Un idioma custodito e tramandato con orgoglio

In scena alla Casa di cultura di Giurizzani il terzo atto di «Coremo su e zo pe’l palco»

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Un idioma custodito e tramandato con orgoglio
Il numeroso pubblico

GIURIZZANI

Prosegue con crescente partecipazione e immutato fervore culturale il cammino di “Coremo su e zo pe’l palco”, la rassegna in dialetto istroveneto dedicata ai cori e alle filodrammatiche della CNI, inserita nel ricco cartellone della quindicesima edizione del Festival dell’istroveneto. Questa volta, grazie alla preziosa collaborazione della Comunità degli Italiani di Matterada, è stata la sala della Casa di cultura di Giurizzani ad accogliere il terzo appuntamento, trasformandosi in un autentico crocevia di tradizioni, emozioni e appartenenza. Ad aprire la serata sono state Alexandra Buić ed Emma Markov, autentiche presentatrici, che con garbo e spontaneità hanno salutato il numeroso pubblico e ricordato i prossimi appuntamenti del Festival. Particolare attenzione è stata rivolta alla serata di sabato prossimo, quando a Tribano, nel Veneto, si terrà il primo dei tre appuntamenti di “Dimela Cantando”, che dopo la seconda tappa di Isola, in programma il 20 giugno, culminerà con il gran finale e le premiazioni di sabato 27 giugno nella suggestiva cornice di Piazza del Duomo a Buie. Le conduttrici hanno inoltre ricordato come il vasto programma di eventi artistici e culturali del Festival sia costantemente aggiornato sul sito www.istroveneto.com e sulle pagine social della manifestazione.

Il Coro misto CI Buie

Storie e radici
La serata ha dovuto registrare una variazione dell’ultimo momento. Il gruppo della Comunità degli Italiani di Salvore, che aveva preparato con cura canti e testimonianze dei lavori di un tempo, non ha potuto presenziare per cause di forza maggiore. Attraverso le parole delle presentatrici è stato tuttavia possibile rendere omaggio a “Salvore ala Veciaia”, realtà nata all’interno della CI di Salvore e da sempre impegnata nella salvaguardia della lingua, delle tradizioni e dell’identità del territorio. A colmare l’assenza del gruppo salvorino è stata una proposta non meno significativa e di alto valore culturale, anch’essa intimamente legata alla tutela dell’istroveneto e alla conservazione delle tradizioni. È stata Alexandra Buić a condurre il pubblico in un affascinante viaggio attraverso il “Favolario de Maimaiola”, opera dei fratelli Anselmario e Filippaccio Manzimm, ritrovata e restaurata nel 2017 da Marko Radolović con prefazione di Rosanna Bubola. Delle nove favole che compongono la raccolta, è stata proposta “El porcospin e i tarasachi”, una delicata narrazione capace di trasmettere con semplicità e profondità valori universali quali l’amicizia, l’accettazione di sé e il rispetto reciproco. Un momento di raffinata intensità, accolto con sincero apprezzamento dal pubblico.

Alexandra Buić con “El favolario…”

Da Isola a Capodistria
La scena è quindi passata al Coro “Haliaetum” della Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi” di Isola, che ha regalato agli spettatori una prova di grande eleganza interpretativa. Sotto la direzione magistrale di Nicola Štule, il coro ha eseguito “Me compare Giacometo” e “Sotto la pergolada”, due brani restituiti con armoniosa sensibilità e impeccabile equilibrio vocale. L’ensemble isolano ha saputo coniugare rigore musicale e genuina espressività, ricevendo calorosi e meritati consensi.
A seguire, la scena è stata conquistata dalla filodrammatica “Cademia Castelleon” della Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria, che ha presentato “Zeligando tra i aplausi e la storia”, testo originale ideato dagli stessi componenti del gruppo. Sotto la regia e la guida artistica di Bruna Alessio Klemenc, gli interpreti hanno dato vita a una rappresentazione vivace, intelligente e coinvolgente, che intreccia ironia e memoria collettiva con ammirevole naturalezza. Una performance brillante e raffinata che ha saputo conquistare il pubblico grazie alla spontaneità degli attori e alla qualità del lavoro scenico.

Il coro della CI “Pasquale Besenghi degli Ughi” di Isola

Il Festival più bello del mondo
Il gran finale è stato affidato al Coro misto della Comunità degli Italiani di Buie, magistralmente diretto dal maestro Maurizio Lo Pinto, che ha suggellato la serata con un’esibizione di profondo sentimento identitario. L’intenso e commovente “Inno all’Istria” ha saputo toccare le corde più profonde dell’animo, suscitando emozioni autentiche e un palpabile senso di appartenenza. Con “Dimelo, Dimelo” il coro ha poi infuso calore e coinvolgimento, per concludere con uno straordinario e festoso pot-pourri di canzoni popolari buiesi, autentico omaggio alla tradizione e alla memoria collettiva. Una chiusura di rara suggestione, che ha unito solennità e gioiosa partecipazione.
A suggellare una serata intrisa di cultura, identità e condivisione è stato il rituale che ormai accompagna ogni edizione del Festival. In un’unica, corale esclamazione partita dalle presentatrici, pubblico e protagonisti hanno dato voce allo slogan che da anni ne incarna lo spirito: “Viva el Festival de l’istroveneto, che ze el festival… più bel del mondo!”
E ancora una volta, tra applausi e sorrisi, è stato evidente come il Festival dell’istroveneto continui a rappresentare un prezioso presidio di memoria, una straordinaria celebrazione dell’identità e una vibrante testimonianza dell’amore per una lingua e per una tradizione che continuano a vivere grazie alla passione di chi le custodisce e le tramanda con orgoglio.

La Filodrammatica della CI “Santorio Santorio” di Capodistria

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