Non solo Fiume, l’Istria e la Dalmazia: anche a Zagabria si celebra la Settimana della lingua italiana nel mondo, con un ricco programma di eventi organizzati dall’Istituto Italiano di Cultura. A inaugurare la 25esima edizione dell’iniziativa nella capitale croata la conferenza “Lingue e culture a Trieste”, tenuta ieri pomeriggio presso l’IIC da Sergia Adamo, professoressa di teoria della letteratura e narrazioni e storytelling presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste. L’incontro – organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Zagabria – ha offerto una prospettiva originale su Trieste, tra le città di frontiera per eccellenza, e ha illustrato come questa caratteristica abbia plasmato l’identità del territorio e dei suoi abitanti.
“Confine e frontiera non coincidono – spiega Adamo –. Il confine è una linea netta, che mira a separare, a sancire delle distinzioni; la frontiera invece è uno spazio dove le culture, le lingue e le identità si possono intersecare, dove certo possono confliggere ma possono anche incontrarsi, e a questo proposito si parla di identità di frontiera”. Questo il punto di partenza, che ha poi portato la relatrice a dare una panoramica sulla triestinità raccontata nella letteratura. Tra le varie opere che trattano della realtà di Trieste è stata citata anche “Trieste. O del nessun luogo” di Jan Morris, in cui l’autrice racconta la propria vita attraverso quella della città, a suo dire il posto ideale per spiriti erranti, solitari e rinnegati, per tutti coloro che non trovano un proprio luogo su nessuna mappa. All’incontro hanno partecipato, oltre agli studenti, il direttore dell’IIC, Gian Luca Borghese e la prof.ssa Tatjana Peruško.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































