Quando il Giornale radio del Programma italiano di Radio Fiume, qualche tempo fa, è stato accorciato da quindici a dieci minuti a seguito di un riassetto del palinsesto, si è reso evidente un limite con cui la redazione ha iniziato a fare i conti quotidianamente. Cinque minuti in meno hanno comportato scelte difficili tra cui interviste rimaneggiate, servizi ridotti all’essenziale e temi appena accennati, sacrificati sull’altare della sintesi. La giornalista Selina Sciucca, che abbiamo interpellato e che realizza il programma insieme a Gianfranco Miksa, ha descritto con chiarezza una frustrazione maturata nel tempo. “Quando c’è materiale, quando ci sono tante cose da raccontare, quel tempo non ci dà lo spazio per esprimerci, per trasmettere, per fare un’intervista più seria”. Da questa esigenza concreta, e da un desiderio profondo di non rinunciare alla complessità dei contenuti, prende forma “Senza parole”, la nuova trasmissione curata dai due redattori. In onda ogni domenica, amplia la presenza dell’italiano sulle frequenze di Radio Fiume e propone uno spazio più ampio e meditato di narrazione. Il titolo del programma si ispira alla celebre canzone di Vasco Rossi, che è stata scelta anche come sigla di apertura e di chiusura, e si carica di un significato che va ben oltre il riferimento musicale. “Senza parole”, nella lettura di Sciucca, diventa un modo per restituire attenzione a ciò che spesso non trova spazio nei notiziari, e che riguarda affetti, storie, frammenti di vita, momenti delicati. Tutto ciò che richiede tempo, ascolto e una diversa qualità dello sguardo. Vasco Rossi, figura simbolica di diverse generazioni, attraversa idealmente il programma come icona culturale e come interprete di una sensibilità in grado di evocare anche l’indicibile, e di raccontare quanto le parole, da sole, non riescono a contenere. La sua musica e la sua poetica diventano allora un punto di partenza, una suggestione autentica che accompagna il tono del programma radiofonico, un ambito dove anche il silenzio trova legittimità e significato.
Uno spazio che non c’era
L’idea del progetto non è frutto di un’intuizione improvvisa, ma il risultato di una lunga riflessione elaborata nel corso di alcuni anni. Più volte è stata discussa, progettata, poi messa in pausa, frenata dal timore di non riuscire a sostenere un ulteriore carico di lavoro. Sciucca ha raccontato che vi era la paura concreta di non farcela, di avviare un percorso e poi doverlo interrompere dopo poche puntate. Tuttavia, il desiderio di rafforzare la presenza della lingua e della cultura italiana si è rivelato più forte di ogni esitazione. “Ci ha convinti l’esigenza di esserci, di affermare con maggiore determinazione un’identità che è centrale anche per la nostra emittente”. A motivarla ulteriormente è stato il premio “Tomašević-Bešker 2025”, ricevuto recentemente nella categoria “Radio miniature – Podcast” per un lavoro dedicato alla storia del programma italiano, realizzato in occasione dell’80esimo anniversario della stazione radio. Un riconoscimento che ha suscitato una risposta affettuosa e numerosa da parte della comunità, più intensa del previsto. “Pensiamo spesso di non essere tanto ascoltati, e invece mi sono commossa, ho scoperto un pubblico presente e attento”, ci ha confidato. Questo coinvolgimento le ha dato la forza per assumersi, insieme al collega Miksa, una responsabilità nuova che li ha spinti a sostenere e arricchire un percorso rivelatosi indispensabile, offrendo un contributo continuativo, appassionato e coerente a chi segue il programma. “Senza parole” si colloca inoltre in una linea di consequenzialità con una tradizione radiofonica già avviata negli anni passati, poiché si rifà a un progetto ideato e condotto molto tempo fa da Virna Baraba e da Marko Balen. Un’eredità importante che viene ora reinterpretata con sguardo contemporaneo, mantenendo tuttavia lo stesso intento di dare spazio a storie e voci altrimenti trascurate.
Raccontare dove il giornale non arriva
“Senza parole” va in onda la domenica alle 18, salvo eventuali cambiamenti legati alle partite del Rijeka o ad altre situazioni rilevanti. Ogni variazione verrà comunicata nel Giornale radio del sabato e rilanciata sui profili social personali dei giornalisti, dove saranno pubblicati anche i link alle puntate online. L’appuntamento trova posto all’interno del nuovo palinsesto della Radiotelevisione pubblica croata (HRT) – Radio Rijeka, pensato per un rinnovamento complessivo della proposta editoriale e accolto con favore anche dai responsabili dell’emittente, che hanno visto nel nuovo format una proposta coerente con la direzione intrapresa. La puntata d’apertura, trasmessa domenica 23 novembre, è stata fortemente voluta da Miksa, che ha insistito affinché l’ospite iniziale fosse Rodolfo Segnan, autore del volume “Proverbi e filastrocche in fiuman: con cenni alla parlata ciacava e alla popolazione di fine Ottocento”. Un avvio significativo, che ha definito con chiarezza l’impronta della trasmissione, tesa a restituire voce e tempo a figure, opere e storie che difficilmente trovano spazio nel notiziario quotidiano. Il prossimo appuntamento sarà dedicato al cosiddetto “Sarajevo Safari” con un’intervista al giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, che ha raccolto e consegnato prove sulla vicenda alla Procura di Milano, offrendo così anche uno spunto di riflessione sul turismo di guerra e sul legame profondo con Sarajevo. Un’altra puntata seguirà la Fiera del libro in Istria, con un colloquio già programmato con Dacia Maraini, nonché ulteriori conversazioni con la cantautrice Elis Lovrić e con il calciatore del Rijeka Samuele Vignato. Insieme a queste voci, la trasmissione proporrà anche brani musicali italiani e fiumani, offrendo così un abbraccio completo alla cultura italiana e alla cultura fiumana della CNI, in una trama di lingue, storie, suoni e memorie.
Una radio che ascolta
La redazione intende coinvolgere maggiormente il pubblico e la CNI, chiedendo suggerimenti, domande, temi da approfondire. I contatti di Radio Fiume e le pagine Facebook dei giornalisti diventeranno strumenti di dialogo e scambio. In prospettiva, secondo Sciucca, il sogno è quello di allargare il formato, ospitare più testimonianze, aprire anche spazi di confronto legati all’attualità politica e culturale, con una visione già rivolta al prossimo anno elettorale. Forse, un giorno, tempo e mezzi permettendo, ci sarà anche la possibilità di lavorare a un vero e proprio podcast più lungo. Per ora, “Senza parole” è un segnale forte, una trasmissione che sceglie di aprire tempo e parola a storie che meritano attenzione, spazio e un ascolto senza fretta. O forse, soltanto una parola più lenta, più piena, più percepita.


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