Via le scarpe e l’avventura può iniziare. “Ti porto via con me”, il progetto d’autore del compositore, direttore d’orchestra e regista Bruno De Franceschi e del Dramma Italiano, che ha debuttato nell’atrio e nel foyer del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, ha avuto un forte impatto sulla trentina di ragazzi delle classi sesta e settima della Scuola elementare italiana “San Nicolò” che – accompagnati dalla capoclasse della sesta Marta Malinarić, dalla pedagogista Kris Starčević e dalla bibliotecaria Nataša Jeličić Kovačević – hanno avuto il ruolo di pubblico e di partecipanti nella rappresentazione.
Descritto come un’avventura sonora liberamente ispirata da “Moby Dick” di Herman Melville, il progetto è basato sul libretto, inedito e mai rappresentato, di un’opera scenico-musicale, scritto da Bruno De Franceschi, il quale firma il concetto e la regia dello spettacolo.
Energia e partecipazione
Fin dall’inizio, nell’atrio del Teatro, i ragazzi sono stati “messi in riga” da un esuberante Giulio Settimo, che ha spiegato loro le “regole” da rispettare a bordo della nave del capitano Achab. Prima di tutto, hanno dovuto togliersi le scarpe e attrezzarsi con un “kit di sopravvivenza” per poter finalmente “imbarcarsi” nella speciale avventura. Ma non prima di aver gridato ripetutamente “Noi siamo meravigliosi!”.
Una volta raggiunto in fila indiana il foyer del Teatro, è iniziata la coinvolgente storia del tormentato capitano Achab e della balena bianca, raccontata con slancio e travolgente energia, oltre che dal succitato Giulio Settimo, da Aurora Cimino, Serena Ferraiuolo, Annamaria Ghirardelli, Andrea Tich e Stefano Iagulli, con la partecipazione straordinaria degli studenti dell’Accademia di Arti applicate di Fiume, Tonka Bušić, Ernest Belošević e Korina Lukanović. Un elemento importante dello spettacolo è anche il pianoforte, suonato dall’autore e regista stesso Bruno De Franceschi, che commenta e crea l’atmosfera con la melodia, i suoni e i rumori.
Quella di “Moby Dick” è una storia di ossessione, vendetta e di lotta dell’essere umano contro la natura, ma in “Ti porto via con me”, l’autore ha tramutato il desiderio di vendetta di Achab in amore – un amore che porta alla distruzione e alla morte. Seduti sul pavimento ai lati del foyer, i ragazzi hanno seguito con gli occhi sgranati il viavai degli attori in scena e hanno collaborato diligentemente e con vivo interesse nella creazione dello spettacolo. Hanno “impersonato” le lapidi dei marinai morti, hanno suonato l’armonica a bocca, si sono divertiti girando in grandi botti e alla fine hanno avuto modo di disegnare velocemente su grandi fogli di carta. Anche se forse non tutti gli obiettivi educativi del progetto d’autore sono stati raggiunti, in quanto una parte di ciò che si legge nel riassunto della rappresentazione non è stato realizzato, ciò che è stato portato in scena ha certamente raggiunto l’obiettivo. I ragazzi sono stati attivi e partecipi e a confermarlo sono anche i commenti dei diretti interessati.
Il ruolo attivo dei ragazzi
Alle alunne Sofia, Lucija, Frida, Giada e Julija lo spettacolo è piaciuto molto, anche se credevano che nel suo ambito avrebbero girato molto di più negli spazi del teatro. Le ragazze lo considerano uno spettacolo molto particolare, bello e dinamico. Hanno apprezzato in particolar modo il fatto che tutti i ragazzi siano stati coinvolti nella rappresentazione e vi hanno avuto un ruolo attivo. Hanno infine osservato che l’inizio è stato piuttosto spaventoso, mentre la parte più divertente erano i momenti in cui dovevano usare gli strumenti contenuti nel “kit di sopravvivenza” che è stato loro consegnato all’inizio di questa particolare “avventura”.
La pedagogista Kris Starčević ha osservato che il ragazzi hanno accolto molto bene il progetto, erano collaborativi e attenti. “Si tratta di uno spettacolo interattivo che ha colto l’attenzione dei ragazzi, i quali sono stati molto bravi. Gli obiettivi pedagogici sono stati certamente raggiunti, siamo molto contenti e probabilmente elaboreremo ulteriormente quanto appreso oggi”, ha concluso la pedagogista.






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