Domani, alle 19.30, il sipario del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume si solleverà su “West side story”, capolavoro assoluto del musical del Novecento che, sotto la regia e l’elaborazione coreografica di Leo Mujić, si prepara a riscrivere il mito di “Romeo e Giulietta” tra le ombre e le luci di New York, trasformando il palcoscenico in un crocevia di culture, tensioni e desideri. L’ultima prima della stagione si annuncia come un’esplosione di energia, bellezza e malinconia, un affresco sonoro e visivo che attraversa i confini del tempo per raccontare ancora, e forse più che mai, il dramma eterno dell’amore ostacolato e della violenza urbana. La partitura leggendaria di Leonard Bernstein, intrisa di jazz, ritmi latini e suggestioni sinfoniche, sarà affidata all’Orchestra sinfonica dello “Zajc”, sotto la direzione del M° Valentin Egel. Intorno a questa architettura musicale si stringono tutti gli ensemble artistici del teatro: il Dramma Croato, il Dramma Italiano, l’Opera e il Balletto, affiancati da numerosi artisti ospiti, per un’impresa teatrale che si fa coralità e incontro.
Una pièce moderna
L’opera, che fin dalla sua prima rappresentazione ha saputo sovvertire le convenzioni del teatro musicale tradizionale, arriva a Fiume con una messa in scena moderna e intensa, riportando sul palco il conflitto eterno tra appartenenza e desiderio, odio e possibilità di riscatto. La rivalità fra Jets e Sharks diventa simbolo di una frattura sociale profonda, e il sentimento tra Tony e Maria si accende come una fiamma fragile, destinata a brillare in uno spazio che li respinge. Due diversi cast si alterneranno nei ruoli principali, offrendo al pubblico una pluralità di sguardi su una storia che, pur nella sua tragica semplicità, continua a interrogarci. La scenografia di Stefano Katunar e Aleksandra Ana Buković, i costumi firmati da Manuela Paladin Šabanović, le luci di Aleksandar Čavlek e la drammaturgia curata da Bálint Rauscher, anche assistente alla regia, compongono un ambiente scenico curato fin nei minimi dettagli. Una produzione realizzata in collaborazione con Music Theatre International, garanzia di qualità e fedeltà al testo originale.
Racconti da dietro le quinte
Ma è dietro il sipario, nel fermento paziente delle prove e nella voce degli attori, che si svela l’essenza più autentica dello spettacolo. Il contributo del Dramma Italiano, con sei interpreti coinvolti in ruoli diversi, offre uno sguardo prezioso sul percorso artistico che ha portato alla nascita di questo progetto.
Elena Brumini, chiamata a vestire i panni dell’energica Anita, ha raccontato il suo ingresso in “West side story” come l’avverarsi di un sogno a lungo custodito. “Pensavo che sarebbe rimasto solo un desiderio”, ha confessato. La notizia della sua assegnazione al ruolo l’ha colta di sorpresa e, al tempo stesso, le ha suscitato una profonda gratitudine poiché l’esperienza all’Accademia di musical a Bologna ha lasciato un segno indelebile e ora quel percorso trova nuova linfa sul palcoscenico fiumano. Per la brava e versatile attrice affrontare il genere significa mettersi in gioco su più fronti, senza scorciatoie: canto, danza e recitazione devono viaggiare insieme, con pari intensità. E riconosce nel collettivo artistico dello “Zajc” un valore umano e professionale raro, rilevando che “abbiamo attori fantastici, non solo nei Drammi, ma anche nell’Opera e nel Balletto. Persone capaci di dare verità e coerenza ai propri personaggi”. Condivide il ruolo di Anybodys con Serena Ferraiuolo, collega che ammira profondamente, e proprio nel confronto quotidiano, nei momenti di fatica e nei piccoli gesti di sostegno reciproco, trova la dimensione più autentica di questa esperienza. “È stato stressante, certo. Ma quello che mi resterà saranno le risate, le pacche sulle spalle, le confidenze in camerino, e il supporto instancabile dei produttori Bernard e Noemi. È lì che vive la magia del teatro”.
Anche Serena Ferraiuolo affronta questa produzione come una prova esigente e affascinante. È la sua prima esperienza in un musical, e il corpo, ha spiegato, ha dovuto adattarsi a una diversa grammatica scenica, tradotta in energia costante, rigore quotidiano, ascolto del gruppo. La direzione di Leo Mujić richiede concentrazione assoluta, ma anche libertà creativa. Serena interpreta due ruoli estremamente diversi: da un lato è Anybodys, ragazza ribelle che sogna di entrare nei Jets; dall’altro, una delle ballerine portoricane che cantano “America”. “Passare da un’energia quasi maschile a una femminilità esplosiva è un gioco che richiede concentrazione, capacità di trasformazione, precisione”. Una doppia sfida che affronta con entusiasmo e che definisce “ricca e formativa”.
Accanto a lei, Aurora Cimino porta in scena un ruolo che, pur definito “piccino”, contiene in sé molte sfumature. “Sostanzialmente queste sono un po’ delle ‘occhette’, ragazze che stanno dietro ad Anita, la protagonista. Non c’è molto spessore nei loro ruoli, sono sempre un pochino cattivelle, perché se non c’è conflitto, non c’è teatro”. Ma anche dietro la leggerezza si cela un sottotesto sociale preciso. “Sono ragazze di origine portoricana che vivono la frustrazione di stare in America senza essere completamente integrate. Fanno gruppo tra loro, scherniscono un pochino gli altri. “I feel pretty” è una delle scene più divertenti che facciamo, soprattutto per Maria. Anche perché non sono affatto d’accordo con tutta la situazione”.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ
Prove al maschile
Andrea Tich, nei panni di A-Rab, uno dei giovani della banda dei Jets, racconta con ironia il suo personaggio, protagonista di scontri incessanti con gli Sharks per pochi metri di territorio. “Siamo delle teste calde – ha riportato – ma in fondo anche noi siamo immigrati di seconda generazione, polacchi. Dunque, americani fino a che punto?”. Pur non sentendosi vicino al carattere impulsivo del ruolo, ne riconosce la forza simbolica e l’urgenza emotiva. Il riferimento shakespeariano è evidente: “Jets e Sharks al posto dei Capuleti e Montecchi. La storia è la stessa, solo tradotta nel cemento della città”. Stefano Iagulli, che interpreta Indio, uno degli Sharks, si confronta invece con la sua prima esperienza in un musical. È anche la prima volta in cui canta dal vivo in croato, lingua che non gli appartiene ma che accoglie con entusiasmo. Il suo personaggio ha poche battute, ma il suo coinvolgimento nello spettacolo è tutt’altro che secondario. “È un’esperienza potente, impegnativa, collettiva. Lavoriamo in quaranta, con tantissimi ballerini. La complessità è parte della bellezza”. Il passaggio dal teatro di parola al musical ha richiesto un nuovo tipo di consapevolezza scenica. “Le scene, i costumi, le luci… tutto è curato con grande attenzione”, ha raccontato.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ
Infine, Giuseppe Nicodemo, presente con un piccolo cameo, è una presenza silenziosa ma significativa. Non canta, non balla, ma condivide il palco con orgoglio e spirito di squadra. “Sono felice per i miei colleghi – ha affermato – che si stanno misurando con ruoli importanti”. Il giorno del debutto, tra l’altro, lo vedrà impegnato anche in veste di guida turistica a Palazzo Modello, in occasione della Settimana della cultura fiumana. “Vi aspetto la mattina per la cultura e la sera per l’arte”, conclude.
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