto e pudore di proteggere senza nascondere, evocare senza violare. Il protagonista, giovane campano, sceglie di muoversi in direzione opposta rispetto all’esodo degli italiani d’Istria e Dalmazia e negli anni del dopoguerra si trasferisce a Fiume, spinto da un sogno socialista che, con il tempo, rivelerà la propria ombra. Il romanzo affronta il clima teso della Jugoslavia postbellica, tra sospetti, repressioni e confini ideologici. Emilio/Giacomo costruisce in quel contesto un’identità inquieta ma coerente, refrattaria al potere, fedele alla parola come strumento etico ed esistenziale. Durante l’incontro, Di Donato ha ricordato alcuni momenti emblematici della vita di Scotti: gli articoli su “La Voce del Popolo”, i testi coraggiosi sulla prigione politica dell’isola Calva (Goli Otok), dove Tito rinchiudeva gli oppositori interni. La denuncia, fatta con chiarezza e coraggio, gli è costata l’isolamento, ma ha contribuito a far emergere una verità scomoda. Lo scritto segue il filo di una memoria che attraversa più di ottant’anni, dalle speranze del secondo dopoguerra al disincanto degli anni Novanta, fino all’attuale Europa, attraversata da nuove inquietudini. Accanto a Emilio, la figura di Dorina, ispirata alla consorte di Scotti, rappresenta un delicato contrappunto: presenza paziente e affettuosa, custode del quotidiano e dell’equilibrio familiare.

Un dialogo con il tempo
Elemento distintivo del romanzo è l’introduzione della Voce, un alter ego interiore che accompagna Emilio nella sua riflessione esistenziale, una presenza viva e ironica, a volte tenera, a volte incalzante, che interroga, provoca e richiama il passato. Emilio la chiama Robertino, omaggio affettuoso a Roberto Murolo, anche se questa voce, invece che cantare, stimola la memoria e suggerisce il bilancio di una vita. Attraverso questo espediente narrativo, Di Donato esplora i nodi irrisolti della memoria, intrecciando piani temporali, flashback, interrogativi etici. Emilio, e con lui Giacomo, emerge nella sua interezza, fragile ma saldo nei principi, lucido anche nella vecchiaia, radicato nel passato ma capace di leggere l’attualità con disincantata lucidità. Presente alla serata, Giacomo Scotti ha preso la parola per ringraziare Di Donato, riconoscendosi con emozione nel personaggio di Emilio. Accompagnato dalla moglie Dorina, ha condiviso con il pubblico una poesia dedicata al mare, simbolo della sua esistenza errante, definendolo valvola dell’anima e luogo d’infanzia ritrovata.

Memoria, coscienza, libertà
“La via di Emilio” è emerso dalla serata come un libro di memoria, ma anche di responsabilità e speranza. Brumini, Cantele, Di Donato e lo stesso Scotti hanno offerto al pubblico una testimonianza intensa sull’importanza della parola come atto etico e civile. Romanzo denso ma limpido, colto ma accessibile, “La via di Emilio” è il racconto di un uomo e di un secolo, di un’epoca complessa e di una scelta coraggiosa. È, soprattutto, un invito a pensare con la propria testa, a coltivare la memoria come forma di resistenza, a credere ancora nella forza della parola come strumento di verità.

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