Umago. Le sorprese del Mare Nostrum

Un altro incontro nell’ambito del ciclo di conferenze «Cosa xe de novo?» del Museo civico sui progressi degli scavi lungo la costa. Rimane la suspense per la «prossima puntata»

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Umago. Le sorprese del Mare Nostrum
L'intervento di Tea Katunaric Kirjakov. Foto Maura Favretto

Che la costa di Umago fosse ricca di tracce dell’antichità, lo si sapeva da sempre e sono anni che un gruppo di ricerca bilaterale tra l’Università di Spalato e quella di Udine lavora al centro di scavi principale a Sipar, tra Umago e Salvore.

Non si sospettava che ci fossero dei resti romani anche nella parte sud di Umago, nella baia di Pozioi (o, come dicono gli umaghesi, Posioi), dove il moderno ha soffocato a più riprese l’antico. Infatti, il primo giorno di settembre, durante una bellissima conferenza archeologica organizzata presso il Museo civico, il numeroso pubblico è stato informato che tra Pozioi e l’area adiacente sono stati fatti notevoli ritrovamenti. La conferenza rientra nel ciclo “Cosa xe de novo?” che il Museo organizza a scadenze regolari, per informare i cittadini interessati sui progressi degli scavi in zona, scavi che, come si sa, richiedono anni di lavoro. Queste conferenze, oltre che essere ricche di informazioni, trasmettono il sentimento del “work in progress”, per cui rimane sempre la suspense, l’aspettativa per “la prossima puntata”, che arriverà magari a un anno di distanza.

Una parte del pubblico (foto: Museo civico di Umago)

I tesori nascosti

Nessuno immaginava che sotto il sito del defunto cementificio, che ha dominato il paesaggio umaghese per quasi cinquant’anni, ci fossero i resti di una grande villa romana. Altri resti, quelli che riguardano la ricerca in atto, sono emersi nel 2023, quando la Sovrintendenza alle belle arti ha ordinato un sopralluogo prima della posa di una nuova condotta di scolo che si sarebbe protesa per 116 metri nel mare, sopralluogo che ha riservato delle belle sorprese dopo due anni di scavi subacquei.

A condurre le ricerche è Tea Katunarić Kirjakov dell’Università e Accademia di Belle Arti di Spalato, già coordinatrice del sito di Sipar. Durante la conferenza, coadiuvata da foto aeree e subacquee, la dottoressa ha illustrato i ritrovamenti che ricoprono tutto il fondale dell’insenatura, dove quattro file di muri semicircolari, che seguono il profilo della spiaggia, giacciono paralleli a una distanza di circa 20-25 metri l’uno dall’altro.

Un momento della conferenza (foto: Museo civico di Umago)

Le file sono composte da blocchi di pietra connessi da argilla e altro materiale legante e, da come sono strutturate, sembrano formare delle vasche. Bisogna ricordare che più di duemila anni fa il livello del mare era più basso di circa 1,80 metri, per cui alcuni dei i resti che adesso risultano inabissati o erano esposti all’aria o erano a pelo d’acqua. La sabbia che si è depositata nei secoli (nonostante regolari dragaggi) ha preservato sia i muri che gli altri reperti che sono emersi dagli scavi: pezzi di anfore, conchiglie particolari e un palo di legno, che è stato mandato in Francia per essere analizzato e la cui funzione è ancora da stabilire. Per il momento si ipotizza che il sito, probabilmente costruito tra il II e il I secolo a.C. operasse in relazione all’adiacente villa e sia stato un vivaio di pesci o di cultura delle ostriche. A conferma, per ora, sono state ritrovate delle rocce porose sulle quali si contano numerosi gusci di conchiglia risalenti al periodo. È noto anche che scrittori latini menzionarono le ostriche dell’Istria come una prelibatezza molto apprezzata, per cui non è da scartare la possibilità che questo fosse un luogo di coltura. In ogni caso, sono tutte ipotesi ancora da confermare.

Grande l’interesse dei cittadini (foto: Museo civico di Umago)

Fare bene il proprio lavoro

Per capire quanto informale sia l’atmosfera alle conferenze, e quanto i presenti si sentano coinvolti, ad un certo punto Tea (come tutti la chiamano, ormai) ha proiettato le foto di due reperti, uno in legno e uno di metallo, chiedendo ai presenti se avessero idea di cosa fossero. Normalmente sono gli esperti che informano il pubblico e non viceversa. Ma a volte anche gli esperti hanno bisogno di essere indirizzati e consigliati, soprattutto da coloro che possono avere informazioni specifiche, in questo caso su tutto ciò che riguarda il mare e la pesca. Una di queste persone è sicuramente il concittadino e connazionale Luciano Bose, pescatore dal lungo lignaggio, che vive proprio sulla baia e che ha già collaborato ad alcune iniziative del Museo. Infatti, davanti alla sua casa sono posizionate le uniche “grue” per il sollevamento delle barche ancora esistenti a Umago, che sono state oggetto di un grosso progetto promosso dal Museo nel periodo 2020-2021. Ovviamente, è stato interpellato anche per l’attuale ricerca, alla quale ha dato, a suo parere, “un modestissimo contributo”, limitandosi a descrivere dettagliatamente il fondale che conosce come le sue tasche.

Biljana Bojic (foto: Maura Favretto)

Durante le due estati di scavi subacquei, con i ricercatori che operavano giorno dopo giorno davanti a casa sua, si è sviluppata un’amicizia, tanto che nel suo giardino i sub trovano sempre ad aspettarli “un caffè o anche uno spritz”. Luciano si illumina quando parla della ferrea disciplina e dell’etica lavorativa di Tea, per la quale ha solo parole di lode. “Lei quando indossa la tuta e le bombole, è come se entrasse in un altro mondo – ci rivela – e non viene fuori dall’acqua finché non ha consumato tutta l’aria fino all’ultimo respiro!”.

Luciano Bose (foto: Maura Favretto)

Deve essere molto gratificante vedere da vicino un professionista fare bene il proprio lavoro. Anche il pubblico delle conferenze, che è formato sia da “regolari” che da occasionali colleghi stranieri, concorda nel ritenere Tea Katunarić Kirjakov estremamente competente, nonché un’ottima comunicatrice. Come nelle migliori soap opera, anche le conferenze di “Cosa xe de novo?” si chiudono sempre con un “to be continued”. Alla prossima.

Tea Katunaric Kirjakov (foto: Maura Favretto)

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