Un approccio «industriale» alla musica classica

La No Borders Orchestra, composta da musicisti provenienti da tutti i Balcani, ha offerto al pubblico fiumano un’esperienza inedita

La NBO è composta da una ventina di strumenti ad arco

I concerti sinfonici, che solitamente si tengono nelle sale dei teatri, garantiscono un’esperienza di classicità ed elevatezza per gli ascoltatori. Quello del No Borders Orchestra (NBO), che si è tenuto, invece, nell’ex magazzino industriale dell’Exportdrvo, è stato definito da Jelena Dojčinović, produttrice esecutiva dell’Orchestra, un “rave party della musica classica” e ha rappresentato un approccio nuovo, decisamente originale, anche se difficile da apprezzare se si è avvezzi alle esibizioni standard.
Come ha spiegato Dojčinović, Fiume ha una ricca storia industriale, usata pure nell’allestimento dell’apertura del programma di Fiume CEC 2020 ed è proprio il ritmo incalzante dei macchinari industriali ad aver ispirato la NBO nella preparazione di questa mini tournée iniziata nel capoluogo quarnerino e che farà tappa a Zagabria, Sarajevo, Novi Sad, Maribor e Nova Gorica.

L’Orchestra con il direttore artistico Premil Petrović alla fine della serata

Non si torna indietro

“Questa pandemia ci ha fatto capire che non è possibile un ritorno alla normalità – ha continuato Dojčinović riferendosi al titolo della tournée, ‘No return to normality’ – perché ciò comporterebbe scegliere la via più dannosa per l’umanità. Dobbiamo trovare nuove strade e nuove libertà e l’arte ci può aiutare in questa ricerca. Spero vivamente che Fiume possa ottenere prossimamente un conservatorio per istruire i ragazzi in questo senso”, ha concluso.

Il programma della serata ha previsto i brani “Shaker Loops” di John Adams, “Vivaldi recomposed” di Max Richter (con Vladimir Kostov, solista al violino), “Metamorphosen” di Richard Strauss e il brano “Rethink!” del compositore croato Ivan Božićević.

La produttrice esecutiva dell’Orchestra, Jelena Dojčinović

Interpretazione originale di brani classici

Proprio come indica il titolo del primo pezzo, “Shaker Loops” (da shake che in inglese vuol dire scuotere), la prima parte del concerto è stata caratterizzata da melodie spezzate, pizzicate, nervose, frammentate. I musicisti a momenti tenevano il ritmo battendo sulle casse di risonanza dei contrabbassi o delle viole, le corde venivano pizzicate, gli archi grattavano nervosamente gli strumenti e parevano voler tagliare l’aria. Pure il dirigente d’orchestra, nonché direttore artistico, Premil Petrović, dopo un quarto d’ora aveva la camicia inzuppata di sudore. L’esperienza è stata sconcertante, soprattutto ad ascoltare le note arie di Vivaldi, accelerate all’inverosimile, frammentate e storpiate.

Per quanto scioccante, l’evento musicale nel suo complesso non è stato un’esperienza sgradevole. L’approccio nuovo alla musica classica e il messaggio intrinseco della necessità di rigettare il vecchio per dare spazio ad una normalità diversa e moderna, sono un’esperienza da valorizzare e ricordare anche in futuro.

Il pubblico negli spazi dell’Exportdrvo

Riconoscimenti a livello internazionale

Tutti i grandi riformatori dell’arte hanno fatto la loro comparsa sulla scena scioccando la società, gli ascoltatori, i lettori o gli spettatori. Il valore della NBO è indubbio e a testimoniarlo ci sono i contratti con le grandi case discografiche come la Universal Music e la Deutsche Grammophon.

Il concerto e il progetto più ampio che sta alla base dell’Orchestra sono stati realizzati grazie alle donazioni del German foreign office, Sigrid Rausing Trust, l’Ambasciata americana a Belgrado, l’European fund for the Balkans, Rockefeller Brothers Foundation, Regional cooperation Council, EU info centre Sarajevo e il Forum culturale austriaco di Belgrado. Tra i partner locali c’è l’Università degli Studi di Fiume e la Città di Fiume.

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