Il cinema croato ha celebrato uno dei suoi eventi più prestigiosi con la cerimonia di assegnazione del premio “Oktavijan”, organizzata dall’Associazione croata dei critici cinematografici (HDFK). Tra i momenti clou della serata è stato il conferimento del premio “Zlatni Oktavijan” (Oktavijan d’oro) al regista e sceneggiatore Rajko Grlić, un maestro del cinema croato, gratificato per il suo straordinario contributo alla cinematografia nazionale e internazionale.
Un percorso artistico unico
L’autore ha trascorso oltre mezzo secolo nel mondo del cinema, attraversando svariate generazioni e stili e il suo lavoro, contraddistintosi per un’evoluzione costante, è stato capace di integrare le innovazioni internazionali senza mai conformarsi alle tendenze più commerciali. Il premio gli è stato assegnato per una filmografia che ha segnato la storia del cinema croato, offrendo al contempo uno sguardo profondo sulle sfide politiche, sociali e culturali della sua terra. Come rilevato nella motivazione letta dalla presidente dell’HDFK, Dina Pokrajac, “Grlić ha saputo costruire un percorso artistico e professionale unico, realizzando opere di grande valore tecnico e narrativo, mantenendo sempre uno stile personale ben riconoscibile”.
Pellicole sperimentali
Un altro passaggio significativo è stato l’assegnazione dell’“Oktavijan” per il miglior corto e mediometraggio, vinto da “Čovjek koji nije mogao šutjeti” (L’uomo che non sapeva tacere) del regista Nebojša Slijepčević, già premiato con il “César” e la “Palma d’oro” e candidato agli Oscar. Slijepčević, con ironia, ha osservato che ogni volta che i produttori sono assenti il film si avvale di riconoscimenti, suggerendo che forse dovrebbero rimanere lontani da tutte le cerimonie. La migliore produzione destinata a
scopi specifici è stata “Hladi li sadnja drveća naš planet?” (Piantare alberi raffredda il nostro pianeta?), diretta da Ivana Bošnjak Volda e Thomas Johnson Volda, il premio per la migliore pellicola sperimentale è andato a “Radije bih bila kamen” (Preferirei essere una pietra) di Ana Hušman, mentre quella d’animazione è risultata “Žarko, razmazit ćeš dite!” (Žarko, vizierai il bambino!), ispirata ai disegni e al romanzo autobiografico dell’illustratrice Tisja Kljaković Braić. Tra i documentari, “Naša djeca” (I nostri bambini) di Silvestar Kolbas, è stato riconosciuto quale lungometraggio più interessante, mentre “Bol” (Dolore) di Ivan Faktor, scomparso lo scorso anno, ha vinto nella categoria corto e mediometraggio, affrontando con intimità il tema della malattia di Parkinson.
Riconoscimenti speciali
Il premio per la migliore coproduzione minoritaria è stato assegnato ex aequo al documentario “KIX” di Dávid Mikulán & Bálint Révész e alla coproduttrice croata Rea Rajčić (Eclectica), nonché al lungometraggio “Non aspettarti troppo dalla fine del mondo” della regista rumena Rada Jude e alla coproduttrice croata Ankica Jurić Tilić (Kinorama). La cerimonia ha visto altresì il conferimento del riconoscimento “Vladimir Vuković” per la critica cinematografica a Vanja Kulaš ed Erika Roši, premiata quale migliore critica emergente. La serata si è conclusa con la proiezione di alcuni dei film vincenti.
Ricorderemo che il premio “Oktavijan” prende il nome da Oktavijan Miletić, il primo cineasta croato considerato il fondatore della cinematografia croata e jugoslava.
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