Domani, alle ore 19, negli spazi della Galleria Pasaž di Fiume, verrà inaugurata l’esposizione fotografica “Ne znam, mora se – Po zvončarskeh puteh 1996 – 2026” (Non lo so, bisogna farlo – lungo i percorsi degli scampanatori 1996-2026) di Željko Jerneić, fotoreporter del nostro quotidiano. L’iniziativa, organizzata dal Fotoklub Color, rientra nel programma annuale della Galleria Pasaž all’interno del ciclo “Ogledi u vizualnom” (Indagini nel visivo) e rappresenta la decima proposta della rassegna. Il progetto espositivo riunisce trent’anni di lavoro, sviluppati dal 1996 al 2026, dedicati agli scampanatori, seguiti lungo un percorso coerente e continuativo nel quale la fotografia si afferma come strumento di osservazione paziente. Le immagini prendono forma durante le apparizioni rituali e le sfilate che scandiscono il calendario tradizionale, ma anche lungo percorsi laterali e soste inattese. Il procedere collettivo, il suono dei campanacci, il peso dei costumi e la tensione dei corpi in movimento costruiscono una narrazione visiva ricca e composita.
La forza simbolica del dettaglio
Secondo quanto rilevato dal presidente del Fotoklub Color, Ivica Nikolac, il pensiero guida della prima esposizione, allestita oltre trent’anni fa, era quello di presentare gli scampanatori lungo i loro percorsi tradizionali nei territori rurali, nei luoghi da cui provengono e dove vengono accolti dai padroni di casa davanti alle porte delle abitazioni. Luoghi in cui portare i campanacci rappresenta passione e orgoglio. Nella nuova presentazione, realizzata con uno scarto temporale di trent’anni, l’autore rimane coerente con l’idea originaria di registrazione e documentazione dell’usanza, della cura della tradizione e della passione con cui essa viene preparata e rispettata, così come della sua visibilità nella dedizione di coloro che la proseguono. Sebbene la Croazia non sia l’unico paese in cui tale pratica viene preservata, gli scampanatori del territorio litoraneo-montano presentano caratteristiche specifiche. In parte ciò è dovuto alla particolarità delle maschere e dell’abbigliamento, in parte al paesaggio carsico sul quale sono disseminati insediamenti un tempo rurali, oggi in gran parte comuni sviluppati, e in parte alla forza simbolica complessiva del rituale degli scampanatori. Nel corso degli anni Jerneić ha sviluppato un approccio riconoscibile. Inizialmente, attraverso l’obiettivo fotografico, registrava quanto incontrava seguendo i percorsi degli scampanatori in modo quasi documentaristico, sostenuto da una marcata sensibilità per la dinamica, il movimento e il dettaglio. Con il tempo, l’attenzione si è progressivamente spostata verso una registrazione più personale del momento, con una forte componente emotiva, come se anche l’autore fosse coinvolto dalla forza simbolica del richiamo della tradizione nel presente. All’interno delle sequenze fotografiche lo sguardo si concentra sui dettagli: i volti segnati dalla concentrazione, le posture che rivelano lo sforzo fisico, i gesti ripetuti con precisione e tramandati nel tempo.
L’aspetto ludico convive con la fatica senza cancellarla, mentre la dimensione festiva si accompagna a una disciplina severa e a una dedizione profondamente radicata nella tradizione locale. Nelle opere più recenti il centro dell’attenzione diventa il ritratto, con particolare riguardo alla nuova generazione di portatori dell’usanza, ai figli e ai nipoti degli scampanatori presenti all’inizio di questo lungo lavoro. Jerneić privilegia la prossimità e l’attesa. Le sue fotografie cercano l’istante in cui il rito si placa, quando la folla si allontana e restano le pause, i preparativi, gli sguardi che precedono o seguono l’apparizione pubblica. La macchina fotografica entra in spazi marginali, domestici o provvisori, mettendo in evidenza la continuità tra persona e maschera. Ne emerge un racconto unitario, nel quale il tempo si deposita per sovrapposizioni progressive e ogni immagine contribuisce a rendere percepibile la presenza concreta degli scampanatori oltre l’evento e oltre il clamore. L’esposizione resterà aperta fino al 24 febbraio 2026. L’iniziativa fa parte del programma annuale della Galleria Pasaž ed è realizzata con il sostegno della Città di Fiume, attraverso il Dipartimento per l’educazione, la cultura, lo sport e i giovani, e della Regione litoraneo-montana tramite il Dipartimento per la cultura, lo sport e la cultura tecnica.
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