Tra Vergarolla e la “Slovenia insolita”: il pomeriggio triestino di Paolo Trichilo

Dal dolore della storia alle tracce della cultura: la giornata triestina dell'autore

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Tra Vergarolla e la “Slovenia insolita”: il pomeriggio triestino di Paolo Trichilo
Paolo Trichilo in dialogo con Riccardo Cepach

Un pomeriggio triestino in due tempi per Paolo Trichilo che ieri ha intrecciato il tema della memoria con quello delle culture di confine. Prima con la visita alla mostra sulla Strage di Vergarolla al Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata (IRCI) e poi, un’ora più tardi, con la presentazione del suo libro Slovenia insolita al Museo della Letteratura a Trieste LETS.

Al Civico Museo, in via Torino, l’atmosfera della mostra richiese il rispetto dovuto. L’installazione presenta documenti e immagini che restituiscono voce a una tragedia che per decenni è rimasta ai margini. La mostra “La strage dimenticata. Vergarolla e il suo eroe, il dottor Geppino Micheletti” riporta al 18 agosto 1946, alla spiaggia di Pola e a un dopoguerra che, in queste terre, non ha mai avuto un taglio netto. Trichilo, assiduo frequentatore di mostre e musei, ha seguito con attenzione la visita guidata dal direttore dell’IRCI, Piero Delbello, che ha narrato animatamente sia i contenuti della mostra che il processo di costruzione della mostra stessa. Tra documenti e immagini che ricostruiscono la vita del dottor Micheletti (all’anagrafe Michelstaedter), Delbello ha ricordato un dettaglio pratico: una parte decisiva dei materiali è arrivata grazie a un recupero e alla successiva cessione della Soprintendenza di Roma. Un passaggio, ha sottolineato, che ha reso possibile l’allestimento. Alla fine della visita, Trichilo ha espresso il suo apprezzamento sia per la mostra che per l’iniziativa che l’ha portata a Trieste. Un’ora dopo, il passo ha cambiato ritmo nello Spazio Forum al LETS in Piazza Hortis con un altro modo di parlare di frontiere. Il tema trattato è un territorio vicino e spesso dato per scontato con “Slovenia insolita”, il libro presentato alle 17:30 nello spazio del museo in dialogo con Riccardo Cepach. È stato Cepach a innescare subito la domanda più semplice e, per chi scrive, più insidiosa: perché quel titolo? Trichilo ammise sorridendo che scegliere un titolo è tra le cose più difficili quando si scrive un libro. L’utilizzo dell’aggettivo “Insolita” non è un vezzo, è un invito: evocare interesse per una Slovenia «così vicina e così lontana», piena di elementi in comune più di quanto italiani e triestini immaginino. L’intenzione dell’autore è di far scoprire con un occhio italiano particolarità scavate e finite sotto la polvere della memoria. Nel volume di Trichilo la Slovenia si rivela come un mosaico di presenze, molte delle quali passano dall’Italia. Un capitolo, ha raccontato, è dedicato alla Lubiana barocca: barocco che, in larga misura, parla italiano. Ma con una differenza decisiva. In altre città come Praga il barocco si impose con la forza mentre a Lubiana l’adozione di questo stile è stato più spontaneo e pacifico. Artisti e architetti italiani vennero chiamati nella capitale, o arrivarono di propria volontà, e spesso restarono. Nel suo racconto un monumento come il duomo non è solo tale: è simbolo di un programma di rinnovamento culturale. Nel volume vengono menzionati molti artisti e scultori che hanno lasciato la loro impronta, sia direttamente che indirettamente, a Lubiana come Francesco Robba, Andrea del Pozzo e Giulio Quaglio. Robba, ad esempio lasciò quello che più tardi venne anche chiamato il simbolo di Lubiana: la Fontana dei tre fiumi carniolani, spesso chiamata anche Fontana del Robba. L’interesse e la passione dell’autore per l’argomento sono palpabili, tant’è vero che ammise lui stesso che potrebbe parlarne per ore. Venne poi toccata la storia della famiglia Samassa, raccontata come esempio di radicamento. A prova del loro lavoro e successo rimase la villa che ancora oggi si nota a Lubiana. L’abitazione venne presentata come segno che i confini non fermano la circolazione, semmai la trasformano. Verso la fine si scivolò alle origini: Emona, la Lubiana romana e quella zona dove la storia sembra sempre sul punto di diventare mito. Trichilo ha ricordato quando la città ha voluto segnalare con forza la propria discendenza romana nel 2014 in occasione del duemillesimo anniversario della fondazione della città offrendo un ricco programam di eventi e presentazioni. Cepach lo ha accompagnato con una frase da regola di metodo: l’archeologia diventa entusiasmante quando incontra il mito. In chiusura è comparso Federico Zeri. Trichilo ha ricordato il suo lavoro di studio e attribuzione legato alla Galleria Nazionale di Lubiana, svolto con una passione che in Slovenia non è passata inosservata. Per quel contributo, ha aggiunto, Zeri ricevette un’importante onorificenza.

Nel giro di poche ore, Trieste ha offerto due registri diversi della sua vita culturale. Da un lato una mostra che riporta alla luce una pagina dolorosa come Vergarolla e dall’altro una presentazione che prova a raccontare un paese vicino con strumenti diversi dal turismo rapido e dagli stereotipi. Due appuntamenti distinti in un pomeriggio fitto con cui la città ha offerto al suo pubblico memoria e racconto, uno dopo l’altro.

Piero Delbello espone la mostra a Trichilo

 

Il volume presentato al LETS

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