Trasformare i limiti in opportunità mediante la cinematografia

Annunciato il programma della 32ª edizione del Trieste Film Festival che si articolerà in versione online

La locandina del Trieste Film Festival

Dal 21 al 30 gennaio torna il Trieste Film Festival, concepito quest’anno come una grande rassegna allestita interamente in Rete. Come spiegato da Monica Goti, presidente del TSFF, in apertura della conferenza stampa online, i numerosi limiti imposti all’allestimento dalle restrizioni antiepidemiche sono stati trasformati dagli organizzatori in altrettante opportunità: da un lato, la formula online del TSFF offre, a livello nazionale, una possibilità di fruizione più ampia, mentre, dall’altro, permette di coinvolgere una serie di personaggi, autori e professionisti dello spettacolo che con un Festival in presenza sarebbe stato più difficile raggiungere. Tuttavia, ha puntualizzato, “un importante elemento che è venuto a mancare riguarda il rapporto con le attività di ristorazione e le strutture ricettive della Regione, di fondamentale importanza per il turismo locale in quanto permette un’affluenza di ospiti anche in un periodo, come quello invernale, normalmente caratterizzato da una staticità dell’attività turistica”. Motivo per cui sono stati organizzati degli incontri con chef stellati, in modo da poter arricchire l’esperienza del pubblico anche con attività dedicate alla gastronomia. A tal fine verrà inoltre presentata una sorta di “menu del TSFF”, pensato dagli stessi chef.

 

Due nuove sezioni
Oltre alla nuova modalità di fruizione dell’evento, la 32.esima edizione del TSFF è segnata da altre due novità, ovvero da due nuove sezioni del Festival che arricchiscono la tipica struttura dei concorsi cinematografici per lungometraggi delle categorie dei film documentari e dei cortometraggi.

«Fuori dagli sche(r)mi»
Il titolo del primo dei due nuovi segmenti del TSFF riflette la volontà di inserire nel programma alcuni lavori che per certi versi si allontanano dalle tradizionali tecniche cinematografiche in merito tanto alle modalità di ripresa quanto alle specificità delle singole sceneggiature. Come spiegato dai direttori artistici del Festival, Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo, “Fuori dagli sche(r)mi” è una “vetrina dedicata alle nuove prospettive e alle nuove forme cinematografiche. Film che manifestano un grado di ‘libertà’ tanto nella durata quanto nella struttura narrativa, aperti a ibridazioni di generi e linguaggi”. In questa sezione, il pubblico avrà l’opportunità di conoscere i nuovi lavori di due tra i più importanti registi e sceneggiatori rumeni: Cristi Puiu parteciperà al Festival con l’anteprima italiana di “Malmkrog”, lungometraggio debuttato e premiato allo scorso Festival internazionale del cinema di Berlino, mentre Radu Jude presenterà “Tipografic Majuscul”, selezionato l’anno scorso sia dalla Berlinale, sia dagli European film awards. Tomasz Wolski, sceneggiatore e filmmaker polacco, inaugurerà il documentario “An ordinary country”, costruito come un collage d’inserti e registrazioni fatte da ufficiali dei servizi di sicurezza comunisti della Polonia tra gli anni ’60 e ’80. Oleh Sencov, regista e scrittore ucraino condannato a 20 anni di carcere, dopo essere stato accusato di atti di terrorismo, e successivamente liberato dopo quattro anni di prigione, illustrerà la propria esperienza nel film “Numbers”. In “Homelands”, la regista serba Jelena Maksimovič indagherà le proprie radici a partire dal villaggio da cui sua nonna fuggì a causa della guerra civile greca, mentre la russa Maria Ignatenko toccherà il tema del lutto e della perdita nel suo primo lungometraggio, intitolato “In deep sleep”.

Donne registe
La seconda delle due nuove sezioni del TSFF vuole offrire un supporto alle cineaste europee, allo scopo di evidenziare gli ostacoli che, tuttora, vengono imposti alle donne in diversi settori lavorativi, compreso quello cinematografico. Secondo quanto dichiarato dai direttori artistici del festival, “Wild roses: Registe in Europa” è invece uno spazio che intendiamo dedicare alle donne registe dell’Europa centro orientale (tra l’altro sempre, e da sempre, molto presenti al festival), individuando ogni anno un Paese diverso cui dedicare il nostro focus. I dati dell’audiovisivo – continuano Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo – sottolineano a livello globale le difficoltà dei progetti firmati da donne ad accedere ai finanziamenti, a prescindere dal valore artistico, e dunque ci è sembrato doveroso fare la nostra parte per valorizzare le registe europee attraverso una sezione ad hoc”.

La Polonia al centro dell’attenzione
Quest’anno sarà la Polonia al centro di tale visione, Paese in cui, negli ultimi mesi, le donne hanno fatto partire un’ondata di proteste per proteggere le proprie libertà e i propri diritti. Saranno cinque le registe polacche che parteciperanno al Festival: da Hanna Polak, che in “Something better to come” racconterà l’adolescenza della protagonista vissuta nella Svalka, la più grande discarica d’Europa; a Jagoda Szelc, regista e sceneggiatrice il cui lungometraggio “Tower. A bright day” esplora alcuni tra i temi più delicati legati alla sfera familiare; passando per Agnieszka Smoczyńska che in “The Lure” mescola l’horror e il musical per raccontare la storia d’amore tra due sirene e un bassista nella Varsavia degli anni ’80; Anna Zamecka, che con “Communion” intende mostrare la tragicità di una maturazione precoce dei bambini; Anna Jadowska che in “Wild roses” illustra lo scorrere della vita di una città nella Slesia meridionale.

Conoscere il talento di cineasti
Il Trieste Film Festival, organizzato dall’Associazione Alpe Adria Cinema, è un evento che, a partire dal 1989, costituisce uno spazio in cui il pubblico italiano, e quello occidentale in generale, ha l’occasione di conoscere il talento e i lavori di cineasti e cineaste dell’Europa centro orientale spesso poco noti.
A dimostrazione della particolare rilevanza del TSFF, il Festival ha ottenuto anche quest’anno il sostegno del programma MEDIA di Europa creativa. Come rilevato da Silvia Sandrone del Creative Europe desk Italy, si tratta di un “grande traguardo in quanto il bando europeo di sostegno ai festival è un bando estremamente competitivo. In Europa – ha aggiunto – sono stati selezionati complessivamente 76 festival in rappresentanza di 30 Paesi diversi tra cui, in Italia, il TSFF, il Cinema Ritrovato di Bologna e il Bergamo film meeting”.

Pazienza e tenacia
L’impegno dimostrato dagli organizzatori del Festival è stato sottolineato anche da Tiziana Gibelli, assessore regionale alla Cultura e allo Sport del Friuli Venezia Giulia: “Non mi piace parlare di ‘resilienza’, piuttosto preferisco dire che siamo pazienti e tenaci. Siamo pazienti – ha spiegato – perché di settimana in settimana ci troviamo a dover rivedere il programma che abbiamo fatto cercando di pensarlo anche in prospettiva, data l’imprevedibilità della situazione epidemiologica. Dall’altro lato, siamo tenaci perché non abbiamo mai mollato. Credo che questo sia il nostro mantra anche per il 2021. Trentadue anni stanno a significare che un progetto è radicato, che ha saputo crescere e ha saputo affrontare i tempi diversi che ha attraversato nell’arco di oltre tre decenni”.
Appuntamento con gli autori
Nonostante le restrizioni antiepidemiche, dunque, il TSFF quest’anno è stato allestito in modo da garantire al pubblico virtuale un’esperienza completa e un’offerta ricchissima. Oltre alle proiezioni online dei film, durante la durata del Festival, ogni giorno, con inizio alle ore 11, avrà luogo un appuntamento live con autori, direttori e protagonisti del TSFF. Nell’ambito dei VR days, invece, verranno organizzati sei incontri dedicati all’approfondimento sul mondo della realtà virtuale.

«When East meets West»
Nell’ambito del Festival verrà inoltre allestita l’11.esima edizione del forum di coproduzione internazionale intitolato “When East meets West”. Come spiegato da Paolo Vidali, direttore del Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, è stata costruita e studiata “una piattaforma ad hoc che ricostruirà virtualmente quello che da undici anni ha luogo a Trieste, cioè uno spazio d’incontro per professionisti dell’audiovisivo che arrivano da tutto il mondo. Come sempre – ha specificato – il cuore del programma è la presentazione dei 21 titoli selezionati tra 383 progetti arrivati da 54 nazioni diverse. Rimane lo spirito di ‘When East meets West’, un evento per professionisti dell’audiovisivo che quest’anno troveranno in Rete la possibilità di incontrarsi e di confrontarsi”. La particolarità dell’arte cinematografica, ha aggiunto, sta nel fatto che “il cinema nasce da un confronto e da una collaborazione”.

Facebook Commenti