Un ricordo del Beato Bonifacio, figura umile ma carismatica

Alla CI di Cittanova presentato il volume di Mario Ravalico

0
Un ricordo del Beato Bonifacio, figura umile ma carismatica
Foto di Nicole Mišon

A dare il benvenuto al pubblico e agli ospiti è stata Cristina Fattori, presidente della Comunità degli Italiani di Cittanova, aprendo una serata di profondo coinvolgimento dedicata al Beato don Francesco Bonifacio. Il luogo scelto non è casuale: Cittanova fu infatti la prima parrocchia amministrata dal giovane prelato nel 1937. L’evento ha visto la presentazione del libro “Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio” di Mario Ravalico, affiancato da Mate Mekiš, presidente della CI di Crassiza e figura chiave nella ricerca delle spoglie del sacerdote.

Umili origini

I due hanno ripercorso le tappe del Beato, dalle umili origini al martirio. “Ordinato a Trieste, don Bonifacio ebbe come prima parrocchia proprio Cittanova – spiega Mekiš –. Arrivò con il piroscafo ‘Nesazio’ e fu accolto da una folla festante che lo accompagnò in processione fino alla canonica”. In questa località, Ravalico ha trovato testimonianze fondamentali: “La signora Ines Manzoni ci raccontò storie bellissime che confermarono i miei studi. Dieci anni fa, con don Luka, iniziammo le ricerche nei registri parrocchiali, rintracciando persino testimonianze vicine ai suoi uccisori, nonché la tomba di uno di essi”.

Il Beato era una figura umile ma carismatica, capace di ascolare gli altri. “All’epoca un prelato entrava in casa o per la benedizione della casa o per un funerale, don Francesco cambiò questa abitudine e iniziò a frequentare i parrocchiani, avvicinandosi così alla gente comune – ricorda Ravalico –. Ma solo due anni dopo venne mandato a Crassiza, una parrocchia sperduta rispetto a Cittanova, dove però trovò il modo di riunire la cittadinanza e creare gruppi di aggregazione come la canteria, l’oratorio, il pallone, creando una vita sociale locale”. Proprio questa capacità di attirare a sé la folla fece sì che il movimento partigiano nutrisse diffidenza nei suoi confronti, spiegano i due esperti. “Negli anni duri della guerra Bonifacio dimostrò grande misericordia, dando degna sepoltura a chiunque, indipendentemente dall’appartenenza politica, fino al fatidico 11 settembre 1946”, sottolinea Mekiš.

Foto di Nicole Mišon

Il mistero

Oggi, sebbene i responsabili e il movente siano noti, il luogo dell’uccisione e della sepoltura restano un mistero. “Negli anni sono emerse varie ipotesi a riguardo, nel 2011 l’emanazione da parte del Sabor croato di una legge che prevede l’individuazione, l’identificazione e la sepoltura di coloro che sono stati fatti sparire dal regime jugoslavo, ha accelerato le ricerche – spiega Ravalico –. Sono stati ritrovati dei resti umani nella foiba di Martinesi, ma appartengono a una ragazza, poi si è pensato che le spoglie si potessero trovare in un angolo del bosco di Levade, ma mancavano indizzi per indirizzare lì le ricerche. Infine, dopo varie ipotesi, grazie alla testimonianza di una novantatreenne, le ricerche si concentrano ora nel piccolo cimitero di San Vito, presso Peroi, appena fuori Grisignana – spiega Ravalico –. È un campo santo piccolo, ma non si può scavare a caso”.

All’incontro ha partecipato Gianfranco Bonifacio, nipote del Beato, precisando che l’identità dei responsabili dell’uccisione dello zio rimarrà riservata. Una decisione presa nel segno della continuità con l’insegnamento di don Francesco, affinché prevalga il perdono sulla pubblica condanna.

In chiusura, il parroco don Maksimilijan Buždon ha offerto una riflessione sull’attualità: “In tempi di estremismi, il Beato Bonifacio è un esempio che ci dimostra come sia sempre possibile scegliere la strada del bene”.

Foto di Nicole Mišon

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display