Un professore, un amico, un esempio: Umago abbraccia Pippo Rota (foto)

Una serata tra ricordi, musica e affetto per celebrare l'eredità di un uomo che ha segnato la Comunità nazionale italiana

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Un professore, un amico, un esempio: Umago abbraccia Pippo Rota (foto)

Essere consapevoli del proprio passato e delle proprie radici significa possedere basi solide per affrontare il presente e dirigersi a gonfie vele verso il futuro. Lo dimostra in modo emblematico la Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” che, presso il Teatro cittadino “Antonio Coslovich”, a dieci anni dalla scomparsa del compianto e mai dimenticato Giuseppe “Pippo” Rota, gli ha dedicato una serata tra riflessioni e risate. Un tributo a colui che è stato non solo presidente del sodalizio umaghese, ma anche professore, giornalista, autore, sceneggiatore, preside delle istituzioni scolastiche in lingua italiana del territorio, presidente dell’Assemblea dell’UI, presidente e vicepresidente del Consiglio della minoranza italiana autoctona della Città di Umago e vicepresidente della Regione istriana. La serata letterario-musicale “Insieme per Pippo… Un omaggio in parole, musica e immagini” ha rappresentato una passeggiata nella vita e nelle passioni del connazionale attraverso le sue commedie, i ricordi di amici e collaboratori, le canzoni di grandi e piccini, i resoconti di TV Capodistria e de “La Voce del popolo”.

Ad aprire l’incontro è stata la presidente della CI di Umago Floriana Bassanese Radin, la quale emozionata ha ricordato la figura di Giuseppe Rota e la sua importanza, non solo per la cittadina, ma per tutto il territorio. Il filo rosso all’evento è stata la filodrammatica, la stessa istituita da Pippo, che per il professore ha rappresentato un momento di svago tra i molteplici impegni professionali e istituzionali. Conosciuto come uomo elegante, distinto e rispettato, Rota aveva sempre la battuta pronta unita alla capacità di saper sdrammatizzare.

L’amore per l’italiano e per il dialetto

Dai ricordi degli anni a Radio Capodistria emerge il suo grande attaccamento alla canzone “Mamma” cantata per l’occasione da Sergio Preden Gato, accompagnato alla tastiera da Edi Acquavita. Chi non lo conosceva personalmente, grazie alla radio e alle molteplici interviste televisive, ha potuto apprezzarne la proprietà di linguaggio, che andava a braccetto con l’amore e l’attaccamento al dialetto. Infatti, Pippo ha scritto tutte le sue commedie in istro-veneto, mentre l’unico dramma è in lingua italiana. “Maledetti confini”, componimento dedicato ai duri anni del dopoguerra, è composto nell’idioma standard proprio per fare conoscere la nostra storia a tutta l’Italia. Uno spezzone è stato letto nel corso della serata assieme ad altri sketch tratti dalle sue commedie, quali: “Xe tuti parenti stretti”, “Sposarse ogi” e “Clienti esigenti”, il tutto sotto l’attenta regia di Bruna Alessio Klemenc.

A salire sul palcoscenico anche i minicantanti, guidati da Maura Miloš e Teo Biloslavo, che hanno interpretato “Girotondo intorno al mondo”, un inno alla pace e alla fratellanza. Non sono mancate le interviste a persone che lo hanno conosciuto da vicino, come quella a Silvano Pelizzon, prima alunno, poi collega di Rota,all’insegna del ricordato degli anni della scuola e dell’importanza della figura del maestro. Maurizio Tremul, presidente dell’UI è ritornato con la mente all’inizio della sua carriera, quando viaggiavano assieme per promuovere l’Unione Italiana e sostenere le Comunità, in anni difficili e delicati. Non potevano mancare interventi di amici e attori della filodrammatica, come ad esempio Pino Degrassi e Ondina Šimičić, senza scordare la testimonianza della signora Maria Grazia Fabbri”.

Momenti musicali

Altri momenti musicali sono stati regalati da Stefano Hering, accompagnato alla tastiera da Leonardo Klemenc, con “Io che amo solo te” e dal coro misto della CI “Fulvio Tomizza”, guidato dal dirigente Walter Lo Nigro che ha eseguito “Pescador” e “Chi che Umago vien”. Lorella Fermo ha regalato al sodalizio le caricature di Fulvio Tomizza e Giuseppe Rota, punti fermi non solo della CI ma di tutta la Comunità nazionale italiana. A questo toccante omaggio si aggiunge la lettera di Roberta Dubac in ricordo degli anni in cui aveva collaborato con Pippo alla Regione istriana.

La serata ha visto il teatro gremito di persone, tra cui numerose autorità: Furio Radin, parlamentare eletto nelle file della CNI e vicepresidente del Sabor, Jessica Acquavita, vicepresidente della Regione istriana per la minoranza nazionale italiana, Maurizio Tremul, presidente dell’UI, Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Mauro Jurman, vicesindaco della Città di Umago, Slavica Šmalc, assessore locale all’Amministrazione generale e alle Attività sociali, Claudio Stocovaz, sindaco di Grisignana, Giuseppina Rajko, viceconsole onorario d’Italia a Buie, oltre a numerosi presidenti delle CI e rappresentanti della CNI. L’evento è stato organizzato dalla Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” in collaborazione con l’UI, l’UpT, l’Ufficio per i diritti umani e per le minoranze nazionali della Repubblica di Croazia, il Consiglio delle minoranza nazionali, inoltre vede il patrocinio del Consolato generale d’Italia a Fiume, nonché il sostegno e il finanziamento del Consiglio della minoranza autoctona della Città di Umago.

Un’eredità importante

L’ospite d’onore è stato senz’altro il figlio, Maurizio Rota, il quale, emozionato, ha ammesso che quella di Umago è stata una serata in cui si sono alternate risate e lacrime. Giuseppe Rota non è stato un santo, ma un uomo con pregi e difetti: “Pippo è stato un papà ingaggiato nel mondo del sociale dal primo momento, ancor prima che nascessi. Lo ricordiamo bene, come un valido papà, però forse nel privato poteva dedicarsi un po’ di più alla sua famiglia, cercava di fare pesare ugualmente le cose, ma il campo sociale era la sua ispirazione maggiore – ha commentato Maurizio -. È stata una serata a 360 gradi, un regalo meraviglioso. Ho solo un piccolo rimpianto: mia mamma non è riuscita a vederla”. L’eredità lasciata da Pippo Rota alla CNI ha un valore enorme e inestimabile, ma che cosa rimane di lui nel figlio? “Credo di aver ereditato il suo rispetto per gli altri, per chi lavora, per chi si applica nel sociale e anche la sua pazienza – ha commentato Maurizio -. Papà aveva un rimpianto, diceva che quando un contadino lavora vede il suo risultato, lui invece non vedeva nessun frutto, anche se devo dire che la serata ha confermato un po’ il contrario… qualcosa è rimasto”. È rimasto molto più di qualcosa: se oggi la Comunità nazionale italiana è una realtà viva e ben radicata nel territorio è merito anche di persone come Pippo Rota.

 

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