Un premio europeo e l’abbraccio della città: festa per «Fiume o morte!»

Ai piedi del Monumento alla Liberazione in Delta, celebrati Bezinović e i protagonisti del miglior documentario del Vecchio continente

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Un premio europeo e l’abbraccio della città: festa per «Fiume o morte!»

Oggi, 20 gennaio, nel tardo pomeriggio, nello spiazzo che circonda il Monumento alla Liberazione in Delta, Fiume si è raccolta in un abbraccio corale fatto di riconoscenza, orgoglio e memoria. In questo luogo denso di storia, tra le acque dell’Eneo, si è celebrata l’identità profonda della città e il potere evocativo della sua narrazione ritrovata. In uno spazio aperto alla cittadinanza, tra i riflessi dorati della luce invernale e le note che si diffondevano nell’aria, si è svolta la cerimonia pubblica in onore del film “Fiume o morte!”, insignito del European Film Award per il miglior documentario europeo dell’anno, riconoscimento assegnato nel corso della 38ª edizione tenutasi a Berlino. Il pubblico, animato da un forte senso di appartenenza e consonanza, è affluito numeroso, dando vita a un organismo collettivo e partecipe. L’incontro si è aperto con un momento musicale affidato al coro femminile VIS Vladarice, noto per il suo impegno civile e culturale, che ha eseguito i brani “La Fiumana” e “Ay Carmela”, proposti come richiami alla storia sociale della città e alla sua tradizione di attenzione ai diritti, alla solidarietà e all’antifascismo. Nel breve commento introduttivo è stato ricordato come il repertorio dell’ensamble affronti temi legati alla parità di genere, alla solidarietà, ai diritti dei lavoratori e alla responsabilità collettiva, in piena sintonia con il discorso culturale del documentario. A seguire, i giornalisti di Radio Fiume e Radio Rijeka, Selina Sciucca, in lingua italiana-fiumana, e Dražen Zima, in lingua croata, hanno ufficialmente aperto l’appuntamento, salutando le autorità cittadine e regionali – la sindaca Iva Rinčić e il presidente della Regione litoraneo-montana, Ivica Lukanović – e ringraziandoli per la loro presenza.

«Con tuta l’emozion che gavemo»

Il loro intervento ha evocato la forza di un progetto che ha riattivato il legame profondo tra il capoluogo quarnerino e la sua storia, ricordando come il premio berlinese rappresenti un traguardo storico, essendo la prima pellicola croata a ricevere questo prestigioso riconoscimento. “Ogi semo qua, in un posto simbolico, che ricorda le soferenze e le divisioni che qualsiasi regime totalitario ghe porta dala gente comune. Semo qua per condivider tuti insieme un momento storico, un momento de orgoglio per la nostra Fiume e farghe i auguri – con tuta l’emozion che gavemo, e la xe forte – a Igor Bezinović e al suo team. Con tanta modestia e semplicità i ga portado alto el nome dela nostra cità, facendoghe conosser la storia de Fiume e el dialeto fiuman a l’Europa e al mondo”, ha rimarcato Sciucca.
È stato inoltre ripercorso il percorso internazionale dell’opera che, in meno di un anno, ha raccolto oltre trenta premi, segnando una svolta nel panorama del cinema nazionale. Con uno stile inventivo e personale, il film ha saputo ricostruire la complessa e controversa vicenda della Reggenza Italiana del Carnaro, affidando il racconto agli stessi cittadini del capoluogo quarnerino, divenuti interpreti della propria memoria collettiva. La pellicola, prodotta da Restart con la coproduzione di Nosorogi (Slovenia) ed Erica Barbiani per l’Italia, ha debuttato al 54° Festival di Rotterdam, dove ha conquistato il premio principale e quello della critica FIPRESCI. Da allora ha attraversato oltre cinquanta festival nel mondo, ricevendo numerosi riconoscimenti, tra cui sei Arene d’oro al Pola Film Festival, ed è stata candidata dalla Croazia agli Oscar e ai Goya. I giornalisti hanno infine sottolineato il ruolo centrale dell’Art cinema di Fiume, che ha ospitato cento proiezioni del film, raggiungendo più di 20mila spettatori.

Fiume, oltre il nazionalismo

Subito dopo, il regista Igor Bezinović è stato invitato a salire sul palco, accolto da un lungo e caloroso tributo sonoro da parte del pubblico. Con partecipazione emotiva e lucidità, l’autore ha illustrato il significato profondo di un’impresa nata oltre un decennio fa, frutto di una relazione viscerale con la città di Fiume, che da sempre lo abita e lo ispira. Ha voluto dedicare idealmente la vittoria alla cittadinanza fiumana, autentica protagonista del film e del suo lungo processo di gestazione. Nel corso dell’intervista condotta da Zima, Bezinović ha raccontato l’esperienza vissuta a Berlino durante la cerimonia degli European Film Awards, descrivendo l’attesa come un momento privo di segnali preliminari, quasi noioso, spiegando che i candidati non vengono informati in anticipo dell’esito e che l’annuncio arriva soltanto al termine della manifestazione.
Nel prosieguo della conversazione, il regista ha affrontato il tema dell’attualità del documentario, ricordando di aver iniziato a lavorare al progetto senza immaginare che il contesto contemporaneo ne avrebbe reso il messaggio ancora più urgente. Ha osservato come oggi il discorso pubblico europeo sia fortemente orientato verso l’aumento degli investimenti militari, la produzione bellica e la costante individuazione di nuovi nemici. In questo scenario, a suo dire, le posizioni critiche nei confronti della militarizzazione vengono spesso derise o liquidate come ingenue. L’autore ha quindi richiamato un parallelismo storico, rilevando che già nei primi anni del Novecento, prima dell’impresa dannunziana, l’Europa era attraversata da un acceso confronto tra chi si opponeva alla guerra e chi sosteneva lo sviluppo dell’industria militare. Una frattura analoga, a suo avviso, attraversa anche il presente. Per questo motivo ha ribadito l’importanza di riaffermare, anche attraverso il cinema, una posizione apertamente contraria alla guerra, al nazionalismo e alla normalizzazione della violenza. In conclusione, Bezinović ha sottolineato come il successo della pellicola nei festival internazionali dimostri l’esistenza di un pubblico disposto ad ascoltare una voce critica, che spesso fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico contemporaneo.

La partecipazione cittadina

Un passaggio dell’incontro è stato dedicato al metodo di lavoro adottato durante la realizzazione dell’opera. Il regista ha ricordato come, nel 2020, attraverso la stampa locale, i social media e la radio, fosse stato lanciato un appello pubblico rivolto all’intera cittadinanza. Le adesioni sono state numerose e molte delle persone presenti ieri hanno preso parte alle riprese. Non tutti, purtroppo, hanno potuto trovare spazio nel montaggio finale per esigenze narrative, ma l’ampiezza della risposta ha confermato il forte coinvolgimento della città. Tra i protagonisti vi è stato anche Lovro Mirth, chiamato sul palco per interpretare il brano “Nostra patria è il mondo intero”, celebre ritornello della canzone rivoluzionaria “Stornelli d’esilio”, scritta nel 1895 da Pietro Gori.
Al termine della suggestiva esibizione, Sciucca ha spiegato ai presenti il significato della scelta musicale, ricordando che si tratta di un canto nato in ambito anarchico, fondato sui valori della libertà, della fraternità tra i popoli e della solidarietà universale, un testo che rifiuta ogni forma di nazionalismo e propone una visione del mondo basata sulla dignità delle persone e sulla convivenza. Concluso l’intervento musicale, è stato il regista stesso a invitare sul palco i membri del cast e della troupe. Tra questi, gli interpreti che hanno incarnato Gabriele D’Annunzio in sette forme e linguaggi differenti: Andrea Marsanich, Albano Vučetić, Cico Večerina e Ćenan Beljulji (assenti Izet Medošević, Massimo Ronzani e Tihomir Buterin). Non da meno le voci narranti – Renzo Chiepolo, Sara Marsanich, Lovro Mirth, Silvana Zorich, Noemi Dessardo e altri interpreti – che hanno dato corpo a una memoria viva e affiorante. Sono stati quindi presentati anche i collaboratori tecnici e artistici, tra cui Sara Jakupec alla direzione del casting; Tajči Čekada, Manuela Paladin Šabanović e Goran Malčić per i costumi; Ana Jurčić, Eric Guerino Nardin e Zoran Medved per il suono; Anton Spacapan per la scenografia; Hrvoje Nikšić e Giovanni Maier per la colonna sonora. Alla sceneggiatura e alla ricerca hanno contribuito Ante Zlatko Stolica, Federico Carlo Simonelli, Nika Petković e altri collaboratori. Presente anche Tiziana Dabović, autrice delle traduzioni in dialetto fiumano.

Un percorso che continua

Nel suo intervento conclusivo, Igor Bezinović ha ricordato come il documentario prosegua il proprio percorso di distribuzione internazionale. Tra le tappe più significative ha citato la programmazione al cinema Metrograph di New York, uno degli spazi di riferimento per il cinema indipendente negli Stati Uniti, aggiungendo che nuove proiezioni sono previste in Paesi e contesti ancora da esplorare. L’incontro si è concluso con una simbolica foto di gruppo, a suggello dello spirito di appartenenza, identità e comunione che ha attraversato l’intero percorso dell’opera. L’atmosfera, intrisa di calore e partecipazione emotiva, ha restituito un sentire collettivo fatto di consapevolezza storica e condivisione. Dove un tempo correvano confini, oggi fluisce una narrazione plurale e rigenerante. E nel susseguirsi di voci, immagini e gesti, Fiume ha ritrovato sé stessa con una chiarezza nuova.

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