Tra storia collettiva e personale: l’opera di Diego Zandel

L’autore ha presentato all’Archivio Centrale dello Stato a Roma il suo libro «Autodafè di un esule. Nel ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata», alla presenza di centinaia di studenti dei licei «Dante Alighieri» e «Tacito»

0
Tra storia collettiva e personale: l’opera di Diego Zandel
Foto concessa da Marino Micich

Trasmettere la memoria della vicenda dell’esodo giuliano-dalmata per costruire un presente e un futuro di pace e armonia. Nella mattinata di oggi, 16 febbraio, centinaia di studenti delle classi quarte e quinte dei licei romani “Dante Alighieri” e “Tacito” hanno assistito alla presentazione del libro “Autodafè di un esule. Nel ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata” di Diego Zandel (Rubbettino Editore). L’iniziativa, ospitata negli spazi dell’Archivio Centrale dello Stato (ACS), è nata grazie alla collaborazione tra il Servizio Educazione e didattica di ACS e la Società di studi fiumani – Archivio Museo storico di Fiume e patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Hanno portato i loro saluti istituzionali Maria Letizia Sagù (responsabile delegato ACS dalla Direzione generale per gli Archivi) e Titti Di Salvo (presidente del Municipio IX di Roma Capitale). Dopo la proiezione del filmato “Pola Addio” (1947), ha introdotto la presentazione del libro Simonetta Ceglie (Servizio Educazione e didattica ACS). Insieme all’autore Diego Zandel sono intervenuti Alberto Corteggiani (archivista di Stato ACS), Marino Micich (direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume) e Donatella Schürzel (presidente del Comitato ANVGD di Roma).

Il sacrificio di un popolo
Abbiamo parlato con Zandel, che si è detto molto contento dell’incontro con gli studenti, soprattutto se si tiene di conto il fatto che la narrazione della vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata sia ancora oggi combattuta. “C’è purtroppo una visione molto diffusa ma distorta di noi esuli – ha constatato Zandel –. Si pensa che siamo tutti fascisti, che le foibe e l’esodo siano stati la giusta punizione alle brutture che ha commesso l’esercito italiano fascista, ma si dimentica che quell’esercito era composto da italiani provenienti dalla penisola ma non da noi che abitavamo i territori dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia”. A esemplificare ciò la storia familiare dell’autore. “Mio padre era partigiano nella Quarta Armata jugoslava, ha preso parte alla lotta popolare contro il nazifascismo. Una volta entrato con la sua unità a Trieste però vide che i partigiani italiani e coloro che erano contrari all’annessione della città alla Jugoslavia venivano fatti sparire. Nei famosi quaranta giorni di occupazione scomparvero 2.100 persone, anche un suo amico venne ucciso, e allora si impaurì e tornò a Fiume, dove venne arrestato e portato nel carcere di Via Roma. Famiglie come la mia non avevano nulla a che fare con il fascismo ma, quando l’Italia ha perso la guerra, sono state assegnate alla Jugoslavia le zone di confine dove abitavamo noi, costringendoci, dietro la paura delle foibe, delle persecuzioni e di un altro totalitarismo, ad andare via in massa. Noi abbiamo pagato per tutti gli italiani, quindi quello che chiediamo è la riconoscenza di questo sacrificio che abbiamo fatto, che abbiamo subito, per una guerra persa da tutti gli italiani”, ci ha raccontato Zandel. Il volume presentato si incentra proprio sulla sua storia personale, come riferito dall’autore stesso. “Sono nato nel campo profughi di Servigliano, in provincia di Fermo, nelle Marche, e sono cresciuto nel Villaggio Giuliano di Roma, dove ho conosciuto tanti profughi che avevano partecipato alla Resistenza, e che mi hanno educato ai principi della democrazia e della libertà. Sono cresciuto tra i dolori, i ricordi e la nostalgia della mia gente. A vent’anni, come molti giovani, mi sono fatto trasportare da un senso di ribellione e, trovandomi in un’epoca, quella del 1968, dove ci veniva chiesto di scegliere categoricamente da quale parte politica stare, ho scelto, anche influenzato dai miei amici, di stare nella sinistra. Ho partecipato alla rivolta studentesca e ho iniziato a scrivere per l’Unità, per Rinascita e per Paese Sera, periodici che facevano riferimento al Partito Comunista Italiano. Per trent’anni ho quasi dimenticato e tradito le mie origini e la mia storia”, ha condiviso. “Il messaggio che cerco di trasmettere – ha proseguito ancora Zandel –, è che la vicenda delle foibe e dell’esodo non appartengono a nessuna parte politica, né alla destra né alla sinistra, entrambe le quali le hanno strumentalizzate a modo loro. Si tratta di una pagina di storia italiana riguardante la fine della Seconda Guerra Mondiale e il sacrificio di un intero popolo che ha pagato per una guerra persa da tutti gli italiani. Il mio auspicio è che si riesca a superare tutte le difficoltà, i dissidi e gli odi che i vari nazionalismi hanno creato sulla frontiera orientale, cercando di ricomporre grazie all’Europa il tessuto culturale e umano dell’Istria, di Fiume e di Zara”, ha concluso.

Una testimonianza preziosa
Secondo Donatella Schürzel, proprio per via della presenza di un grande numero di giovani, l’iniziativa è stata “molto bella, molto sentita”. Parlando dell’opera di Zandel, ha affermato che “è un libro che ha dato modo a tutti questi giovani e a chi era presente di comprendere quanto sia importante l’acquisizione corretta di tutto ciò che ha a che fare con le vicende del confine orientale. In questo caso specifico, la storia di Fiume e quello che c’è stato”. La presidente dell’ANVGD romano si è soffermata anche sulle particolarità psicologiche del libro. “Zandel ha fatto un grande lavoro interiore, con sé stesso, rendendosi conto ormai già da molti anni che a causa di tutta una serie di situazioni contingenti del mondo politico nazionale e internazionale, ci sono stati dei forti condizionamenti anche rispetto a chi è stato esule”. Parlando ancora del percorso personale di Zandel, ha ribadito che “la cosa importante è saper scegliere di seguire sé stessi e di ritrovare anche la propria serenità interiore, che lui ha cercato per tanti anni, quando faceva fatica anche a riconoscere tutte le situazioni e a lasciarsi anche condizionare da venti vari che circolavano e che talvolta anche adesso circolano”. Come ha anche sottolineato Micich, definendola “una testimonianza, quella di Zandel, preziosa e condivisibile”.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display