RanXerox sbarca al Salone del libro di Pola. L’antieroico e amorale androide dal linguaggio turpe e sboccatissimo, figlio di una Roma tentacolare e cyberpunk anni Ottanta, è stato presentato l’altra sera nell’ambito delle “Storie italiane” dal professore Andrea Matošević, dalla traduttrice Iva Grgić Maroević e da Tanino Liberatore, l’autore che verso la fine degli anni Settanta ne aveva dato forma. La serie di fumetti, ideata da Stefano Tamburini che, oltre ai testi delle sceneggiature, inizialmente ne curò anche i disegni assieme ad Andrea Pazienza e Tanino Liberatore, è stata edita l’anno scorso in traduzione croata dallo Strip centar Tino. Quale occasione migliore per presentare il volume e incontrare uno degli autori del Salone del libro?

Iva Grgić Maroević, Tanino Liberatore e Andrea Matošević
La nascita del personaggio immaginario
Vediamo intanto come nasce l’amicizia tra Liberatore, Pazienza e Tamburini, da cui poi nacque il personaggio di RanXerox. Come ha ricordato l’autore, l’amicizia con Pazienza nacque a Pescara, dove si era diretto per frequentare il liceo artistico. Anni dopo, mentre è all’Università, Pazienza lo chiama per dirgli che a Roma ci sono dei ragazzi che deve assolutamente conoscere: avevano da poco inventato una rivista chiamata “Cannibale”. Sono Massimo Mattioli e Stefano Tamburini. Il gioco era fatto. Il legame tra Liberatore e Tamburini si instaurò da subito, legame che avrebbe segnato, da lì a poco, la storia del fumetto italiano e non solo.
Apparso per la prima volta sulla rivista “Cannibale” nel 1978 con il nome “Rank Xerox”, questo androide fu inizialmente realizzato da Tamburini poco più che ventenne con uno stile underground abbastanza acerbo. È dopo che, grazie all’aiuto degli amici Tanino e Andrea, la qualità artistica del fumetto migliorò. Ma fu solo con la nascita della rivista “Frigidaire”, al cambio di nome del personaggio in RanXerox e alla svolta artistica che vide Tamburini ai testi e il solo Liberatore ai disegni – che il fumetto diventò quel prodigio artistico e narrativo ancor oggi ineguagliato. “È Tamburini il padre di RanXerox, io casomai ne sono lo zio”, scherza Liberatore.
Un riflesso della società
Attorno al nome RanXerox c’è da rivelare difatti una curiosità. Chiamato inizialmente “Rank Xerox”, il nome riprendeva quello della fotocopiatrice Rank Xerox (un marchio realmente esistente, nato nel 1956 per commercializzare fotocopiatrici in Europa). Va da sé che tale accostamento del marchio con questo truce personaggio non piacque alla filiale italiana della Rank Xerox, che nel febbraio del 1980 inviò una lettera in cui intimava alla redazione del “Male”, dove al tempo venivano pubblicate le storie di RanXerox, di cambiarne il nome, per evitare che il loro marchio venisse associato a un tale personaggio. E RanXerox fu.
Torniamo al fumetto. Che cos’è che può rivelarci dell’epoca in cui è stato creato e quant’è che RanXerox è figlio della propria epoca? Lo spiega Liberatore: “RanXerox è sicuramente figlio del proprio tempo. Dentro ci sta un sacco della vita reale dell’epoca. All’inizio, era una cosa che facevamo per divertimento, ma poi ci abbiamo messo dentro la vita di tutti i giorni, la violenza… è un riflesso della società”.
Un riflesso che finì anche sulla copertina di un album. Liberatore ricorda così la collaborazione con Frank Zappa, cantante e compositore americano: “Era l’inizio degli anni Ottanta e Zappa era in tour per l’Italia. Dopo il concerto di Roma, ebbe in mano una copia di ‘RanXerox’ e gli era piaciuto talmente tanto che volle conoscerne gli autori. Così io e Stefano andammo a trovarlo. Ebbe l’idea di prendere spunto dalle sue vicende durante il tour italiano per la copertina del suo disco successivo. Era una cosa assurda, disegnare per Zappa. Era il mio idolo assoluto”.

Il trasferimento in Francia
Quanto era importante per i tre autori discostarsi dai fumettisti che all’epoca erano già (ri)conosciuti? “In realtà, non c’è stato mai antagonismo, anzi. Il nostro creare non volle mai essere una cosa che andava contro gli altri. Il mio disegno, per dire, è più ispirato al Rinascimento italiano, a Michelangelo, che non al fumetto (altrui). È qui la mia ispirazione. Non abbiamo mai messo in discussione il lavoro degli altri. Noi lavoravamo per noi, così come sapevamo e potevamo e ci siamo riusciti”, spiega l’autore. Eppure c’è una cosa “rubata” ai fumettisti. La fuga in Francia. “È stata una scelta di vita. Parigi mi piaceva, era una città sicura. Il mercato più grande del fumetto all’epoca era proprio la Francia, lì si poteva vivere di fumetto, in Italia no”.
L’incontro con Liberatore al Salone del libro era solo la prima parte della serata dedicata al fumettista abruzzese. È seguita, alla Galleria civica di Pola, l’apertura della mostra “Frammenti di caos”, curata da Paola Damiano e Nicoletta Rondinella di Napoli Comicon che si potrà visitare fino al 31 gennaio prossimo. Questa mostra, hanno spiegato, si apre al pubblico come un gioco di specchi tra passato e presente, tra il Liberatore degli anni Settanta e Ottanta, che esordiva nella nona arte, provocatore, sognatore, sperimentatore, rinchiuso al contempo nella testarda e pignola ricerca della perfezione del tratto, e il Liberatore di oggi, raffinato illustratore che si offre allo sguardo del pubblico con donne sfatte e bellissime, erotiche e sfacciate, ma anche dannate e potenti, attraversando tutti gli anni della riflessione, del disegno digitale, delle contaminazioni con altre forme d’arte.
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