Tra ieri e domani. Il tempo secondo Mirko Ilić

Al MMSU di Fiume è stata inaugurata la mostra «Time After Time After Time»” che ripercorre l’evoluzione della produzione artistica del rinomato artista

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Tra ieri e domani. Il tempo secondo Mirko Ilić
Branka Benčić, Marko Golub, Mirko Ilić e Sabina Salamon

Al Museo d’Arte moderna e contemporanea di Fiume (MMSU) è stata inaugurata la mostra “Time After Time After Time” (Di volta in volta), che ripercorre l’evoluzione della produzione artistica di Mirko Ilić, una delle figure più influenti e celebrate della grafica contemporanea, mettendo in dialogo la nozione di tempo con la forza politica, visiva e narrativa dell’immagine. La curatela di Marko Golub e Sabina Salamon costruisce un articolato intreccio tra linguaggi, periodi e prospettive.

Qualcosa che non ti aspetti
A diciassette anni dalla grande retrospettiva del 2008, Mirko Ilić torna al MMSU con un progetto concettuale in forma di mostra. “Time After Time After Time” si distingue per una struttura che rifiuta la cronologia come criterio ordinatore, optando invece per un’esplorazione tematica e simbolica, dove i fili del tempo si annodano a quelli della grammatica visiva e narrativa. Come sottolineato da Branka Benčić, direttrice del museo, si tratta di un ritorno carico di significati, non soltanto per l’importanza dell’autore, ma anche per la continuità di un percorso espositivo che affonda le sue radici nel passato, rappresentando però un’evoluzione rispetto all’impostazione precedente.
Se allora si propose un ampio excursus attraverso la carriera di Ilić – dal fumetto alla grafica editoriale, passando per il manifesto e l’illustrazione – oggi l’attenzione si sposta sulle relazioni interne tra i lavori, sulla loro capacità di comunicare al di fuori di una linearità cronologica rigida. Dopo la retrospettiva, il museo ha acquisito nel 2010 una cospicua selezione di materiali, dando origine a una collezione permanente unica nel suo genere, oggi nucleo fondante del nuovo allestimento. Benčić ha dichiarato che “lontano da una scansione cronologica tradizionale, l’allestimento adotta una strategia di ‘close reading’, una lettura ravvicinata e trasversale, che attraverso uno sguardo saltellante e analitico disvela connessioni, analogie, trasmutazioni di forma e contenuto che percorrono decenni e supporti, restituendoci un Ilić mutevole ma coerente”. In questa ottica, i curatori tracciano un percorso “a capitoli”, dove l’interazione tra le creazioni apre a nuove possibilità di interpretazione, invitando il visitatore a scoprire, anche in ciò che riteneva già familiare, qualcosa di inatteso.

Le copertine della rivista “Time”

Il doppio sguardo del presente
La mostra si articola in tre grandi nuclei, ognuno dei quali propone un diverso approccio visivo e concettuale alla dimensione temporale. Il primo è dedicato al fumetto, dagli esordi negli anni Settanta fino alle più recenti sperimentazioni in epoca pandemica. In questo segmento, l’umorismo e il paradosso si fanno strumenti per esplorare la discontinuità temporale, il déjà-vu, il loop narrativo, la pluralità delle direzioni. Il secondo nucleo si sviluppa nella cosiddetta “Sala degli specchi”, spazio che riflette la dimensione politica e iconica del lavoro di Ilić, con una selezione di copertine e illustrazioni tra le più emblematiche. Le pareti ospitano quelle celebri del settimanale croato “Danas”, circa 150, realizzate nella prima metà degli anni Ottanta, affiancate dai lavori successivi per “Time Magazine” e per il “New York Times”, creati dopo il trasferimento dell’artista a New York.
I muri dialogano simbolicamente tra loro: due testate, due epoche, due mondi, eppure con la stessa urgenza espressiva. Il presente si rivela specchio del passato, e viceversa. Ilić dimostra come l’arte grafica possa farsi al contempo commento sull’attualità e riflessione metastorica. Le sue immagini non invecchiano, poiché affrontano dinamiche di potere, fragilità collettive, meccanismi sociali universali. La terza sezione si articola in otto sottosezioni, ciascuna dedicata a una diversa concezione del tempo: “Labirinto”, “Il lavoro del tempo”, “Il tempo meccanico”, “Il tempo proiettato”, “L’inizio e la fine”, tra le altre. Qui convivono linguaggi molteplici: tavole a fumetti, manifesti teatrali, copertine, composizioni tridimensionali, fotografie, tipografie e illustrazioni. Ogni elemento è parte di un sistema che richiama e amplifica gli altri, creando una rete concettuale che interroga la sequenzialità, la misurazione, la perdita di controllo sul tempo.

Un contenitore delle contraddizioni umane
Sabina Salamon, co-curatrice della mostra, ha ribadito la volontà di superare la rigidità di una lettura per media o per data, spiegando come il tempo rappresenti per Ilić un contenitore ideale delle contraddizioni umane, trattate con sarcasmo e lucidità tagliente: “Nella Sala degli specchi si osservano stupidità, violenza, avidità, gelosia. Tutto ciò che ancora ci affligge. Il tempo è stato come un ombrello sotto il quale tutto ciò trova dimora”. Salamon ha inoltre evidenziato l’intento curatoriale di trattenere ed esplorare molteplici dimensioni temporali attraverso l’intero corpus dell’autore, affermando: “Abbiamo cercato di infilare i nostri pensieri dentro questo grande insieme. Ogni segmento è come una lente che isola un aspetto del tempo e lo rilancia attraverso le immagini. È come un corpo che respira in molte direzioni”. Questa visione si traduce nel confronto tra i primi fumetti degli anni Settanta e le recentissime tavole. In entrambi i casi, Ilić gioca con il paradosso narrativo, con il cortocircuito percettivo, con un tempo che si piega, si spezza, si duplica. È un’indagine visuale sul racconto, sulla percezione, sulla struttura mentale del divenire.

Un folto pubblico ha seguito l’apertura della mostra

Labirinti, sovrapposizioni e scarti
In uno degli ambienti iniziali campeggia “Na istoj strani” (Dalla stessa parte), una delle creazioni centrali dell’intera esposizione, riprodotta in formato monumentale. Il curatore Marko Golub ne ha offerto una lettura decisiva e illuminante, collegandola al nucleo concettuale dell’intero progetto: “Non è possibile separare i lavori per media o per epoca, poiché non sono nati in compartimenti stagni. Molti dei concetti presenti nei manifesti si trovano già nei fumetti, molte intuizioni delle copertine vivono nei progetti editoriali. Nel caso di ‘Dalla stessa parte’, il lettore si ritrova intrappolato, in quanto le due facciate della stampa raccontano eventi simultanei. Guardandone una, si perde l’altra. È una trappola temporale, una sfida alla narrazione lineare. E questo meccanismo si ritrova in tutta la sua produzione, a prescindere dal mezzo: un’ossessione per il funzionamento interno dell’immagine, per la sua architettura profonda”. Il tempo, nella poetica di Ilić, non è mai semplice sfondo, ma principio generativo, ciò che plasma la forma, che determina la composizione, che impone ritmo e discontinuità. Che si tratti di una copertina politica o di una vignetta satirica, ogni creazione diventa campo di tensione fra istante e durata, fra ciò che accade e ciò che è già memoria. Golub riassume così l’intento ultimo della mostra: “Abbiamo voluto costruire un labirinto, una struttura mentale, un invito alla riflessione. Il tempo è simultaneo, sequenziale, sovrapposto. Le opere di Ilić sono finestre su questa complessità”.

Gli errori che muovono avanti
Nel prendere la parola, Mirko Ilić ha commentato la mostra con il suo consueto spirito ironico e disincantato: “Mi sembra di stare al mio funerale. Tutti dicono che sono bravo, gentile, bello. Ma bello non sono. E non sono nemmeno modesto. Tutto questo mi confonde, perché quello che vedo sui muri sono tanti errori. E questo mi dà fastidio. Però è anche bellissimo, perché mi spinge a pensare che posso fare ancora meglio”. Lontano da qualsiasi autocelebrazione, l’artista ha sottolineato l’importanza della memoria e della gratitudine verso chi lo ha preceduto: “Tutti noi siamo sulle spalle di qualcuno. Qualcuno che ci ha aiutato, che è venuto prima. E un giorno saremo grati a queste persone”.

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